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L’avanzata di Israele in Libano ostacola l’accordo. Trump pone nuove condizioni

01
Giugno 2026
Di Giampiero Gramaglia

La riconquista da parte di Israele del castello di Beaufort in Libano rappresenta l’ennesima zeppa del governo del premier Benjamin Netanyahu a un’intesa tra Iran e Usa per riaprire alla navigazione lo Stretto di Hormuz, in attesa di definire i dettagli della rinuncia, da parte dell’Iran, a dotarsi dell’arma nucleare.

Una tregua effettiva in Libano è, infatti, un presupposto ‘sine qua non’ dell’accordo fra Iran e Usa, il cui perfezionamento è anche rallentato dai ripensamenti del presidente Usa Donald Trump, che, dopo le critiche suscitate dalle bozze d’intesa circolate, ha inasprito la propria posizione e ha posto ulteriori condizioni, cercando di ottenere dall’Iran qualcosa di tangibile. Ma Teheran è sempre più diffidente nei confronti degli Stati Uniti.

L’accordo, che, così come si profila, ristabilisce la situazione pre – conflitto, sancisce, infatti, che l’aggressione israelo-americana all’Iran del 28 febbraio è stata totalmente inutile e che ha avuto costi umani ed economici altissimi senza alcuna contropartita.

La conquista del castello di Beaufort, una fortezza del Medio Evo, una reminiscenza delle Crociate, prova che l’esercito israeliano continua le sue operazioni ben al di là del fiume Litani. La Francia, come molti altri Paesi, l’Ue e l’Onu, condanna l’avanzata delle truppe israeliane, che vorrebbero pure bombardare di nuovo le postazioni degli hezbollah a Beirut, e sollecita una riunione ‘al hoc’ del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

L’occupazione israeliana del castello di Beaufort rappresenta la più profonda incursione in Libano da quando gli israeliani se ne ritirarono all’inizio del XXI Secolo ed avviene in palese violazione del cessate-il-fuoco nominale fra i due Paesi mediato dagli Stati Uniti e in costanza delle trattative fra Israele e Libano in corso a Washington – le prime dirette da decenni -.

Domenica all’alba, un attacco israeliano nel sud del Libano ha ucciso otto persone, di cui tre donne, e ne ha ferite una ventina, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute libanese, mentre Israele intensificava le operazioni di terra nel sud del Paese, sostenendo che erano dirette contro Hezbollah che, dal canto suo, continua a lanciare razzi verso il territorio israeliano.

Pericoli e tensioni sussistono anche sull’altro fronte di guerra aperto, quello ucraino. L’Agenzia dell’Onu per l’energia atomica, l’Aiea, ha confermato che, nel fine settimana, “un drone ha colpito la centrale nucleare di Zaporizhzhia”, fortunatamente senza fare danni alle installazioni atomiche. L’origine del drone, se russa o ucraina, è contestata. Perdura lo stato di allerta a Kiev e in altre aree del Paese invaso, a causa della minaccia di attacchi da parte russa. 

Trump frena e insiste sullo stop al nucleare
Sui negoziati con Teheran, Trump, nel fine settimana, ha dichiarato che gli iraniani “sono negoziatori molto tosti e ci vuole molto tempo… Ma io non ho fretta…”. Il cesello delle bozze, mediato dal Pakistan, si sta rivelando complicato: i progressi ci sono e sono notevoli, ma la firma fatica ad arrivare.

Nella loro replica all’ultima proposta dell’Iran, gli Usa insistono sulla rinuncia da parte di Teheran al nucleare. Trump ne ha parlato in una intervista a Fox News. “Preferirei raggiungere un accordo, perché possiamo riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz all’atto della firma… La garanzia che devo avere è che non ci saranno armi nucleari…. Loro hanno accettato questo… Inizialmente avevano detto: ‘Non svilupperemo un’arma nucleare’… Io ho risposto: ‘Bene, ma cosa succede se comprate un’arma nucleare?’…. Così ora il testo recita: ‘Non svilupperemo e non acquisteremo un’arma nucleare’…”.

L’intervista ha suscitato una reaione iraniana: “Non ci fidiamo delle dichiarazioni e delle promesse del nemico. Non approveremo alcun intesa finché non saremo certi della garanzia dei nostri diritti”, ha detto il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.  

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