Politica

Meloni: crescita e sicurezza, il 2026 decisivo

09
Gennaio 2026
Di Ilaria Donatio

Nessuna azione militare degli Stati Uniti in Groenlandia e, se anche accadesse, l’Italia non la condividerebbe. Giorgia Meloni chiude subito il capitolo più sensibile della politica internazionale nella conferenza stampa di fine anno, ridimensionando le tensioni e leggendo il messaggio dell’amministrazione Trump come un avvertimento strategico: attenzione all’Artico, area cruciale per la sicurezza e sempre più affollata da attori stranieri. Un terreno sul quale, assicura, l’Italia farà la sua parte anche in ambito Nato, mentre la Farnesina presenterà entro gennaio una strategia nazionale dedicata, con l’obiettivo di preservare la regione come spazio di cooperazione e stabilità.

Lo sguardo resta però soprattutto sull’Ucraina. Meloni ribadisce che oggi non esiste un’opzione di truppe sul campo sotto ombrello Onu e che la vera garanzia di pace resta la deterrenza assicurata dalla Nato. «Per allontanare la guerra bisogna stare al fianco di Kiev», insiste, respingendo letture ideologiche e rivendicando la legittimità di opinioni diverse senza etichette di campo. Allo stesso tempo apre a un canale europeo verso Mosca, purché unitario: parlare in ordine sparso, avverte, sarebbe un favore a Putin. Da qui la disponibilità a un inviato speciale dell’Ue, mentre giudica prematuro qualsiasi discorso su un rientro della Russia nel G7.

Sul fronte interno, la premier difende la compattezza della maggioranza. Nessun veto “filo-putiniano” di Matteo Salvini, chiarisce, liquidando le ricostruzioni come forzature politiche: «I fili li hanno i burattini, non i politici». Quanto al decreto Ucraina, Meloni dice di aspettarsi i numeri in Parlamento e si dice sorpresa dalle perplessità espresse da alcuni esponenti della Lega.

Il cuore politico della conferenza, però, è il 2026. «Crescita e sicurezza saranno le due grandi priorità», annuncia. Sul fronte dell’ordine pubblico rivendica i risultati – reati in calo del 3,5 per cento nei primi dieci mesi del 2025, 30mila nuovi assunti nelle forze dell’ordine, colpi alla criminalità organizzata – ma ammette che non basta: «I risultati non sono sufficienti, è l’anno in cui si cambia passo». Tra i dossier aperti, nuove misure contro le baby gang e il divieto di porto e vendita online di armi da taglio ai minori.

Sul terreno economico, Meloni segnala la revisione al rialzo delle stime di crescita passate e si dice fiduciosa che lo stesso possa accadere per il 2024 e il 2025. La ricetta ruota attorno a tre leve: sostegno all’occupazione, riduzione del costo dell’energia e rilancio degli investimenti. In uno dei prossimi Consigli dei ministri dovrebbero arrivare misure sui prezzi energetici, mentre la Zes unica del Mezzogiorno viene indicata come modello da estendere per attrarre capitali su tutto il territorio nazionale. Nessun condono all’orizzonte, chiarisce, smentendo le indiscrezioni.

Spazio anche ai temi istituzionali. La data del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati dovrebbe essere fissata dal prossimo Cdm per il 22-23 marzo, «senza forzature», mentre sulla legge elettorale la premier auspica un confronto con le opposizioni ma avverte che, in caso di chiusura, il Parlamento deciderà a maggioranza.

In politica estera, infine, uno sguardo al Medio Oriente: l’Italia ha stanziato altri 25 milioni per Gaza ed è pronta a formare in Giordania le prime forze di sicurezza palestinesi, con i carabinieri, candidandosi a essere il primo Paese Ue a contribuire in modo diretto alla stabilizzazione della Striscia. Sul Venezuela, Meloni attacca la sinistra per «ambiguità ideologiche» e rivendica la lettura di chi guarda alla realtà del Paese e non alle piazze europee.

Una conferenza lunga, che prova a tenere insieme scenari globali e agenda interna. Con un messaggio politico chiaro: mentre il mondo resta instabile, il governo scommette su crescita e sicurezza come architrave della legislatura.