Politica

Maggioranza divisa anche sull’aborto, Gasparri ci prova. Ma la Meloni: la 194 non si tocca

19
Ottobre 2022
Di Gaia De Scalzi

Ventiquattro giugno 2022. Una data da ricordare, quella in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito la storica sentenza Roe v. Wade che, nel 1973, aveva riconosciuto il diritto costituzionale delle donne all’aborto e lo legalizzava a livello nazionale. Una decisione “triste” è stato il commento del Presidente Joe Biden cheha spazzato via un diritto costituzionale” dato per acquisito da mezzo secolo.

E se da un lato POTUS (President of the United States), in vista delle prossime elezioni, assicura che la prima richiesta che invierà al Congresso – qualora il suo mandato venisse rinnovato – sarà per la legalizzazione dell’aborto a livello federale, in Italia, alcuni esponenti del centrodestra optano per una rivisitazione della 194 in nome e per conto, probabilmente, della preoccupante denatalità.

È il caso del forzista Maurizio Gasparri, che lo scorso 13 ottobre (come a ogni avvio di legislatura), ha depositato il disegno di legge per modificare l’articolo 1 del codice civile al fine di riconoscere la capacità giuridica del nascituro. Una proposta che secondo l’opposizione metterebbe in forte discussione i principi alla base della 194 sul diritto all’aborto. «Questa è la destra che ha a cuore la libertà delle donne, la destra che dice che non toccherà la 194» ha subito cinguettato la capogruppo dem al Senato, Simona Malpezzi, definendo tale mossa inaudita. 

Sebbene il testo del Senatore Gasparri non sia ancora disponibile, i guardiani della legge sull’aborto sostengono che riconoscere capacità giuridica al concepito comporti l’acquisizione dei diritti già all’atto della fecondazione e non solo dopo l’avvenuta nascita, come previsto dalla norma esistente.

Ma il colpo di coda di Gasparri non è un caso isolato. Infatti, già lo scorso 27 settembre, i consiglieri liguri di Fratelli d’Italia, nonostante il parere favorevole della Giunta Toti, non hanno votato un ordine del giorno per inserire il diritto all’aborto nella Carta europea dei diritti fondamentali. Anziché dibatterne in aula, come da prassi, in maniera autonoma hanno preferito restare in silenzio. Il Consigliere regionale di FdI, Stefano Balleari, davanti alle telecamere di Agorà, ha dichiarato che l’intenzione era quella di «esplicitare maggiormente la totale applicazione dell’articolo 5 contenuto nella 194», ossia l’importanza della prevenzione. Un tema che li avrebbe portati a proporre l’inserimento delle Associazioni Pro Vita all’interno delle strutture pubbliche che praticano l’interruzione di gravidanza. Eppure, a tale proposito, le parole della Presidente di FdI, Giorgia Meloni, pronunciate appena qualche giorno prima di quel 27 settembre, sono inequivocabili: «Non intendo abolire la Legge 194, non intendo modificare la legge 194. La legge sull’aborto rimane con Fratelli d’Italia esattamente com’è».

Il tema dell’aborto, come quello della maternità e della natalità, sembra essere dunque in cima alle agende di diversi esponenti della maggioranza. Stando a quanto riferisce il Corriere della Sera, in soli cinque giorni di legislatura, sono già state depositate alla Camera oltre 300 proposte di legge, poco meno di 200 i ddl presentati al Senato. 

Che nel nostro Paese si facciano sempre meno figli è un dato di fatto. Solo durante la pandemia sono state registrate 16 mila nascite in meno rispetto all’anno precedente. Tuttavia, grazie a una sempre più diffusa cultura della contraccezione (con anche un sensibile aumento delle vendite della “pillola dei 5 giorni dopo”), secondo il Ministero della Salute non solo in Italia gli aborti sono in calo del 9,3% ma il nostro Paese è quello con i più bassi livelli di ricorso alle interruzioni volontarie di gravidanza. Che la causa della denatalità sia da rintracciarsi altrove; magari nelle politiche di assistenza alla maternità, nella carenza di servizi o nella disparità di trattamento salariale e di genere?