Salute

Silver economy, la golden age è la terza età. Luca Gentile (Takeda): «Includere gli anziani con il digitale e l’IA»

30
Giugno 2022
Di Alessandro Caruso

La terza età è una risorsa strategica per il paese. Lo è in termini culturali e sociali, ma anche economici. Un convegno dedicato alla cosiddetta Silver economy, organizzato dalla Camera dei Deputati questa mattina, lo ha confermato: l’impatto sul Pil degli over 65 ha un valore del 20-30 per cento. Lo ha ripetuto anche la ministra per gli Affari regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini: «Gli anziani sono un pilastro della società e un ammortizzatore familiare, per questo è necessario rafforzare la prevenzione per tutelare la loro salute». La longevità pone davanti a sfide importanti, per il sistema di welfare e per le politiche da attuare finalizzate all’inclusione degli anziani. Dal convegno è emerso che la parola chiave è ” prossimità”: gli anziani devono potersi sentire al centro di una rete capace di interconnettere l’aspetto sanitario e quello sociale, coinvolgendo il pubblico, il privato e il terzo settore. Non a caso il Pnrr prevede lo stanziamento di fondi per la riforma a favore degli anziani non autosufficienti, ma a patto che venga realizzata entro questa legislatura (primavera 2023). Si tratta di circa 7,5 miliardi per investimenti sul miglioramento della qualità della vita per le persone non autosufficienti, di cui 6,5 miliardi direttamente destinati agli anziani tendenzialmente non più autonomi; 2 miliardi per la transizione dalle RSA a residenze comunitarie; 4 miliardi per la modernizzazione dell’assistenza domiciliare; 1 miliardo per gli ospedali di comunità che indirettamente riguardano gli anziani dei piccoli centri; altri 500 milioni di euro sono destinati alla prevenzione dell’istituzionalizzazione delle persone non autosufficienti (in maggioranza anziani). Chi ha capito da tempo l’importanza della tutela sanitaria e sociale degli anziani è il gruppo farmaceutico Takeda, che da anni è impegnato su questo fronte, con iniziative e campagne tematiche. Luca Gentile, Public Affairs & Communication Director dell’azienda, spiega come e perché.

Il progressivo invecchiamento della popolazione comporta un aumento della domanda di salute da parte degli anziani. Takeda ha sempre mostrato grande sensibilità per la terza età, anche con progetti di forte impatto sociale. Cosa ispira questo slancio?
«Innanzitutto la prospettiva “paziente” è il punto di osservazione di tutte le nostre attività con una particolare attenzione ai bisogni delle popolazioni più fragili o “rare”. Negli ultimi anni l’invecchiamento della popolazione italiana è stato uno dei più rapidi in Occidente e si stima che nei prossimi 30 anni la proporzione di anziani raddoppierà in rapporto al totale della popolazione. L’aumentata aspettativa di vita ha contribuito inevitabilmente alla crescita di patologie croniche e degenerative e disabilità. La recente crisi sanitaria ha inoltre messo in luce forti criticità rispetto ai servizi e all’assistenza più adeguata. Noi in Takeda sentiamo la responsabilità di rispondere ai bisogni specifici di questi pazienti attraverso una costante collaborazione con le istituzioni e la comunità scientifica per modernizzare l’assistenza sanitaria suggerendo ed attuando interventi che, da un lato contrastino la patologia e le comorbidità più frequenti in età avanzata e, dall’altro salvaguardino l’autonomia e il benessere psicofisico e sociale della persona e della sua famiglia contribuendo in modo concreto al miglioramento della qualità di vita di questa porzione della popolazione così preziosa per il paese».

