Politica

Draghi faccia attenzione alla modalità “stanno tutti bene”

19
Aprile 2022
Di Daniele Capezzone

C’è un indimenticabile film – malinconico e commovente – di Giuseppe Tornatore, impreziosito da una delle ultime interpretazioni di Marcello Mastroianni, che si intitola “Stanno tutti bene”. E’ la storia di un anziano vedovo che si propone di andare a trovare i suoi figli in giro per l’Italia, pensando di averli educati bene, e naturalmente sperando che abbiano fatto strada nella vita, e che invece scopre – passo dopo passo – i guai e i disastri di ciascuno, per lo più mascherati da bugie che un po’ tutti avevano cercato di costruire per non ferirlo. Il vecchio padre smonta le bugie e scopre il vero, dolorosamente. Ma poi, recandosi sulla tomba della moglie, mente pietosamente e le sussurra che “stanno tutti bene”.
 
Ecco, leggendo l’amplissima intervista del premier Mario Draghi al Corriere della Sera, il giorno di Pasqua, si aveva un po’ questa sensazione: un tentativo di circoscrivere i problemi, di attenuarli, di ridimensionarli, di mettere tutto in un contesto positivo. Caro energia, questioni fiscali, ritardi nel Pnrr, crescita rallentata: ogni tema, risposta dopo risposta, risultava “ammorbidito” dal premier, smussato, arrotondato, inserito in una cornice di accettabilità e di risolvibilità.
 
Si dirà: per molti versi è naturale che un primo ministro cerchi di diffondere ottimismo. Vero e ragionevole. Ma c’è un limite: se un paese sta entrando (per ragioni sia interne sia internazionali) in una fase particolarmente dura e perfino drammatica nelle sue conseguenze sociali, la tattica della pietosa bugia rischia di rivelarsi un boomerang. 
 
E’ bene dire alcune verità scomode: un eventuale razionamento dell’energia non significa avere un grado in meno di riscaldamento in casa, ma mandare al collasso l’intero sistema produttivo italiano. Il rallentamento della crescita significa una quantità immensa di imprese chiuse (o in stato pre fallimentare), con potenziali perdite a valanga di posti di lavoro. Il caro energia e l’impennata dell’inflazione già stanno mettendo in ginocchio, silenziosamente, moltissime famiglie. 

Continuare a negare queste realtà rischia non solo di non avere senso, ma di alimentare quella rabbia e quel risentimento che tante volte abbiamo sentito deplorare. E questo vale anche per i maggiori media: occorrerebbe comprendere quei sentimenti, anziché giudicarli. Stare in una bolla, e sorprendersi per il disagio di chi invece ne è fuori, manifesta scarsa lungimiranza.

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