Politica

Migranti, l’Italia respinge 7 richieste d’asilo su 10. Ma volano i permessi di soggiorno (+47%)

22
Ottobre 2026
Di Paolo Bozzacchi

L’Italia ha un doppio volto sull’immigrazione. Da un lato respinge sette richieste d’asilo su dieci, ma contemporaneamente registra uno dei livelli più elevati di nuovi permessi di soggiorno degli ultimi 15 anni. È la fotografia ISTAT dei dati 2025 nel rapporto sui cittadini non comunitari. Un quadro che racconta non soltanto l’evoluzione delle politiche migratorie italiane, ma anche le profonde differenze tra le aree del mondo da cui provengono le persone che cercano protezione, lavoro, studio o ricongiungimento familiare in Europa.

Nel 2025 le prime richieste d’asilo presentate in Italia sono state 128.655, in diminuzione del 14,9% rispetto alle 151.120 dell’anno precedente. Parallelamente, le autorità italiane hanno esaminato 104.560 prime istanze, quasi 26mila in più rispetto al 2024, respingendone il 70%. Una percentuale cresciuta di quasi sei punti rispetto all’anno precedente, che evidenzia un aumento dei dinieghi nel sistema italiano di riconoscimento della protezione internazionale. Il dato più significativo emerge però osservando le differenze tra le nazionalità.

Tra i primi dieci Paesi per numero di pratiche esaminate, le percentuali più elevate di rigetto riguardano Marocco, Sri Lanka e Bangladesh. Per i cittadini marocchini il 90,2% delle domande esaminate ha ricevuto una risposta negativa, percentuale che scende all’89% per gli originari dello Sri Lanka e all’88,7% per quelli del Bangladesh. Si tratta di tre Paesi caratterizzati da dinamiche migratorie differenti, ma accomunati da tassi di riconoscimento della protezione particolarmente bassi in Italia. Il Bangladesh, soprattutto, rappresenta un caso rilevante: con 27.825 prime domande presentate nel 2025, è il principale Paese di provenienza dei nuovi richiedenti asilo. Un primato che convive con una quota molto elevata di istanze respinte. All’estremo opposto si trovano due Paesi dell’Africa occidentale segnati da gravi crisi di sicurezza. Per il Burkina Faso il 99,8% dei procedimenti esaminati si è concluso positivamente, mentre per il Mali la quota raggiunge il 98,7%. Differenze che riflettono anche le condizioni nei territori d’origine, dove instabilità politica, violenze e conflitti armati incidono sulla valutazione del bisogno di protezione. In particolare, tra i cittadini del Burkina Faso che hanno ottenuto una decisione positiva, il 94,9% ha ricevuto la protezione sussidiaria, riconosciuta a chi rischia gravi danni in caso di ritorno nel Paese d’origine.

Una situazione diversa da quella dei richiedenti nigeriani, tra i quali il 56,4% degli esiti positivi riguarda il riconoscimento dello status di rifugiato, una quota nettamente superiore alla media nazionale. Complessivamente, delle 31.365 prime istanze accolte nel 2025, il 19% ha portato al riconoscimento dello status di rifugiato, il 36,5% alla protezione sussidiaria e il restante 44,5% alla protezione speciale. Tre forme di tutela differenti, che mostrano come il sistema italiano distingua tra persecuzioni individuali, rischi connessi alle condizioni di sicurezza e altre esigenze di protezione previste dalla normativa. La geografia delle domande d’asilo conferma inoltre l’importanza crescente delle rotte provenienti dall’Asia e dall’America Latina. Dopo il Bangladesh, i principali Paesi di origine dei richiedenti sono Perù, con 15.545 domande, Egitto, con 11.265, e Pakistan, con 9.815. Particolarmente interessante è il caso del Perù, che rappresenta la seconda nazionalità per nuove richieste d’asilo e la prima tra le donne richiedenti protezione. Delle 27.220 donne che hanno presentato domanda nel 2025, oltre 8mila provengono infatti dal Paese sudamericano. Seguono Georgia, Colombia e Cina. Una composizione che distingue nettamente la componente femminile da quella maschile e mostra quanto siano diversificati i percorsi migratori verso l’Italia.

