Politica

Il Piano Mattei resta strategico, il convegno che spiega perché

21
Aprile 2026
Di Giampiero Cinelli

La Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani ha ospitato, su iniziativa del senatore Andrea De Priamo (FdI), il convegno “Oltre i confini: il Piano Mattei come strumento di crescita economica e di cooperazione internazionale”. Attorno al tavolo si sono riuniti i principali protagonisti del mondo istituzionale, industriale e finanziario per fare il punto sulle strategie di sviluppo e sulle opportunità di crescita condivisa tra l’Italia e il continente africano.

De Priamo ha aperto i lavori del convegno in Senato «Oltre i confini: il Piano Mattei come strumento di crescita economica e di cooperazione internazionale» con una difesa netta dell’impianto strategico del Piano. «Il Piano Mattei è strategico per la costruzione di un percorso di lunga scadenza che va oltre i confini del governo e che sta già portando concretamente i suoi benefici tra Italia e Africa, ma anche tra la stessa Europa e il continente africano», ha affermato.

De Priamo ha poi illustrato i contenuti operativi dell’iniziativa. Un Piano che «già faceva parte del programma elettorale di questo esecutivo e che rende sempre di più necessaria la tessitura di rapporti a livello internazionale in un periodo di grandi tensioni mondiali». In questa ottica, ha sottolineato la necessità del superamento di «una visione assistenzialistica e paternalistica post-coloniale che noi rifiutiamo categoricamente», rivendicando con orgoglio l’allargamento della platea iniziale di nove nazioni come «dimostrazione dell’efficacia visionaria di questo Piano».

Fondamentale, a suo avviso, il coordinamento tra le imprese strategiche coinvolte – Eni, Enel, Sace e altre – per dare corso ai molti contenuti del Piano, dalle infrastrutture all’acqua, dall’istruzione alla sanità. Ha citato il fondo italiano per il clima, con 265 milioni di euro già stanziati, i progetti in sanità realizzati in Costa d’Avorio e in Etiopia, gli interventi di bonifica dei terreni per contrastare la desertificazione e il corridoio per l’idrogeno con Algeria e Tunisia. «L’Italia ha l’ambizione di diventare l’hub energetico dell’Europa», ha sottolineato. Centrale anche il tema della formazione in loco come strumento per gestire i flussi migratori: «Vogliamo creare i presupposti per una buona immigrazione di cui abbiamo bisogno». Il senatore ha concluso indicando l’obiettivo finale: «Realizzare con il Piano Mattei un modello di sviluppo reciproco che possa far crescere simbioticamente l’Europa e l’Africa».

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha posto l’accento sul ruolo dell’innovazione come leva di trasformazione. «Favorire l’incontro tra innovatori africani e gli ecosistemi industriali italiani è cruciale per noi e per loro: startup e innovazione – in particolare nell’intelligenza artificiale – sono leve decisive per la trasformazione digitale dei settori produttivi, a partire dall’agricoltura, indispensabile a una demografia in espansione come quella africana», ha dichiarato, ribadendo che il Piano non è una mera dichiarazione d’intenti ma «una strategia operativa dotata di governance solida e risorse dedicate».

Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, intervenuto in videomessaggio, ha posto l’accento sull’abbandono dell’approccio caritatevole nei confronti del continente africano, qualificando le nazioni partner come soggetti con cui «crescere insieme». Ha inoltre sottolineato l’importanza del Piano come tratto fondamentale della politica estera italiana. Lollobrigida ha rimarcato come la presenza dell’ambasciatore Khelifi denoti la profonda collaborazione tra i due Paesi, e ha ricordato che il governo Meloni ha lavorato con un obiettivo preciso: riportare l’agricoltura e la sovranità alimentare al centro dell’agenda nazionale e internazionale.

L’eurodeputato Nicola Procaccini di Fratelli D’Italia ha inquadrato il Piano Mattei come braccio operativo della strategia europea Global Gateway, restituendo centralità all’Italia nel Mediterraneo. Procaccini ha illustrato come il Piano superi i modelli del passato basati su logiche predatorie o assistenzialismo, promuovendo una partnership di tipo «win-win» fondata sul diritto a non emigrare e sullo sviluppo reciproco. Attraverso investimenti in settori chiave come energia, agricoltura e formazione, l’iniziativa mira a governare i flussi migratori creando opportunità reali nei Paesi d’origine. Si tratta di una visione politica di lungo periodo che punta a costruire infrastrutture fisiche e culturali durature, con l’obiettivo finale di garantire stabilità e prosperità alle generazioni future, unendo le ambizioni nazionali a quelle dell’Unione Europea.

Fabio Massimo Ballerini, dirigente della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha delineato il quadro operativo del progetto, evidenziando il ruolo di coordinamento centrale della struttura nel garantire che le diverse direttrici del Piano – dall’energia all’istruzione – convergano verso obiettivi strategici comuni.

Nel settore energetico, Raffaello Matarazzo, responsabile Affari Internazionali di Eni, ha sottolineato come il valore aggiunto del Piano per un operatore come Eni risieda non solo nella visione politica, quanto nella capacità di integrare diplomazia, cooperazione, finanza pubblica e iniziativa industriale per ridurre il rischio paese e creare condizioni più favorevoli agli investimenti.

Sul versante del capitale umano, Giulia Genuardi, direttore generale di Fondazione Enel, ha evidenziato come la formazione professionale rappresenti il pilastro centrale di tutte le attività della Fondazione, definendola il motore indispensabile per garantire una crescita solida e duratura nei Paesi partner.

Relativamente al ruolo delle istituzioni finanziarie, Paola Valerio, responsabile Relazioni Istituzionali di SACE, ha illustrato il contributo dell’ente: «Con 3,6 miliardi di nuovi impegni nei Paesi target, SACE è uno dei principali abilitatori. Ai nostri servizi assicurativi e finanziari associamo attività di accompagnamento quali education e business matching per favorire l’ingresso delle nostre aziende in questi mercati. Un impegno che si rinnova e rafforza con la Task Force Africa di SACE». Francesca Alicata, direttore Relazioni Esterne di Simest, ha a sua volta illustrato l’ampio ventaglio di misure finanziarie a supporto delle aziende che intendono investire nell’area, citando il «Plafond Africa», le linee dedicate alla competitività internazionale e i canali attivati con Cassa Depositi e Prestiti.

La testimonianza di Algeri
L’ambasciatore d’Algeria in Italia Mohamed Khelifi ha fornito un contributo di particolare rilievo, sottolineando come il Piano Mattei rappresenti per Algeri un modello di cooperazione paritaria e strategica finalizzato a una crescita condivisa che va ben oltre il settore energetico. L’adesione al programma si traduce in progetti concreti già avviati, tra cui un polo agricolo nel deserto e un centro di eccellenza per la formazione professionale. Superando la logica dell’assistenza, il Piano punta su investimenti materiali e trasferimento di know-how per creare occupazione e stabilità, trasformando il legame storico tra i due Paesi in un motore di sviluppo sostenibile e innovativo per l’intera regione.

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