Politica

Temi etici, nei partiti serve piena agibilità per le minoranze 

22
Gennaio 2024
Di Daniele Capezzone

Ha destato due volte attenzione la vicenda del Consiglio regionale del Veneto: sul lato destro, per l’oggettivo insuccesso – nella sua stessa maggioranza – dell’operazione politica tentata dal governatore Luca Zaia in materia di fine vita; sul lato sinistro, per le dichiarazioni nervose di Elly Schlein all’indirizzo della consigliera del Pd disallineata rispetto alle indicazioni del partito. 

Ecco, prescindendo dalle opinioni di ciascuno nel merito (è noto l’orientamento liberale e pro scelta individuale di chi scrive questo articolo), c’è un punto di metodo politico che suscita preoccupazione: un grande partito (mi riferisco al Pd) non può pretendere, su una materia tanto delicata e controversa, di imporre una linea univoca a tutti i suoi membri. 

In ogni grande partito dell’Occidente avanzato, a destra come a sinistra, convivono sui temi etici posizioni diverse e anche opposte. È normale e perfettamente fisiologico. E nessuno può sognarsi di trattare come ospiti – per giunta sgraditi – i colleghi di partito portatori di un’opinione diversa. 

Al contrario, ogni capopartito dovrebbe farsi vanto di garantire piena agibilità politica ai sostenitori delle due tesi in campo. Per capirci: il tema non deve essere solo (ci mancherebbe) la possibilità di esercitare la propria libertà di coscienza al momento di un voto, ma soprattutto l’opportunità di far vivere e far circolare le convinzioni di ciascuno nel dibattito interno e nel confronto con l’opinione pubblica.

In mancanza di questo, un partito si riduce a organizzazione settaria, si impoverisce e si rinchiude. Sarà bene che tutti lo tengano presente: la libertà di pensiero e di discussione vale molto più di un voto assembleare e della possibilità tattica di mettere in imbarazzo la coalizione avversa.