Politica

Intervista a Centinaio: “Risolveranno cambiando il nome del Premier”

29
Gennaio 2021
Di Piero Tatafiore
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Quando incontri il senatore Gian Marco Centinaio una cosa ti colpisce: l’energia. Che discuta di politica o parli del Parma calcio, la sua squadra del cuore, lo fa con una carica che sfiora la veemenza. Direttore commerciale di un tour operator, vicesindaco di Pavia, capogruppo della Lega al Senato, Centinaio, nominato Ministro dell’Agricoltura, ha fortemente voluto accorpare il Turismo al suo dicastero, staccandolo dal Ministero dei Beni Culturali dove è sempre stato e dove è tornato dopo la caduta del governo Conte 1. Con il quale deve avere il dente avvelenato, a giudicare dall’attacco sferrato in occasione dell’ultimo intervento del Presidente Giuseppe Conte in Senato, quando Centinaio ha mostrato un pupazzetto Playmobil (una delle sue passioni), per accusare il Premier di trasformismo.

Senatore, partiamo dall’immediata attualità: Il centrodestra andrà compatto da Mattarella. Se la Legislatura continuasse, la vostra coalizione rimarrà interamente all’opposizione oppure Forza Italia potrebbe prendere una strada differente?

Penso e temo che si andrà in direzione di una conferma di questa maggioranza. Alla fine l’attuale composizione di governo troverà un accordo su un altro nome come Premier e si andrà avanti con l’attuale configurazione, senza stampelle o responsabili: la risolveranno cambiando il nome del Presidente del Consiglio.

Nessuna maggioranza Ursula?

Credo proprio di no.

La Lega sarebbe disponibile a un governo istituzionale?

La Lega è disponibile a un governo di cdx, come detto da Salvini, allargato a chi, dell’attuale maggioranza, vuole provare a ragionare su argomenti concreti. Una prospettiva completamente diversa dalla grande ammucchiata modello Monti che gli italiani hanno visto nel 2011 e che vogliono evitare.

Perché c’è tutta questa paura delle Elezioni, visto che da qui a fine anno sono previste elezioni in molti paesi europei (Olanda, Francia, Germania, appena tenute in Portogallo), ad esempio?

Perché la riduzione del numero dei parlamentari e i sondaggi mettono in evidenza che ci saranno Gruppi parlamentari che saranno più che decimati e quindi un nutrito gruppo di cittadini italiani che oggi siedono in Parlamento torneranno al proprio lavoro. Non è paura dei leader politici, qui il banco è saltato: qui è l’individuo, il singolo che cerca un salvagente fino al 2023.

Quindi il referendum sulla riduzione dei Parlamentari è stato un errore?

Io ho votato no…

Il tema economico del momento e dei prossimi anni è il PNRR. Il Piano destina all’agricoltura 2,5 miliardi di euro: quali interventi ritiene prioritari per lo sviluppo del settore?

2.5 miliardi sono veramente pochi. Sapendo che buona parte di questi soldi sono dedicati alla tutela dell’ambiente. Quindi ci troviamo con i fondi che arrivano dall’Europa, ovvero la PAC (Politica Agricola Comunitaria, ndr), che è stata ridotta per l’Italia; poi abbiamo la futura PAC che chiede agli imprenditori agricoli di avere una visione che è molto più legata alla tutela e valorizzazione dell’ambiente e con meno soldi a disposizione. E’ vero che l’ambiente è una priorità, però anche la redditività dell’imprenditore agricolo è una priorità. Redditività già in grande difficoltà, non per gli effetti economici della pandemia, ma per la concorrenza sleale di Paesi extraeuropei. Altro tema da affrontare è la necessità di arrivare a un’agricoltura 4.0, grazie all’innovazione tecnologica. Non penso solo ai trattori di nuova generazione, ma penso all’utilizzo del web, alla banda larga.

Come l’agricoltura di precisione attraverso il 5G?

Esatto, così da essere di aiuto all’agricoltore per salvaguardare l’ambiente e lavorare con le nuove tecnologie. E aggiungo la tutela delle filiere e del Made in Italy, dal campo alla tavola. Sono tematiche che ahime’ non sono nell’agenda politica, ma in altri Paesi, come in Francia, lo sono, tanto che valorizzano i prodotti francesi, anche attraverso la distribuzione e gli ipermercati a marchio francese. Anche la Spagna sta andando in questa direzione. Da ministro avevo lavorato sulla filiera della pasta di qualità italiana, da lì bisognerebbe ripartire. Ma tutto questo con 2.5 miliardi non si può fare.

