Salute

Autismo, la ricerca guarda alla prevenzione prenatale. Liris: “Spostare sempre più avanti il confine della prevenzione”

28
Settembre 2026
Di Gianluca Lambiase

Portare la ricerca sull’autismo sempre più indietro nel tempo, fino alle fasi che precedono la nascita. È la prospettiva al centro del convegno “Autismo: la prevenzione può cominciare prima della nascita. Una nuova prospettiva della ricerca italiana per proteggere lo sviluppo del bambino”, ospitato nella Sala Zuccari del Senato e promosso dal senatore di Fratelli d’Italia e capogruppo in Commissione Bilancio Guido Liris.

Al centro dell’appuntamento sono stati presentati gli studi e le attività di ricerca del gruppo Altamedica, con particolare attenzione al rapporto tra alcuni fattori prenatali, il metabolismo dei folati, gli autoanticorpi materni e lo sviluppo neurobiologico del bambino.

La ricerca illustrata parte dall’ipotesi che l’individuazione molto precoce di alcuni segnali associati al rischio di disturbi del neurosviluppo possa consentire di predisporre tempestivamente percorsi di presa in carico e trattamento.

Tra i lavori più recenti presentati figurano quelli relativi all’impiego dell’acido folinico nelle gravidanze caratterizzate dalla positività agli autoanticorpi contro il recettore alfa dei folati, i cosiddetti FRAA, e ai possibili effetti sul neurosviluppo.

Un tema che, proprio per la sua delicatezza, richiede tuttavia ulteriori verifiche scientifiche prima di poter tradurre le ipotesi di ricerca in applicazioni cliniche consolidate.

A sottolineare il valore strategico della prevenzione è stato lo stesso Guido Liris, che ha collegato il tema della ricerca sull’autismo alla più ampia questione della sostenibilità del sistema sanitario.

“Nell’ambito sanitario abbiamo appreso con dovizia di particolare, anche analizzando quelli che sono dati scientifici e contemperandoli con quelli che sono i dati economici, che la prevenzione ad oggi fa la differenza a tutti i livelli”.

Il senatore ha quindi richiamato le diverse dimensioni della prevenzione, dalla primaria alla secondaria fino alla terziaria: dagli stili di vita alla diagnosi precoce, fino al monitoraggio e al follow-up delle patologie.

“Il goal che possiamo realizzare tutti quanti insieme è quello di salvaguardare la qualità di vita del paziente e contemperare questa esigenza anche con la tenuta dei conti pubblici”.È proprio in questa prospettiva che, secondo Liris, la ricerca sul neurosviluppo potrebbe aprire una nuova fase. Il senatore ha parlato di una possibile individuazione prenatale di elementi associati all’autismo, sottolineando però il ruolo centrale dell’approfondimento scientifico.

“In un ambito molto particolare come quello dell’autismo, il professor Giorlandino ha in qualche modo individuato elementi scientifici e dati assolutamente comprovati per poter fare diagnosi di autismo prenatale, prima della nascita”.

Una prospettiva che, nelle parole del senatore, potrebbe modificare radicalmente il modo di affrontare il tema della diagnosi e della presa in carico: “Parliamo di evidenze scientifiche, di progressi scientifici e tecnologici che ormai vanno oltre l’immaginabile e che mettono in condizione i medici, la sanità, di programmare gli interventi, di programmare il tipo di intervento, in particolar modo in fase di prevenzione”.

Alla discussione ha partecipato anche Massimo Verrecchia, consigliere regionale abruzzese e componente della Commissione Salute della Regione Abruzzo, che ha evidenziato il valore del confronto tra ricerca, istituzioni e sistema sanitario.

“Momenti di incontro come quelli di oggi sono fondamentali perché la prevenzione è la chiave di volta di quello che può dare il rimedio ad alcune malattie importanti. Oggi abbiamo assistito a uno studio che, a mio avviso, può essere rivoluzionario, che ha necessità di essere approfondito attraverso i dati”.

Il consigliere regionale ha quindi sottolineato l’importanza di individuare precocemente eventuali elementi associati al disturbo del neurosviluppo, ribadendo la necessità di consolidare i risultati attraverso ulteriori dati:

“Lo studio ci ha dimostrato concretezza e quindi siamo fiduciosi per il presente e per il futuro. Affrontare delle patologie per dei bambini oggi significa dover prevedere anche le loro cause nel domani, quando non ci saranno i genitori. Quindi è importante investire su quello che è il dopo di noi”.

Il convegno ha visto i saluti istituzionali del ministro della Salute Orazio Schillaci e del senatore Guido Liris, con la partecipazione, tra gli altri, di Massimo Cannarsa di Sogei, Massimo Verrecchia, Nicoletta Verì, Giovanni Quarzo, Claudio Giorlandino, direttore del Centro di Ricerca Scientifica Altamedica Roma-Milano e autore degli studi presentati, e Liborio Stuppia, rettore dell’Università di Chieti-Pescara.

La prospettiva emersa dall’incontro è quella di una ricerca che prova a comprendere sempre meglio il rapporto tra condizioni prenatali e sviluppo neurobiologico, esplorando la possibilità di identificare precocemente eventuali fattori di rischio. La sfida, dunque, è trasformare i progressi della ricerca in una maggiore capacità di conoscenza, diagnosi precoce, presa in carico e, laddove le evidenze lo consentano, prevenzione.