Politica

Ma allora un approccio meno ortodosso rispetto all’Ue non è reato di opinione…

23
Marzo 2021
Di Daniele Capezzone
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Ha destato giusta attenzione e meritati elogi, da più parti, la risposta – per molti versi inattesa – che Mario Draghi, venerdì sera in conferenza stampa, ha dato con una certa naturalezza in tema di vaccini: “Se il coordinamento Ue funziona, bene; altrimenti si va per proprio conto”.

Lascio da parte, perché meriterebbero considerazioni eccessivamente sarcastiche, coloro che lo hanno elogiato dal fronte eurolirico, per non dire euromistico: fino a qualche settimana fa, erano pronti a impiccare chiunque osasse sottrarsi all’ortodossia dello status quo, alla difesa dell’attuale assetto europeo, respingendo e scagliando anatemi contro ogni obiezione anche minimamente eurocritica, pur argomentata e razionale.

Di più: resta indimenticabile il dibattito, francamente surreale, che un mese fa, al momento dell’insediamento del governo, fu lanciato sul tema dell’”irreversibilità dell’Euro”, come se i leader del 2021 dovessero fare giuramenti anche rispetto a ciò che potrà eventualmente accadere tra una o tre generazioni – che so – tra 70 o tra 150 anni. Tutto abbastanza tragicomico. Che ora gli stessi commentatori, cambiando spalla al fucile, accorrano a lodare il “pragmatismo” di Draghi, dà la misura della non credibilità di certi esperti.

E’ invece assai positivo che il premier si sia sottratto all’abbraccio di chi lo vorrebbe inchiodato a posizioni troppo rigide, non flessibili, quasi ideologiche. Conosciamo la propensione europeista di Draghi: ed è un fatto certo con cui i sostenitori e gli avversari del suo governo devono misurarsi.

Ma da venerdì possiamo augurarci che quello dei vaccini sia solo il primo dei dossier sui quali si possa sperare di vedere un’Italia posizionata in modo più dinamico. Fermo restando il ruolo da giocare nell’Ue, è auspicabile una nostra sempre maggiore capacità di fare sponda con l’Anglosfera, con Londra e Washington, sapendo che storicamente quella relazione non solo esprime la parte giusta della storia, ma ci ha anche dato – quando siamo stati capaci di farne tesoro – un peso maggiore nei nostri negoziati interni all’Ue.

Si può essere condomini seri e rispettati dell’edificio europeo, e insieme tenere relazioni intelligenti con altri attori. E soprattutto non dimenticare che una salda collocazione atlantista dell’Italia ci consente di difendere meglio i nostri interessi: economici, in questo caso anche sanitari (è stato un incredibile autogol farci trascinare dalla Germania nella miniguerra insensata contro AstraZeneca), e anche geopolitici. Speriamo che non lo dimentichi nessuno.