Politica

Breve storia triste del Reddito di Cittadinanza (ucciso da un sms)

03
Agosto 2023
Di Marco Cossu

Dall’abolizione della povertà all’abolizione dell’assistenzialismo. La narrazione della panacea per tutte le indigenze si è trasformata in una manciata di governi nell’oppio degli sfaticati. Corre l’anno 2019, il 17 gennaio il Consiglio dei Ministri dà il via libera al decreto legge che contiene le norme sul Reddito di Cittadinanza, un provvedimento che la Lega baratta con Quota 100. Riunione breve ma storica: «in poco più di 20 minuti abbiamo fondato un nuovo welfare state in Italia» dice Di Maio. 

Gioia dirompente superata solo l’anno successivo con i festeggiamenti sul balcone di Palazzo Chigi per lo stanziamento dei fondi. Accanto all’allora viceministro dello Sviluppo Economico il ministro ai Trasporti Danilo Toninelli, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, la ministra per il Sud Barbara Lezzi, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. 

L’RdC è da copione una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà degna delle socialdemocrazie scandinave. Il legislatore lo vuole accompagnato da un percorso personalizzato all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che comprende riqualificazione professionale, di completamento degli studi etc… ad assistere chi ne avrà diritto saranno i navigator, gli assistenti sociali e i centri per l’impiego (in attesa di essere riformati). Questo il programma.

È settembre. Per i pentastellati la curva del consenso iniziata a declinare, in sondaggi riportano il 28,3%. L’approdo nelle tasche degli italiani è annunciato con tutti gli onori, all’evento del 4 febbraio del 2019  – si voterà per le europee a maggio – è all’altezza di Cupertino, la narrazione degna dei sogni degli abitanti di Paperopoli. «Questa è la prima di circa 3 milioni di carte. Quella che vedete è la numero 1», lei, la carta ricaricabile di Poste Italiane, è sotto una teca di vetro. «È come il primo decino di zio Paperone», aggiunge Di Maio. 

Da lì in poi il Reddito di Cittadinanza con l’incidenza dei suoi percettori diventa il metro delle divisioni nazionali, nord/sud, centro/periferia, ricchezza/povertà ma non solo. La misura una volta entrata a regime non riesce a centrare l’obiettivo relativo all’inserimento degli aventi diritto nel mondo del lavoro e diventa per una parte del paese sinonimo di furberie e pigrizia. 

«C’è il sospetto che il reddito di cittadinanza invece di creare lavoro, incentivi il lavoro nero e addirittura lo toglie» dice Matteo Salvini, che quella misura l’ha sostenuta durante l’esperienza del governo gialloverde. 

La narrazione si affloscia anche a causa delle frodi citate più e più volte dai detrattori del Reddito, tra 2019 e 2021 ammontano a 174 milioni euro, l’1% di quanto erogato. 

Ma la lotta alla povertà che fine ha fatto? L’Istat nel 2018 conta 5 milioni di persone che vivono in una condizione di povertà assoluta, a misura erogata, nel 2019, sono 4,6 milioni. La pandemia mischia le carte, i poveri raggiungono quota 5,6 milioni, il Reddito saltato il lavoro diventa una mera misura di sostegno al reddito. Facendo i conti tra 2019 e 2023 saranno circa 31,5 miliardi di euro erogati dallo Stato. 

La narrazione governativa vira con Draghi. In veste di presidente del Consiglio dei ministri dirà: «il reddito di cittadinanza è una cosa buona, ma se non funziona è cattiva». Gli fanno eco i tamburi dell’opposizione. Giorgia Meloni sull’abolizione della misura costruirà buona parte della campagna elettorale, diventando uno dei perni del programma di governo. Nel discorso di fiducia alla Camera dirà: «La povertà non si combatte con l’assistenzialismo, la porta della dignità di un uomo è il lavoro» sottolineando di voler «laddove possibile, aumentare il doveroso sostegno economico per i soggetti effettivamente fragili non in condizioni di lavorare» ma «per gli altri», «la soluzione non può essere il reddito di cittadinanza, ma il lavoro». 
Secondo la leader di Fratelli d’Italia «il reddito di cittadinanza ha rappresentato una sconfitta». Quindi per dirla renzianamente (ndr per lui è «diseducativo») verrà rottamato. A sostituirlo saranno due nuove misure: l’assegno di inclusione e il supporto per la formazione e il lavoro. Qualche mese fa Luigi Di Maio, alla domanda di indicare una cosa in particolare della quale non andasse fiero risponde: «Sicuramente, quando ho fatto quella cosa del balcone… Non ne vado fiero». That’s all folks!

Così cambiano le narrazioni, così muore il sogno dell’abolizione della povertà e il Reddito di Cittadinanza. Il compito di scrivere l’epitaffio è ora affidato all’INPS, sarà breve, anzi brevissimo. Pronti 80mila SMS da destinare agli attuali precettori che avranno diritto al sussidio sino a dicembre 2023.