Salute

Leucemia linfatica cronica, in Italia diagnosticata ogni anno a 1200 persone

11
Maggio 2022
Di Alessandro Cozza

In Italia, ogni anno, sono circa 1200 le persone a cui viene diagnosticata la leucemia linfatica cronica, un tumore ematologico che colpisce soprattutto le persone tra i 65 e i 74 anni. Di questo si è parlato nell’appuntamento organizzato da Abbvie, azienda biofarmaceutica fortemente focalizzata sulla ricerca, che ha voluto fare il punto sulla patologia mettendo insieme istituzioni ed esperti del settore.

In un periodo storico in cui la pandemia da Covid19 ha quasi monopolizzato l’attenzione della medicina costringendo le strutture a ripensare la loro organizzazione e allungando i tempi per le visite di monitoraggio ma soprattutto le visite necessarie alla prevenzione, questo appuntamento è stata l’occasione per confrontarsi su un cambio di prospettiva per chi ne è affetto. All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, l’On. Angela Ianaro, della Commissione Affari Sociali e professoressa di Farmacologia presso l’Università Federico II di Napoli, Giuseppe Toro, Presidente dell’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma (Ail) oltre a Fabrizio Greco, AD di ABBVIE Italia.

«Ascoltare la voce dei pazienti – ha detto nel suo intervento l’Onorevole Angela Ianaro – mi ha trasferito l’importanza che può avere passare da un trattamento cronico ad uno con una durata fissa. È evidente che il nostro impegno debba essere quello di continuare a supportare la voce dei pazienti e garantire a tutti loro l’accesso alle terapie più avanzate». La grande mission è che la sanità e la salute, così come la ricerca, devono essere viste come investimento, e non semplicemente come un costo, su cui poggiano lo sviluppo e la sostenibilità dell’intera società. Proprio a tal proposito l’On. Ianaro specifica che «La scienza grazie ai progressi nell’ambito della ricerca, ha fatto incredibili passi avanti consentendo di curare patologie fino a poco tempo fa incurabili o croniche, come la Leucemia linfatica cronica, e cambiando la vita di molti pazienti e dei loro familiari. È dunque auspicabile che la valutazione di un approccio terapeutico di un paziente guardi all’impatto nel breve e lungo termine, sia in termini di salute che di qualità di vita, e che la valutazione della spesa per le cure non resti limitata a confini di budget annuali».

Quanto è emerso dalla mattinata è che i progressi della ricerca scientifica e le innovazioni terapeutiche si traducono in un significativo impatto sulla vita dei pazienti. «Una gestione terapeutica efficace favorisce indubbiamente il miglioramento della qualità di vita del paziente con Leucemia linfatica cronica. I dati positivi a disposizione confermano il minor rischio di progressione della malattia e fanno sì che i pazienti possano tornare il prima possibile a condurre una vita normale, riappropriandosi della propria quotidianità», ha sottolineato il Presidente Toro.

Si è parlato di come i trattamenti oggi disponibili offrono risvolti positivi anche dal punto di vista di sostenibilità economica per il Sistema sanitario nazionale e per la comunità. «Un’analisi di costo-terapia, realizzata di recente in Italia – ha informato Claudio Jommi, professor of Practice di Health Policy presso la Sda Bocconi School of Management – ha evidenziato che una terapia con durata definita di 24 mesi determina, per ogni paziente trattato, una riduzione di spesa per farmaci di circa 31 mila di euro rispetto ad una terapia cronica». «Tale confronto – ha precisato – si è basato sui dati degli studi clinici delle terapie a confronto nell’arco di 37 mesi e sui prezzi dei farmaci pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Pur introducendo, sempre sulla base dei dati studi clinici, un’ipotesi di ritrattamento del paziente post terapia a durata definita, ci sarebbe comunque un risparmio per il Ssn pari a 23 mila euro».

Sulla qualità della vita e l’impatto positivo delle cure, si è concentra lo Studio Murano che evidenzia come 1 paziente su 2 risulti libero da progressione della patologia fino a 3 anni dopo aver terminato il trattamento. «I dati di follow up dello studio Murano, confermati oggi da numerose esperienze di pratica clinica – ha specificato il direttore Medico di ABBVIE Italia, Annalisa Iezzi – evidenziano i benefici di una durata fissa di trattamento per pazienti con Leucemia linfatica cronica ricaduti o refrattari e confermano l’efficacia del meccanismo d’azione innovativo di venetoclax».

I lavori sono stati chiusi da Fabrizio Greco: «Migliorare la qualità di vita dei pazienti grazie a terapie innovative è l’obiettivo del nostro lavoro. Innoviamo in tutto ciò che facciamo per affrontare i bisogni insoddisfatti investiamo in ricerca e sviluppo di nuove terapie e soluzioni per un mondo più in salute ed una sanità più sostenibile. Questo anche nel campo delle patologie ematologiche più diffuse e difficili da trattare». La mattinata si conclude con una notizia di speranza comunicata proprio da Greco: «Saremo a breve in grado di offrire una soluzione non solo ai pazienti recidivati o refrattari, ma anche ai pazienti al loro primo trattamento».

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