Luca Gentile, Public Affairs & Communication Director di Takeda

Tutelare la salute e l’integrità sociale degli anziani vuol dire anche preservare una categoria che ha un ruolo strategico nella società. Cosa sta facendo Takeda per valorizzare la terza età?
«Per Takeda l’innovazione non prescinde dal legame tra scienza e tecnologia e dall’unione delle competenze pubbliche e private. Detto questo, Takeda per valorizzare la terza età e la qualità di vita promuove da anni ormai una forte accelerazione verso le nuove tecnologie e la telemedicina al fine di migliorare la gestione dei pazienti con patologie croniche la cui domanda di assistenza deriva da una compromissione delle capacità funzionali e dalla mancanza di un adeguato supporto sociale che possa alleviare il burden of disease dell’anziano e della sua famiglia. Takeda ha portato in campo diverse soluzioni e proposte per ridisegnare la presa in carico e la gestione del paziente, per garantirgli autonomia tenendo conto delle risorse economiche, fisiche, realmente disponibili da parte dell’interessato. Il tutto assicurando l’assistenza ed il monitoraggio dei parametri salutari direttamente, ove possibile, nell’abitazione dell’anziano evitando così un ulteriore stravolgimento della sua quotidianità che deriverebbe dall’eventuale trasferimento in strutture sanitarie o assistenziali».

In passato sono state organizzate iniziative similari?
«Durante la pandemia il Covid-19 ha impattato fortemente su Case di Riposo ed RSA creando grandi disagi agli anziani del Paese. Takeda Italia ha così deciso di lanciare un progetto pilota basato sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale attiva, in una piccola comunità montana della Campania, Oliveto Citra. Qui, una decina di anziani che vivevano da soli nelle proprie abitazioni, hanno potuto sperimentare cosa significa essere monitorati a distanza dai propri caregivers attraverso dei sistemi di monitoraggio dislocati all’interno delle proprie dimore, continuando così a vivere serenamente senza essere spostati in strutture diverse e venendo controllati facilmente a distanza. L’esperimento è stato un tale successo che a breve partiranno due nuove iniziative che, sulla base degli insegnamenti di questo progetto pilota, vedranno sempre come protagonisti gli anziani e la telemedicina».

In che modo la medicina digitale può essere di supporto alle categorie più fragili, tra cui proprio gli anziani?
«La digital health sta rivoluzionando la medicina e Takeda Italia ci sta lavorando da anni identificando soluzioni di prossimità che possano potenziare i network di cura rendendoli efficaci e sostenibili. Non esiste una soluzione unica e il corretto utilizzo delle tecnologie come ad esempio l’IA (sia attiva che passiva) permettono di rispondere puntualmente a specifici bisogni culturali e geografici. Le soluzioni che abbiamo proposto e finora realizzato vedono il domicilio come il fulcro della gestione del paziente fragile con lo scopo di evitare spostamenti verso i luoghi di cura ed accessi inopportuni presso gli ospedali. Dobbiamo sempre più far circolare i dati e non pazienti e familiari. Dobbiamo utilizzare apparecchi facilmente utilizzabili dagli anziani e dobbiamo sempre più fare rete collegando in modo sempre più preciso e puntuale le strutture pubbliche e private tra di loro».

Quanto è importante per un’azienda farmaceutica un approccio a 360 gradi sui pazienti, spaziando dalla produzione di farmaci alle attività di impatto sociale per prevenire determinati trattamenti o sensibilizzare alla conoscenza di alcune malattie?
«L’approccio in cui crediamo fortemente come azienda farmaceutica va ben oltre la cura in senso stretto perché parte dal continuo ascolto delle necessità cliniche e non dei pazienti indipendentemente dalle opportunità e dalla saturazione del mercato di riferimento. I valori che ci guidano in questo percorso si confrontano con la salute sì, ma anche con la dignità e l’integrità della persona nell’ottica di migliorare l’intero percorso del paziente dalla diagnosi, alla socialità e alla necessità di continuare a proiettarsi nel futuro. È fondamentale a tal fine promuovere anche la conoscenza della patologia e beneficio non solo del malato ma di tutti gli attori che intervengono nel suo percorso di cura per risolvere tutti gli ostacoli intermedi e rendere anche il paziente consapevole e sempre più protagonista del processo decisionale. La malattia comporta dei cambiamenti sul piano personale, familiare, economico che ci chiamano in causa direttamente perché la nostra mission è migliorare la salute delle persone attraverso un impegno a 360 gradi. Solo così possiamo davvero aiutare concretamente il paziente e allo stesso tempo contribuire all’evoluzione del servizio sanitario del nostro Paese».

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