Politica

La strategia italiana per lo sviluppo delle aree interne

23
Luglio 2023
Di Gianni Pittella

La Strategia Nazionale per le Aree Interne
Accanto allo Sviluppo Urbano Sostenibile, per il quale il FESR prevede una riserva specifica di almeno l’8% della dotazione nazionale, il secondo Obiettivo Specifico riferito all’OP5 è il 5.2 “Promuovere lo sviluppo sociale, economico e ambientale integrato e inclusivo a livello locale, la cultura, il patrimonio naturale, il turismo sostenibile e la sicurezza nelle aree diverse da quelle urbane”, finanziato dal FESR ed attuato anch’esso tramite Strategie Territoriali (ST) che hanno come riferimento nell’AdP la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI).
Il passaggio fondamentale che la programmazione 2021-2027 è chiamata a consumare è quello del definitivo passaggio da una fase di sperimentazione alla strutturazione di una vera e propria politica nazionale, capace di intervenire su temi fondamentali come il lavoro, lo sviluppo economico e l’erogazione di servizi essenziali per le comunità, e con l’associazionismo comunale come formula decisiva per la loro erogazione.
Le aree interne sono oggetto di intervento anche da parte del PNRR, che con investimenti della Missione 5 Componente 3, a titolarità del Ministro per il Sud e la Coesione territoriale, sta finanziando diversi interventi nelle aree interne del Paese. L’attenzione sulla strategia è dunque molto alta, e nel corso del 2021 il Dipartimento per le Politiche di Coesione ha diffuso i criteri per la delimitazione di altre aree interne nell’ambito della programmazione 2021-2027, che hanno consentito alle regioni l’individuazione di nuove aree da inserire nella propria programmazione dello sviluppo territoriale.
Come nel caso dello sviluppo urbano, lo sviluppo locale individua l’ITI prevalentemente come strumento di erogazione territoriale. Alle tre regioni e province autonome che non hanno attivato neanche l’OS riferito allo sviluppo urbano si aggiunge il Lazio, che nel suo PR FESR non ha programmato l’OS 5.2 e quindi gli interventi sostenuti dal FESR per le aree interne.
Oltre alle regioni che hanno deciso di non attivare nella propria programmazione FESR l’Obiettivo Specifico 5.2, ce ne sono poi soltanto altre due che hanno deciso di non utilizzare l’ITI come forma di erogazione territoriale, il Veneto e la Puglia. È evidente che nel caso delle aree interne l’ITI è uno strumento già più familiare che non nello sviluppo urbano, e questo ha fatto sì che le regioni avessero un approccio più fiducioso allo strumento. Più variegata la scelta della tipologia di Investimenti Territoriali Integrati, tra ITI per “zone scarsamente popolate” (Sicilia, Calabria, Basilicata e Abruzzo), ITI in “altri tipi di territori interessati” (Campania, Molise, Sardegna, Umbria, Toscana, Piemonte, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia), ITI in “zone rurali” (Liguria, Emilia-Romagna e Abruzzo) e ITI in “zone di montagna” (Marche , Emilia-Romagna e Abruzzo).
Si rileva poi il caso della Sardegna, che è l’unica regione a prevedere, per l’OS 5.2, interventi non soltanto nelle aree interne, ma anche nei territori individuati nell’ambito della strategia regionale di sviluppo locale, già costituiti in unioni di comuni.
In generale, tutte le regioni confermano interventi nelle aree interne già individuate a livello regionale nel precedente periodo di programmazione, per le quali esiste già una strategia, ed a queste aree già individuate ben 13 regioni aggiungono delle nuove aree interne, approvate secondo i criteri del DPCoe, da finanziare nell’ambito dei propri PR FESR. Le regioni che aggiungono strategie sono la Campania, il Molise, la Puglia, la Sardegna e la Sicilia tra le regioni meno sviluppate; tutte e tre le regioni in transizione (Abruzzo, Marche e Umbria) e sette regioni tra quelle più sviluppate (Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia).


L’allocazione finanziaria programmatica sull’OS 5.2 per tutti i Programmi Regionali è pari a oltre 512,6 milioni di euro, dei quali 409 milioni riferiti alle sette regioni meno sviluppate, quasi 34 milioni alle regioni in transizione e oltre 69,6 nelle regioni più sviluppate.
Un po’ più numeroso il contributo di altri OS FESR o FSE+ alle strategie territoriali che sostengono le aree interne. Il loro contributo complessivo supera i 284 milioni di euro, per un totale complessivo allocato sulle strategie per le aree interne di oltre 797 milioni di euro. Nel periodo 2014-2020 l’allocazione programmatica sulle aree interne era complessivamente, tra FESR e FSE, di 85 milioni di euro. È evidente quanto la presenza di una strategia nazionale, il consolidamento del modello di governance e la selezione preventiva di nuove aree abbia più che triplicato quel budget. Sarà importante verificare il consolidamento definitivo dell’allocazione programmatica e i tempi di aggiornamento delle strategie esistenti e di predisposizione delle nuove, per poter valutare anche la performance attuativa.
La vera sfida dello sviluppo territoriale integrato nel periodo 2021-2027 sarà quella di dimostrare definitivamente che l’attuazione di parti importanti dei Programmi attraverso strumenti integrati di sviluppo territoriale rappresenta un vero valore aggiunto per la riduzione delle disparità territoriali e non un appesantimento procedurale che rischia di ritardare enormemente l’attuazione dei Programmi stessi.

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