Politica

Catania, migranti. Il governo resta fermo. Si apre la questione giuridica

07
Novembre 2022
Di Giampiero Cinelli

Con il cambio di governo è tornato il tema migranti. E siamo nel bel mezzo di un altro caso mediatico. Nel porto di Catania ci sono due navi Ong, la Humanity 1, battente bandiera tedesca, e la Geo Barents di Medici Senza Frontiere, le quali non hanno ancora lasciato il porto nonostante il decreto del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che dispone lo sbarco solo dei soggetti fragili come donne incinte, bambini e persone in cattive condizioni di salute. Attualmente sono 357 i naufraghi scesi dalla nave di Medici Senza Frontiere, dove rimangono a bordo 215 naufraghi. Sulla nave tedesca, invece, restano 35 persone. In totale, non sono ancora scesi sulla terra ferma 250 individui. Importante segnalare che il comandante della Humanity 1 si rifiuta di tornare in acque internazionali e annuncia che farà ricorso al Tar. Intanto, più a largo, restano in attesa dell’autorizzazione altre due Ong, la Rise Above e la Ocean Viking.

Le controversie

Al di là della cronaca balza all’occhio la strategia seguita da Piantedosi, ex capo di gabinetto al Viminale quando ministro era Salvini, che sostanzialmente intende riportare la linea della fermezza senza incorrere negli stessi problemi giuridici che il leader della Lega sta tutt’oggi avendo. Sostanzialmente, non si nega l’attracco (anche se il via libera è arrivato otto giorni dopo il primo salvataggio della Humanity 1) e si consente di scendere a chi ne ha i requisiti, basandosi sul Regolamento 1624 del 2016 e facendo forza sul fatto che gli Stati Bandiera (ovvero quelli identificabili dal vessillo della nave) si faranno carico dei passeggeri ancora a bordo. Una politica che però in realtà deve ancora trovare la sua effettività attraverso accordi ufficiali e che è stata criticata da giuristi specializzati. Secondo Fulvio Vassallo Paleologo, già docente di Diritto d’asilo all’Università di Palermo, il Regolamento europeo 1624 del 2016 che è stato abrogato nel 2019 e il decreto non fa invece riferimento al Regolamento 656 del 2014, che richiama agli obblighi di soccorso a carico degli Stati previsti dal Diritto internazionale e il principio di non respingimento previsto dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati e dall’articolo 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Le ragioni del governo

Critiche comprensibili, la cui fondatezza verrà nel caso accertata dagli enti preposti, che tuttavia non analizzano un punto fondamentale. Sebbene l’accogliere una nave di migranti in porto sia a tutti gli effetti un’operazione di salvataggio a cui uno Stato non si può esimere, il passo successivo sarebbe decidere chi ha diritto a restare in Italia o meno, con però la consapevolezza che eventuali rimpatri sono da un punto di vista pratico e diplomatico molto difficili. Ecco perché il governo cerca di agire alla radice, avanzando una questione di sicurezza e restringendo a priori la percezione che l’Italia sia un luogo promettente per chi giunge. Certo è discutibile il fatto che un atteggiamento più rigido sia applicato nei confronti delle Ong e non contro natanti generiche. Il ministro degli Interni ha motivato ciò in conferenza stampa, spiegando che chi batte bandiera ha maggiori responsabilità da ascrivere alla nazione a cui corrisponde. Vedremo presto se il metodo Piantedosi ha basi solide.

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