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Iran-Usa: colloqui cruciali oggi a Ginevra, al bivio tra intesa o attacco

26
Febbraio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Nel giorno in cui “crucial talks”, colloqui cruciali, iniziano, o meglio riprendono a Ginevra tra Usa e Iran, “al bivio – scrivono i media statunitensi – tra un’intesa o una guerra”, il New York Times si chiede, nel titolo d’apertura, se il presidente Donald Trump non attribuisca a un attacco a Teheran “un intento simbolico”: “Alcuni esponenti dell’Amministrazione Trump – spiega il quotidiano – sperano che un attacco possa indurre l’Iran a rinunciare ai suoi programmi nucleari, altri dubitano che ciò accada”. S’è già visto in passato che azioni più o meno estemporanee israeliane e americane non hanno avuto né l’efficacia dissuasiva né la forza distruttiva per indurre il regime degli ayatollah a rinunciare al nucleare.

E poi ci sono i ‘tecnici’, come il capo di Stato Maggiore, generale Dan Caine, con il cui ritratto apre oggi la Cnn, preoccupati dell’impatto della reazione iraniana sulle forze Usa – potrebbero esserci delle perdite – e nella Regione. Per la Cnn, il generale Caine “cammina su un filo”: cerca di evitare un conflitto e nel contempo di non suscitare le ire di un presidente che propende a battere un pugno sul tavolo.

In questo contesto, Politico introduce con grande evidenza un ulteriore elemento: alla Casa Bianca, c’è chi pensa che, politicamente, un attacco all’Iran sarebbe più digeribile dall’opinione pubblica se Israele colpisse per primo e gli Stati Uniti gli andassero in scia , come già avvenne l’estate scorsa, nella cosiddetta ‘guerra dei 12 giorni’, immotivata e inconcludente. Tant’è vero che, otto mesi dopo, siamo da capo a dodici.

Mentre i negoziatori statunitensi arrivavano a Ginevra – l’ ‘inviato in capo’ di Trump Steve Witkoff e il ‘primo genero’ Jared Kushner -, il segretario di Stato Marco Rubio metteva ulteriore pressione sull’Iran, annunciando le ennesime sanzioni diplomatiche ed economiche e avvertendo che il rifiuto di Teheran di discutere dei missili balistici a lunga gittata “è un grosso problema”.

Nel discorso sullo stato dell’Unione, pronunciato martedì sera, il presidente Trump aveva detto che non avrebbe mai permesso “allo Stato sponsor numero uno del terrorismo internazionale” di avere l’atomica e missili capaci di raggiungere gli Stati Uniti.

A Ginevra, la prossima settimana, dovrebbero anche riprendere le trattative trilaterali Usa – Ucraina – Russia: ne hanno ieri parlato, al telefono, Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Mosca ha condotto, la scorsa notte, come praticamente tutte le notti, da quattro anni in qua, attacchi aerei notturni con missili e droni sulle città ucraìine.

L’imminenza dei colloqui di Ginevra con l’Iran è un tema molto alto sui media Usa questa mattina. Ma ci sono pure immancabili sviluppi del ‘caso Epstein’ e delle politiuche anti-migranti.

Fronte Epstein, in primo piano c’è la scomparsa – o meglio la mancata pubblicazione – di documenti che riguardano la denuncia di una donna che sosteneva di avere subito negli Anni Ottanta violenza da Trump; e c’è la rinuncia ad insegnare ad Harvard dell’ex ministro delle Finanze di Bill Clinton Larry Summers, che, per i contatti con il finanziere pedofilo morto suicida in carcere a New York nel 2019, s’era già dimesso da rettore dell’Università.

Fronte migranti, un giudice federale ha bollato come illegale la prassi dell’Amministrazione Trump di deportare migranti senza documenti in Paesi diversi da quello d’origine o di provenienza. Intanto si susseguono le punture di spillo dell’Amministrazione federale contro lo Stato del Minnesota, dove, a gennaio, a Minneapolis, gli agenti anti-migranti uccisero due cittadini americani: ultima mossa segnalata, il blocco di fondi per la sanità.

Da segnalare, infine, un incidente avvenuto ieri in acque territoriali cubane: una lancia proveniente dalla Florida con a bordo uomini armati è stata intercettata dalla guardia costiera cubana; c’è stato uno scontro a fuoco, quattro persone a bordo della lancia sono state uccise, sei sono rimaste ferite, se ne ignora la nazionalità.

L’episodio, di cui si hanno pochi particolari, potrebbe avere conseguenze sulle relazioni già difficili tra Washington e L’Avana. Nella versione cubana, l’unica finora disponibile, sono stati gli uomini sulla lancia ad aprire il fuco sulla guardia costiera, che ha risposto.