Politica

Ddl concorrenza, c’è l’accordo. Nodi sciolti in maggioranza e voto il 30 maggio in Senato

24
Maggio 2022
Di Alessandro Caruso

Gli occhi e le orecchie oggi erano indirizzati verso la commissione Industria del Senato. È da lì che doveva uscire la notizia sull’eventuale accordo di maggioranza sul ddl concorrenza, in particolare sul nodo dei balneari. Un vero grattacapo per il governo, che ha rischiato di vedere sgretolarsi l’equilibrio di maggioranza al punto da dover mettere la fiducia sul voto finale. Rischio scongiurato. La fumata bianca è arrivata. Il 30 maggio il provvedimento arriverà nell’aula del Senato senza bisogno di un colpo di mano da parte del governo.

La formula escogitata in commissione Industria mette d’accordo tutti, con buona pace del senatore di Forza Italia e viceministro dello Sviluppo economico Gilberto Pichetto Fratin, che ci ha messo lo zampino.

La proposta del governo prevede differimento di un anno del termine delle concessioni in essere, fissato al 31 dicembre del 2023, in presenza di ragioni che impediscano la conclusione della procedura selettiva, come un contenzioso o difficoltà oggettive legate all’espletamento della procedura stessa. Fino alla fine del 2024, dunque, l’occupazione dell’area demaniale da parte del concessionario uscente è comunque legittima. L’altro tema ancora oggetto di riflessione riguarda i risarcimenti. Nel testo del ddl concorrenza presentato da Fratin si afferma che l’indennizzo da riconoscere al concessionario uscente, posto a carico del concessionario subentrante dovrà tenere conto della perdita dell’avviamento connesso ad attività commerciali o di interesse turistico, del valore residuo dei beni immobili oggetto di investimenti per l’esercizio dell’impresa, calcolato sulla base delle scritture contabili ovvero di perizia giurata redatta da un professionista abilitato, che ne attesta la consistenza. Restano fuori invece le strutture abusive. Eventuali ristori, si legge ancora nel documento, saranno infatti attivati sempre che sussista un titolo legittimo per i beni per la cui realizzazione o utilizzo nell’attività di impresa sia richiesto un titolo abilitativo, compresa ove prevista la comunicazione o la segnalazione dell’autorità amministrativa.

L’accordo di massima raggiunto in mattinata soddisfa il governo. Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha parlato di una giornata molto positiva «vogliamo chiudere un provvedimento importantissimo per il Pnrr, su questo si basano le risorse economiche destinate al nostro Paese». E sulla fiducia sembra non ci siano problemi, non dovrebbe essere necessaria, anche per evitare di dare al paese un segnale di contrapposizione tra governo e Parlamento.
E proprio sul tema fiducia la capogruppo al Senato di Forza Italia Annamaria Bernini ha lanciato un monito al governo: «C’è stato un forte impegno da parte del Parlamento che ha gestito una mole immensa di lavoro, tra Senato e Camera. Speriamo che il governo non metta la fiducia perché non sarebbe un bel segnale, sarebbe un piccolo schiaffetto al Parlamento tornare al primo testo senza tenere conto del nostro lavoro».
La sintesi raggiunta mette d’accordo tutto l’agone parlamentare, dai 5Stelle al Pd. «È un momento decisivo per il paese, per ricevere le risorse del Recovery fund – ha detto Simona Malpezzi, capogruppo dem – il Pd sostiene con convinzione l’azione del governo, ritiene positivo il lavoro compiuto dal Parlamento e auspica che tutte le forze politiche che sostengono l’esecutivo siano responsabili nel rispetto dei tempi». Più critici, come da copione, in Fratelli d’Italia: «Avevamo chiesto il massimo del tempo possibile per la discussione sul ddl concorrenza. Non ci è stato concesso – ha detto il capogruppo Luca Ciriani – praticamente la maggioranza decide di cosa si può parlare, chi deve parlare e quando».

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