Politica

Festival delle Regioni: le due dimensioni della sussidiarietà

03
Ottobre 2023
Di Paolo Bozzacchi

È sussidiarietà la parola chiave della seconda edizione del Festival delle Regioni e delle Province Autonome, che ha visto protagoniste a Torino le visite del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e della Premier, Giorgia Meloni. Se da un lato il Capo dello Stato ha colto l’occasione “per rilanciare un messaggio di unità e collaborazione da parte delle Regioni con tutte le Istituzioni del nostro Paese e con l’Unione europea”, la Premier ha definito le Regioni come “mosaico di territori dalle potenzialità straordinarie, in cui ogni territorio può contare su energie e risorse estremamente importanti, che meritano di essere conosciute, valorizzate e messe in rete. Il patrimonio delle regioni è il nucleo della nostra forza, fondamentale per rafforzare il senso di appartenenza alla nazione”. 

Il governo ha riunito la gestione dei fondi Pnrr e quelli di coesione, a destinazione regionale. Lo ha fatto secondo la Meloni: “Per avere una visione unitaria e strategica delle risorse che avevamo a disposizione”. Così come ha istituito la Zes unica (Zona Economica Speciale), uno “strumento per ridurre il divario fra Nord e Sud, una grandissima opportunità per il Mezzogiorno di competere ad armi pari col resto della nazione”. Resta il problema dei fondi che non si riescono a spendere. E su questi il governo Meloni ha “creato un meccanismo automatico di definanziamento per le risorse non utilizzate”. L’urgenza è spendere tutte le risorse al meglio perché “non ne abbiamo molte e ci sono tante cose da fare”.

Sussidiarietà verticale

Rimane in primo piano il nodo della gestione della sussidiarietà verticale, cioè la distribuzione di competenze amministrative tra i diversi livelli di governo territoriali. Pensate ai rapporti tra l’Unione Europea e gli Stati Membri (non proprio idilliaci) e a quelli tra lo Stato e le regioni e le autonomie locali, su temi quali scuola, sanità, immigrazione. Su questi temi è innegabile che ci sia molto da fare e migliorare. Nella teoria gli enti territoriali superiori intervengono rispetto a quelli minori solo “se l’esercizio delle funzioni da parte dell’organismo inferiore sia inadeguato per il raggiungimento degli obiettivi”. Di fatto siamo di fronte ad una catena di comando che parte da Bruxelles e arriva al più piccolo dei Comuni italiani, con al centro l’Italia, le Camere, il governo nazionale. Una catena che per sua natura complessa e fatta di numerosi di livelli di potere, di fatto annacqua il potere coercitivo nell’ottica reciproca del “da che pulpito viene la predica.

Sussidiarietà orizzontale

E poi c’è la sussidiarietà orizzontale. Quella che si svolge nell’ambito del rapporto tra autorità e libertà, e si basa sul presupposto secondo il quale alla cura dei bisogni collettivi e alle attività “di interesse generale” provvedono direttamente i privati cittadini (noi), sia come singoli sia come associati e “i pubblici poteri intervengono in funzione sussidiaria, di programmazione, coordinamento ed eventuale gestione”. La nostra Costituzione prevede che “Stato, regioni, città metropolitane, province e comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, per lo svolgimento di attività di interesse generale”. E’ la sussidiarietà orizzontale che ripartisce le competenze tra enti locali e soggetti privati, operando come limite all’esercizio delle competenze locali da parte dei poteri pubblici. Noi cittadini abbiamo il compito dell’esercizio delle attività di interesse generale, mentre gli Enti locali svolgono un ruolo di coordinamento, controllo e promozione. Che include il potere di sostituzione. In altre parole gli Enti locali dovrebbero essere i nostri migliori allenatori, ma in campo scendiamo noi. Anche in campi difficili come la scuola (da studenti o genitori), la sanità (da pazienti o addetti ai lavori), l’accoglienza dei migranti.

La sussidiarietà comporta un livello di responsabilità individuale e istituzionale molto alto. Una sfida per tutti. Astenersi scaricabarili.

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