A proposito del Made in Italy c’è la questione del mercato turistico italiano. Secondo un comunicato di ieri dell’Organizzazione mondiale del turismo il settore turistico globale ha perso 1.300 miliardi di dollari nel 2020 a causa delle restrizioni ai viaggi causate dalla pandemia Covid-19, un calo del 74%, il peggiore di sempre. Eppure esistono misure semplici ed economiche che altri Paesi hanno preso. Ad esempio, in piena crisi pandemica, i cugini francesi hanno abbassato la soglia minima di spesa per accedere al Tax Free shopping proprio per sostenere una maggiore attrattività per quando sarà possibile tornare a viaggiare. Da esperto del settore, quali misure considera urgenti e necessarie per rilanciare l’Italia e il Made in Italy?

Alcune misure quasi a costo zero, come quella del Tax Free, potrebbero essere attuate facilmente. Ma anche il codice identificativo delle misure ricettive. Bastava un decreto attuativo dell’attuale governo per poterlo applicare, ma Franceschini non l’ha mai fatto. Eppure col codice identificativo fai la lotta all’evasione, fai la lotta alle camere affittate in nero che riempiono le nostre città. Oppure, sempre con un semplice decreto attuativo già preparato ma che giace nei cassetti del Mibact, potevamo risolvere la questione della Bolkenstein. O, infine, la questione della classificazione alberghiera, mettendo tutte le Regioni attorno a un tavolo e cercando un’omogeneità. Perché oggi un turista straniero rischia di andare a Milano e trovare un 4 stelle con alcune caratteristiche e poi andare a Palermo e trovare un 4 stelle con caratteristiche, per esempio, completamente inferiori. O viceversa. Quattro esempi tutti a costo zero o quasi.

E nel campo degli investimenti?

Bisognerebbe partire dalle infrastrutture, a cominciare da quelle immateriali, come la banda larga. Il turismo corre sul web, spesso manca il WiFi. I soldi li userei per quello, tipo “a te albergo ti do un contributo se metti il WiFi gratuito a disposizione dei clienti dell’albergo”.

Il 26 gennaio è stata pubblicata una sua interrogazione parlamentare sulla misura prevista dall’ultimo DPCM che vieta la vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica e analcolica da parte di tutti i negozi specializzati, a partire dalle ore 18. Lei ha richiesto al Governo la rimozione di tale divieto.

La ratio della norma del DPCM è quella di evitare assembramenti, ma nei supermercati e nei bar si può acquistare anche dopo le 18, penalizzando così i negozi specializzati come enoteche e birrerie e i loro fornitori, spesso artigianali.

Quali soluzioni possono essere messe in campo, oltre alla rimozione del divieto?

In questo momento già togliendo questo divieto si può far qualcosa per evitare che questo settore vada ulteriormente in crisi. Ho parlato con tantissime enoteche e brasserie che grazie all’asporto riuscivano a rimanere in piedi. Non vedo perché si possa bere un caffè nel momento di massima fruizione tipo al mattino o dopo pranzo e non si possa prendere una bevanda da una certa ora in poi. Il Covid non è che diventa cattivo dalle 18 in poi. Anche i caffè creano assembramenti davanti al bar, al momento del consumo, eppure sono consentiti. Così si creano figli e figliastri. Questa è una di quelle cose che fanno arrabbiare la gente: la discriminazione.

Da senatore di Pavia lei segue con attenzione le dinamiche lombarde. L’emergenza pandemica ha messo a dura prova i cittadini e le imprese lombarde mandando in fibrillazione la Giunta regionale. Quali responsabilità ritiene che abbia la Giunta Fontana?

Un errore della Giunta è stata di anticipare le iniziative del Governo. Come nel caso del coprifuoco, “inaugurato” da Fontana. Spesso chi anticipa troppo le iniziative, in questa fase, poi ne paga le conseguenze. Bisognava essere più avveduti, politicamente parlando. Inoltre, bisognava comunicare meglio alcune decisioni. Detto questo, credo che sulla Regione Lombardia ci sia un’attenzione anomala.

Il Parma si salva?

Il Parma si salva all’ultimo giornata con un gol di…fortuna. Il cuore mi dice così, ma la testa è pessimista.

Photo Credits: WineNews