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Nuova notte di fuoco nel Golfo

11
Giugno 2026
Di Paolo Bozzacchi

La notte di mercoledì ha riacceso la polveriera del Golfo. Donald Trump ha autorizzato una nuova ondata di raid contro obiettivi iraniani, scatenando una risposta immediata di Teheran contro basi USA in Medio Oriente. È l’ennesimo tentativo paradossale di accelerare i colloqui di pace con la guerra a bassa intensità. Non più una strategia, ma un metodo. Ad oggi inefficace. È il secondo raid consecutivo in 24 ore, dopo la perdita di un elicottero Apache nello Stretto di Hormuz.

L’ordine è partito dalla Casa Bianca alle 17:00 ora locale e si è concluso poco dopo le 21:00. Fonti del Pentagono riportate da Reuters e The Times indicano come obiettivi sistemi di difesa aerea, radar e unità di comando droni iraniani nella zona dello Stretto. Trump ha confermato via Fox News che tra i 20 colpiti, l’obiettivo più vicino a Teheran è stato raggiunto a 40 miglia dalla capitale e ha avvertito che gli attacchi possono riprendere in qualsiasi momento se non verrà firmato un accordo.

Il presidente ha definito l’azione una risposta proporzionata all’aggressione ingiustificata dell’Iran, dopo che Teheran aveva abbattuto un elicottero Apache che pattugliava lo Stretto. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rincarato: se dobbiamo negoziare con le bombe, negoziamo con le bombe. Siamo i migliori al mondo. L’operazione sarebbe stata approvata da Trump dopo pressioni per un’azione congiunta contro obiettivi legati al programma missilistico iraniano. Secondo la Casa Bianca l’obiettivo è sempre distruggere la capacità di produzione di missili balistici del regime sciita.

La replica di Teheran non si è fatta attendere. I Pasdaran hanno lanciato droni e missili contro basi americane in Bahrain, Kuwait e Giordania. Esplosioni sono state segnalate anche a Sirik, Minab, Bandar Abbas, Karaj e Varamin. Reuters conferma che due navi sono state colpite nello Stretto. Le Guardie Rivoluzionarie hanno rivendicato i raid come ritorsione diretta per i bombardamenti USA sulle installazioni vicino Hormuz. L’offensiva ha riaperto il nodo dei poteri di guerra del presidente Trump. Il deputato Adam Smith ha condannato i raid non approvati dal Congresso su siti nucleari iraniani, definendoli rischiosi per l’escalation regionale.

Il Senato ha bloccato per la settima volta quest’anno un tentativo democratico di limitare i poteri bellici di Trump sull’Iran. Intanto emergono dettagli sulle conseguenze civili dei reciproci attacchi. The Times riporta che 20.000 iraniani sono rimasti senza acqua potabile dopo i danni alle infrastrutture causati dai raid. L’ONU ha chiesto a Teheran di dichiarare le scorte di uranio arricchito dopo i danni ai siti nucleari. CNN analizza l’operazione come una decisione rischiosa di Trump.

Oltre 140 militari USA sarebbero rimasti feriti mentre il sostegno pubblico alla guerra negli USA è già basso. Trump ha alzato ancora una volta i toni: l’Iran potrebbe essere spazzato via in una notte se non accetterà un cessate il fuoco entro martedì. Ha liquidato le preoccupazioni sui civili con una frase secca: sapete cos’è un crimine di guerra? Avere un’arma nucleare. Teheran, dal canto suo, ha colpito le basi USA nella regione e minaccia ulteriori rappresaglie. La notte, tra ordini presidenziali e missili incrociati, ha riportato Medio Oriente e Washington indietro nel tempo. Ora la palla passa alla diplomazia, naturalmente messa ancora di più in difficoltà. La delegazione del Qatar arrivata a Teheran avrà un bel da fare per essere ascoltata in veste di nuovo mediatore. Intanto i B-2 sorvolano ancora Teheran. Il rischio vero sembra l’assuefazione generale al conflitto stop and go.