Politica

Non è tutto “bianco” o “nero”: si può stare al governo e contemporaneamente battersi per riaperture ragionevoli

30
Marzo 2021
Di Daniele Capezzone
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Molti politici e commentatori hanno per così dire introiettato una bizzarra mentalità binaria e ultrasemplificata, polarizzata in modo quasi barbarico, per cui o è tutto “bianco” o è tutto ”nero”, senza nessuna possibile nuance intermedia, senza alcuna sfumatura tra i due estremi.

E quindi – spiegano – se un partito sostiene il governo guidato da Mario Draghi, ha due sole opzioni: dire sempre sì oppure far saltare tutto e provocare una crisi. E qual è, ovviamente, il retropensiero di una simile impostazione dialettica? Indurre tutti a una specie di obbedienza sistematica, senza discutere. Altrimenti ci sarebbe solo l’opzione opposta: premere il pulsante “distruzione/autodistruzione”.

Dal mio personale punto di vista, delle due l’una: o chi sostiene questa tesi è troppo furbo, e lo fa tentando consapevolmente di ingannare gli altri; oppure si è lasciato a sua volta ipnotizzare dallo spirito del tempo, che indubbiamente, purtroppo, non induce al dialogo e all’articolazione ragionevole delle posizioni.

Per fortuna, però, la vita ha più fantasia di certi “esperti”, e sa sempre offrire soluzioni intermedie. E’ quanto – da qui – suggeriamo di fare non solo a Matteo Salvini e alla Lega, ma anche a Forza Italia, e pure alla parte più riformista del Pd (nelle scorse settimane, ad esempio, il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini si era espresso in tal senso). Si tratta di forze e personalità che hanno deciso di sostenere l’esperienza del governo Draghi, e hanno tutto il diritto di continuare a farlo, finché lo riterranno opportuno. Ma nulla può loro impedire, senza colpi di testa, senza gesti di nervosismo, senza quelli che calcisticamente potremmo chiamare “falli di reazione”, di condurre anche un’onesta battaglia politica per indurre il governo a rivedere le sue scelte eccessivamente “chiusuriste”.

Non è detto che, se si sta al governo, la battaglia politica sia sospesa. Anzi: la si può condurre con intelligenza per aiutare il governo a muoversi in una certa direzione, per correggere gli eventuali errori e per irrobustire le buone decisioni già prese. Si chiama “politica”.

Dunque, le forze che stanno in maggioranza e che non hanno un approccio “talebano” al lockdown, non si facciano intimidire: una loro iniziativa politica, naturalmente condotta con saggezza e con misura, potrà essere molto d’aiuto allo stesso Draghi, al quale – ci permettiamo di osservare – non gioverà tendere l’orecchio solo ai sussurri del ministro Speranza e della ormai mitologica “cabina di regia”. Ritrovarci tra qualche mese con altre centinaia di migliaia di imprese chiuse o fallite (dopo le 300mila che hanno chiuso i battenti nel 2020) non servirà proprio a nessuno.

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