Politica

Valeria Fedeli, fu ministra dell’Istruzione: per lei il cordoglio bipartisan

15
Gennaio 2026
Di Giampiero Cinelli

È morta ieri, a 76 anni, Valeria Fedeli, ex parlamentare del Partito democratico ed ex ministra dell’Istruzione nel governo Gentiloni. Figura di lungo corso del sindacalismo confederale, per anni dirigente della Cgil, Fedeli aveva legato il proprio profilo pubblico ai temi della scuola, del lavoro e della parità di genere, portando quell’esperienza prima nelle istituzioni e poi al governo.

Il cordoglio è arrivato trasversalmente. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, su X, ha scritto che «la notizia della morte di Valeria Fedeli colpisce e addolora», ricordandone l’impegno «in politica, nel mondo della scuola e del sindacalismo» e rivolgendo condoglianze alla famiglia. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha espresso «cordoglio per la scomparsa» e un pensiero «a chi ha condiviso con lei il percorso istituzionale, politico e sindacale». La segretaria del Pd Elly Schlein ha parlato di «grande dolore» e di una perdita per «la comunità democratica», sottolineando il contributo di Fedeli come ministra, sindacalista e femminista e la sua battaglia «per l’eguaglianza, per la dignità del lavoro e per la piena parità di genere».

Nata a Treviglio il 29 luglio 1949, si era trasferita giovanissima lontano dalla pianura bergamasca: prima a Milano, poi a Firenze, città che considerava d’adozione. Amava definirsi una sindacalista «pragmatica» e, prima dell’approdo al ministero, aveva maturato un percorso istituzionale che l’aveva portata anche ai vertici di Palazzo Madama: eletta al Senato nel 2013, era stata vicepresidente e, in alcuni passaggi, presidente vicaria dell’assemblea.

La nomina a ministra dell’Istruzione, alla fine del 2016, era arrivata come una scelta inattesa e per certi versi “di rottura” per un profilo proveniente dal sindacato. Fedeli raccontò di essere rimasta sorpresa dalla chiamata dell’allora presidente del Consiglio: «Mi ha chiamato il presidente Gentiloni… sono rimasta completamente spiazzata, non me l’aspettavo proprio», disse prima del giuramento al Quirinale.

Accanto ai temi della scuola, Fedeli aveva costruito una parte importante della propria identità pubblica sulla lotta alle disuguaglianze e sulle battaglie per i diritti delle donne: in più occasioni richiamò la necessità di contrastare stereotipi e discriminazioni, anche con strumenti educativi. Celebre un passaggio in cui raccontò lo stupore di alcuni colleghi nel vedere due donne discutere di politica durante le votazioni: «Che due donne discutano di politica resta per alcuni ancora un’anomalia», disse ricordando i confronti con Laura Boldrini.

Sposata con Achille Passoni, Fedeli ha mantenuto nel tempo un legame con le origini. Nella Bergamasca, dove vive parte della famiglia, il ricordo personale si intreccia a quello pubblico: chi l’ha conosciuta da vicino la descrive come determinata e diretta già da ragazza, con una scelta di campo maturata presto e tradotta poi nell’impegno sindacale e politico. Anche dall’emiciclo sono arrivati messaggi di commiato: tra questi, quello del senatore leghista Roberto Calderoli, che l’ha ricordata come «un’amica» e ha richiamato il suo impegno contro la violenza sulle donne e nelle battaglie per i diritti.