Politica

Cbd, il Consiglio di Stato rinvia alla Corte Ue il decreto che ne limita la vendita

03
Agosto 2026
Di Giampiero Cinelli

La disciplina italiana sul cannabidiolo (Cbd) finisce all’esame della Corte di giustizia dell’Unione europea. Il Consiglio di Stato, con l’ordinanza numero 6202/2026, pubblicata oggi, ha disposto il rinvio pregiudiziale nei termini prospettati nel ricorso promosso da Imprenditori Canapa Italia (Ici), assistita dagli avvocati Dario De Blasi, Alberto Gava e Francesco Renda dello studio legale Prestige, contro il decreto del ministero della Salute del 27 giugno 2024. A darne notizia è la stessa associazione, che accoglie «con grande soddisfazione il rinvio disposto dal Consiglio di Stato».

Il provvedimento ministeriale aveva inserito nella Tabella dei medicinali, sezione B, le composizioni per somministrazione orale contenenti Cbd ottenuto da estratti di cannabis, assoggettandole a un regime particolarmente restrittivo. Secondo Ici, il Consiglio di Stato ha ritenuto che sussistano dubbi rilevanti sulla compatibilità di questa disciplina con il diritto dell’Unione europea, rimettendo la questione ai giudici di Lussemburgo.

Il rinvio in sede comunitaria è un passaggio rilevante per il settore rappresentato da Ici, che «esprime il proprio ringraziamento allo studio legale Prestige, nelle persone degli avvocati Alberto Gava, Dario De Blasi e Francesco Renda, per l’impegno, la competenza e la determinazione con cui ha seguito il procedimento». Adesso infatti si apre un’ulteriore fase di confronto.

Come spiega Ici, «la Corte di giustizia sarà chiamata a chiarire, tra gli altri aspetti, se la disciplina italiana rappresenti una misura equivalente a una restrizione quantitativa alla libera circolazione delle merci, se il principio di precauzione possa giustificare limitazioni così incisive in assenza di effetti psicotropi accertati e sulla base di un rischio soltanto potenziale» Inoltre, sottolinea Ici, andrà appurato «se sia compatibile con il diritto europeo una disciplina che, pur non introducendo formalmente un divieto, produca un effetto sostanzialmente impeditivo della commercializzazione di prodotti legalmente fabbricati e commercializzati in altri Stati membri; se il principio di precauzione possa consentire l’inserimento nella Tabella dei medicinali di sostanze per le quali non siano stati accertati concreti pericoli di dipendenza, così come richiesto dalla normativa nazionale».

I giudici europei dovranno anche pronunciarsi sulla compatibilità con il diritto dell’Unione di una normativa che renda di fatto estremamente difficile la commercializzazione di prodotti legalmente fabbricati e venduti in altri Stati membri.

«Nell’ordinanza – evidenzia l’associazione – il Consiglio di Stato osserva che il Cbd, considerato isolatamente, non presenta effetti psicotropi né evidenze accertate di capacità di indurre dipendenza. Il collegio rileva inoltre che il decreto del Ministero della Salute determina una significativa restrizione dei canali distributivi, con effetti potenzialmente impeditivi sull’accesso al mercato. Un altro passaggio ritenuto significativo riguarda il quadro scientifico: secondo il Consiglio di Stato, gli effetti posti a fondamento del provvedimento ministeriale non risultano accertati in modo univoco, ma sono riconducibili a un’ipotesi di rischio potenziale».

In attesa della decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea, il Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio nazionale. Solo dopo il pronunciamento dei giudici europei sarà definito l’appello e verrà chiarito se la disciplina italiana sia compatibile con i principi dell’ordinamento comunitario.

L’associazione resta vigile sugli sviluppi della vicenda, a cui tiene anche Coldiretti, e ha assicurato che continuerà a seguire l’iter davanti alla Corte di giustizia, rappresentando gli interessi del comparto.