Politica

Sondaggi inchiodati: opinioni consolidate o pubblico annoiato?

30
Ottobre 2023
Di Daniele Capezzone

C’è qualcosa di singolare nell’andamento dei sondaggi politici negli ultimi mesi. Con eccezioni rarissime, le rilevazioni attestano spostamenti minimi, variazioni di pochissimi decimali di punto, cose da “zero virgola” per capirci. 

E questa tendenza appare non scalfita né nel rapporto tra gli schieramenti (con un vantaggio piuttosto consistente del centrodestra), né nelle dinamiche tra le forze di opposizione (il Pd sta sempre lì e pure i Cinquestelle non fanno registrare particolari variazioni), né nello stato di salute dei partiti di maggioranza (tutti e tre sostanzialmente stabili). 

Una prima (e fondatissima) analisi porta a dire che questa situazione è assai confortante per il governo, nonostante due guerre e il rattrappimento della crescita economica. Simmetricamente, le notizie sembrano assai negative per le opposizioni, incapaci di far tesoro di una congiuntura oggettivamente delicata per l’esecutivo. Al massimo, Pd e M5S possono essere protagonisti di un reciproco travaso di voti, ma la somma pare rimanere identica, senza riuscire ad allargare il perimetro. 

Una seconda lettura (compatibile e complementare con la prima) aggiunge però un’ulteriore sfumatura. Certo, ci sono opinioni abbastanza consolidate, ma forse c’è anche un po’ di stanchezza degli elettori, che paiono assistere stancamente al match, come testimoniano i dati piuttosto elevati di indecisi e astenuti. Quadro fermo, dunque: sia perché le valutazioni sono solide sia per una certa dose di stanchezza. Ed è un particolare che pure il governo farà bene a non sottovalutare.