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Mar Rosso, la Marina italiana pronta a proteggere le navi nello Stretto di Bab el-Mandeb

18
Settembre 2026
Di Giampiero Cinelli

Garantire il transito in sicurezza delle navi italiane attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi strategici per il traffico marittimo internazionale. È l’obiettivo indicato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha annunciato l’attivazione della Marina militare per assicurare il passaggio delle imbarcazioni nazionali nell’area, mentre nel Mar Rosso aumentano le tensioni legate agli Houthi e al confronto con l’Arabia Saudita.

Lo stretto rappresenta un collegamento essenziale tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano e, attraverso il Canale di Suez, per i traffici tra Asia ed Europa. Il governo italiano ha deciso di intervenire di fronte alle crescenti difficoltà incontrate dalle navi mercantili.

«Abbiamo le capacità per proteggerne il passaggio», ha spiegato Crosetto a «Risorsa Mare» della Spezia. Il ministro ha sottolineato che l’operazione richiederà però un coordinamento articolato: «Non possiamo permettere che ritardi decisionali burocratici aggravino una situazione già complessa, con conseguenze dirette sulla nostra economia e sulla vita dei cittadini».

Crosetto non ha indicato il numero delle unità della Marina che potrebbero essere impiegate né le modalità operative dell’intervento. «Non decido adesso. Il ministro valuterà con Governo e Parlamento cosa sarà necessario fare: l’importante è ripristinare i traffici», ha precisato.

La decisione arriva mentre lo Stretto di Hormuz è ormai sostanzialmente inattivo da settimane, a causa del doppio blocco imposto da Iran e Stati Uniti. Mercoledì, intanto, soltanto due navi mercantili avrebbero attraversato Bab el-Mandeb, diventato uno dei nuovi punti di maggiore preoccupazione per il commercio internazionale.

La pressione degli Houthi nel Mar Rosso

Dopo aver preso il controllo della costa e delle isole yemenite che si affacciano sul Mar Rosso, gli Houthi, i miliziani yemeniti sostenuti dall’Iran, hanno dichiarato di voler bloccare le navi dell’Arabia Saudita che sostengono le forze governative dello Yemen.

La situazione preoccupa anche gli alleati di Teheran, soprattutto la Cina. Secondo fonti Reuters, Pechino avrebbe contattato segretamente i vertici della Repubblica islamica chiedendo aiuto per contenere proprio gli Houthi, che in patria hanno innalzato la tensione contro i sauditi.

Nel frattempo resta da chiarire se gli Stati Uniti abbiano dato il via libera alla vendita di 48 caccia F-35 all’Arabia Saudita, nell’ambito di un accordo dal valore di 24,3 miliardi di dollari.

Gli scontri tra i «Partigiani di Allah» e le forze governative sostenute da Riad proseguono intanto nello Yemen e si sono intensificati proprio in coincidenza con l’aumento degli attacchi contro il Regno saudita. Un drone degli estremisti sciiti è stato intercettato in Arabia e ha provocato una vittima nella provincia di Taif, dove è di stanza il contingente italiano della Task Force Air Arabia.

Il ministro degli Esteri del Pakistan si è detto convinto che sia «giunto il momento di attivare il Patto della Mecca», mobilitando cioè la «Nato islamica» con Arabia Saudita e Turchia. Riad starebbe però tentando di negoziare una tregua di due settimane con gli Houthi.

Trump guarda alla fase successiva alla guerra

Sul quadro mediorientale pesa parallelamente il conflitto con l’Iran. Secondo Axios, il presidente statunitense Donald Trump starebbe pensando al dopoguerra in Iran, origine delle tensioni, e avrebbe promesso di incontrare i leader del Golfo Persico a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Nel contesto descritto da Axios, gli Stati Uniti sosterrebbero una strategia per il postbellica, mentre i Paesi dell’area lavorano a un piano per arrivare dopo il voto di midterm. La strategia potrebbe tuttavia essere anticipata da una massiccia offensiva, come ha spiegato lo stesso Trump, dicendo di prepararsi a una scelta importante.

«Voglio entrare e annientarli. Oppure no? È una grande decisione. Con me può succedere di tutto», ha dichiarato il presidente statunitense.