I numeri dei permessi di soggiorno e ricongiungimenti
Se sul fronte dell’asilo aumentano i rigetti, il quadro cambia radicalmente osservando i nuovi titoli di soggiorno. Nel 2025 l’Italia ha rilasciato 426.956 primi permessi, il 47,2% in più rispetto ai 290.119 del 2024. È il livello più elevato degli ultimi quindici anni dopo il picco del 2022, determinato in larga parte dall’arrivo dei profughi ucraini. La crescita interessa tutte le principali motivazioni di ingresso, ma soprattutto famiglia e studio. I ricongiungimenti familiari raggiungono quota 168.733, con un aumento del 61,2%, e rappresentano il 39,5% di tutti i nuovi permessi. Un risultato che segna il massimo degli ultimi quindici anni e conferma il peso delle comunità straniere ormai stabilmente insediate nel Paese. Marocco e Albania sono protagonisti di questa dinamica. I cittadini marocchini hanno ottenuto 23.467 nuovi permessi per motivi familiari, mentre quelli albanesi 21.131. Seguono Egitto, Pakistan e India. Per marocchini e albanesi i ricongiungimenti rappresentano oltre la metà dei nuovi permessi rilasciati, segnalando il consolidamento di comunità presenti da decenni sul territorio italiano. Il dato racconta anche una trasformazione demografica. Quasi il 48% dei nuovi permessi familiari riguarda minori e, in oltre il 23% dei casi, si tratta di bambini nati direttamente in Italia. La componente femminile rappresenta inoltre il 56,1% dei beneficiari. L’aumento dei ricongiungimenti avviene nonostante l’irrigidimento dei requisiti normativi introdotto tra il 2024 e il 2025. Secondo l’ISTAT, una possibile spiegazione risiede nell’accelerazione delle domande presentate prima dell’entrata in vigore delle nuove restrizioni. Un’ipotesi che evidenzia quanto le modifiche legislative possano incidere sui tempi e sulla composizione dei flussi migratori. Anche i Paesi dell’Asia meridionale mostrano una crescita rilevante. I permessi per ricongiungimento familiare rilasciati ai cittadini pakistani sono più che raddoppiati, con un incremento del 130,6%, mentre quelli destinati agli indiani sono aumentati dell’83,3%. Un segnale del progressivo radicamento in Italia di comunità inizialmente caratterizzate soprattutto da ingressi per lavoro.

I permessi per studenti
Un altro elemento di novità riguarda gli studenti internazionali. Nel 2025 i permessi per studio hanno superato quota 35mila, aumentando del 76% e raggiungendo il valore più elevato dal 2010. In testa alla graduatoria si trova la Cina, con 4.588 nuovi permessi, seguita da Turchia, Iran, Tunisia e India. Il fenomeno è collegato anche alle strategie di internazionalizzazione delle università italiane, che hanno ampliato l’offerta formativa in inglese, rafforzato le borse di studio e introdotto agevolazioni economiche per attrarre studenti stranieri. Nonostante questa crescita, l’Italia rimane distante da Francia, Germania e Spagna, dove i permessi per studio superano i 100mila all’anno.

I permessi di lavoro
Sul fronte lavorativo, gli ingressi crescono del 45,9%, sfiorando i 59mila permessi. Una cifra che resta tuttavia sensibilmente inferiore ai 165mila ingressi programmati per il 2025 nell’ambito del decreto flussi. Il confronto non rappresenta automaticamente il numero dei posti rimasti scoperti, poiché le quote programmate e i permessi effettivamente rilasciati seguono procedure e tempi differenti. Evidenzia però la distanza tra programmazione degli ingressi e risultati amministrativi registrati nell’anno. A guidare gli ingressi per lavoro sono India e Marocco, rispettivamente con 13.783 e 10.575 nuovi permessi, seguiti da Tunisia, Egitto e Bangladesh. Tra indiani e marocchini prevale il lavoro stagionale, mentre per egiziani e tunisini è maggioritaria la componente del lavoro dipendente non stagionale. Particolarmente marcata è la differenza di genere: l’83,2% dei nuovi permessi per lavoro riguarda uomini. Per le donne, tra i principali Paesi di origine compaiono Stati Uniti, Marocco, Filippine, India e Tunisia. Nel caso statunitense, il dato è influenzato anche dalla presenza di personale civile impiegato nelle basi NATO. La Lombardia si conferma il principale polo di attrazione, concentrando il 23% di tutti i nuovi permessi di soggiorno e oltre un quarto di quelli per ricongiungimento familiare. Seguono, con incidenze differenti secondo le motivazioni di ingresso, Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Campania.

Controllo frontiere e sbarchi
Il rapporto ISTAT restituisce dunque un quadro molto più articolato di quello che emerge dal solo dibattito sugli sbarchi e sul controllo delle frontiere. Mentre diminuiscono le nuove domande d’asilo e aumenta la percentuale dei rigetti, crescono sensibilmente i permessi per famiglia, studio e lavoro. Non si tratta di dinamiche contraddittorie: le statistiche sulle richieste di protezione e quelle sui titoli di soggiorno misurano fenomeni differenti, che possono seguire tempi amministrativi diversi. La distinzione è fondamentale anche per comprendere il rapporto tra Italia e Paesi di origine. Da una parte, Burkina Faso e Mali evidenziano il peso delle crisi di sicurezza africane nel riconoscimento della protezione internazionale. Dall’altra, Marocco, Albania, India e Pakistan mostrano il consolidamento di comunità migranti attraverso lavoro e ricongiungimenti. Cina, Turchia e Iran emergono invece come protagonisti della mobilità studentesca.

Sono tre dimensioni di uno stesso fenomeno: protezione, stabilizzazione familiare e mobilità economica e formativa. Ed è proprio la loro sovrapposizione a rendere la politica migratoria una questione sempre più internazionale, nella quale le condizioni geopolitiche dei Paesi d’origine, le esigenze del mercato del lavoro e le scelte degli Stati europei finiscono per intrecciarsi. Il dato finale è che l’Italia continua a essere una destinazione importante per i cittadini non comunitari, ma con una composizione degli ingressi sempre più diversificata. Una trasformazione che pone nuove sfide sul terreno dell’integrazione, dei rapporti diplomatici con i Paesi di provenienza e della capacità europea di governare flussi migratori profondamente differenti per origine, motivazione e prospettive di permanenza.