Politica

La via obbligata di Giorgia

15
Novembre 2023
Di Gianni Pittella

Le cifre dei conti pubblici italiani sono impietose, il dato più allarmante è la crescita esponenziale degli interessi sul debito che hanno raggiunto i numeri di una finanziaria. Come certificato dalla Nadef, queste spese sono in crescita per il prossimo triennio a causa dell’aumento dei costi di emissione del debito. Si tratta di numeri molto più alti di quelli del periodo pre-Covid, a causa soprattutto delle attuali politiche monetarie della Bce per contrastare l’aumento dell’inflazione.
Il governo e la maggioranza si arrampicano sugli specchi per far quadrare la legge di bilancio e la Banca d’Italia, la Corte dei Conti e l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, le opposizioni per non parlare tanto dei sindacati quanto di Confindustria, sottolineano le numerose criticità della proposta e i problemi che si avranno negli esercizi successivi.
I conti pubblici italiani sono una camicia di forza e questo non solo prosciuga i margini di manovra di chi governa, per non parlare del Parlamento, oramai esautorato nel procedimento di bilancio, ma pone la questione dei rapporti tra governo italiano e istituzioni europee sul tema della sostenibilità della finanza pubblica, in relazione alla riforma del patto di stabilità, all’attuazione del Pnrr e alla riforma della politica di coesione, per citare tre questioni essenziali.
Questa è a mio giudizio la ragione per cui la premier Meloni ad un certo punto del cammino sarà chiamata ad una scelta: rimanere nell’alveo delle famiglie populiste e anti europee o fare un salto coraggioso che la configuri come interlocutrice e possibile alleata della coalizione Ursula che sarà ancora, credo, la coalizione guida della prossima legislatura europea.
Come sul piano delle relazioni internazionali la Meloni ha scelto di stare con Biden e non con Trump, così sul teatro europeo nascondersi e non scegliere sarà impossibile e ciò avrà conseguenze decisive per l’Italia.
Questa non è una cinica forzatura politica esterna ma il frutto naturale di un contesto internazionale tanto politico quanto economico e finanziario drammatico, caratterizzato da guerre e instabilità. Se si aggiungono le sconfitte elettorali dei conservatori alleati del governo in paesi importanti come Spagna e Polonia, è evidente come il governo italiano, abbia ben poche alternative all’essere protagonista di una coalizione europea in linea con la precedente Commissione.