Lavoro

Longevità professionale, carriere più lunghe ma non sempre sostenibili: la ricerca di Valore D

18
Settembre 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

Carriere più lunghe, nuovi equilibri tra lavoro, cura e formazione, maggiore attenzione alla sostenibilità dei percorsi professionali. Sono i temi al centro di «Long-Boarding. Una nuova prospettiva sulla longevità professionale», la ricerca presentata a Palazzo Wedekind, a Roma, da Valore D nell’ambito di un evento organizzato in collaborazione con INPS. L’indagine ha coinvolto 11.048 persone di 49 aziende attive in 12 comparti economici ed è stata realizzata con il contributo scientifico di Behave Lab dell’Università degli Studi di Milano e con un approfondimento di scenario a cura dell’INPS.

Il quadro che emerge è quello di una trasformazione che riguarda tutte le generazioni. Più di una persona su tre indica la stanchezza come l’emozione prevalente sperimentata negli ultimi sei mesi di lavoro, con un divario netto tra donne e uomini: 40,8% contro 30,6%. Anche la sicurezza previdenziale pesa già sui più giovani: è fonte di preoccupazione per il 31% della Generazione Z e per il 30% dei Millennials.

«La sfida demografica impone una riflessione profonda su come ripensiamo le carriere: non più una linea verticale, ma un percorso che si sviluppa lungo tutta la vita lavorativa», ha sottolineato la presidente di Valore D, Cristiana Scelza. Una questione che è «economica, prima ancora che sociale», perché «ogni talento va valorizzato, a qualunque età». Per Scelza servono quindi «nuove infrastrutture: welfare, conciliazione, occasioni di crescita continua», insieme a un sistema capace di mettere davvero al centro le persone.

Sul rapporto tra generazioni si è soffermato anche il sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali Claudio Durigon. «Noi abbiamo l’obiettivo di dare ai giovani una possibilità di crescita sul mondo del lavoro», ha spiegato, indicando come priorità una maggiore «flessibilità di ricambio generazionale». L’obiettivo, ha aggiunto, è creare condizioni che permettano ai giovani di valorizzare la formazione ricevuta e di «crescere in Italia e rimanere nel nostro Paese».

A fotografare quanto rapidamente stia cambiando la composizione della forza lavoro sono anche i dati INPS: rispetto al 2019, i lavoratori con almeno 55 anni sono aumentati del 65%, in un mercato nel quale ormai quattro generazioni lavorano fianco a fianco. Per il presidente dell’INPS Gabriele Fava, però, il dato anagrafico da solo non basta. «La longevità non è soltanto una conquista della medicina, ma una domanda rivolta alla giustizia sociale», ha spiegato. «Vivere più a lungo non equivale automaticamente a poter lavorare in sicurezza e con equità». Da qui la necessità di ripensare insieme lavoro, cura e trasmissione tra generazioni: «Una società che allunga la vita senza ripensare il senso del lavoro, della cura, della trasmissione tra generazioni, non ha guadagnato tempo, lo ha soltanto dilatato».

La ricerca mette in luce anche il peso dei carichi di cura, che coinvolgono soprattutto la Generazione X, e alcune differenze di genere ancora poco considerate. Tra queste il cosiddetto «Thermal Gender Gap»: una temperatura adeguata sul luogo di lavoro viene indicata come priorità dal 35,2% delle donne contro il 28,3% degli uomini.

Il tema della longevità professionale, dunque, non riguarda soltanto quanto a lungo si resta al lavoro, ma le condizioni con cui si attraversano le diverse fasi della carriera. Welfare, competenze, salute, equilibrio tra vita professionale e responsabilità di cura diventano così elementi centrali per costruire percorsi più sostenibili e ridurre le disuguaglianze che rischiano di accumularsi nel tempo.

Regia, riprese e montaggio a cura di Simone Zivillica