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Iran: Trump nella trappola di un’altra ‘guerra infinita’ americana
Di Giampiero Gramaglia
In Iran, il presidente Usa Donald Trump rischia un’altra ‘guerra infinita’ americana, come lo furono quelle in Vietnam, in Afghanistan, in Iraq, tutte finite con ignominiose ritirate. Lo dice il New York Times, in un’analisi in prima: “Il presidente Trump, che prometteva di ‘chiudere le guerre’ in corso e di non avviarne di nuove, può essere caduto in una trappola consueta ai presidenti statunitensi”, democratici o repubblicani che fossero, da Kennedy a Nixon, da Bush a Obama.
La lettura degli eventi del New York Times coincide con la quinta ondata consecutiva di attacchi degli Usa contro l’Iran. Le azioni statunitensi – riferisce l’Ap – sono state ieri più martellanti che nei giorni precedenti: sono cominciate alla luce del giorno e hanno colpito fino a notte nei dintorni di Teheran e nel Nord dell’Iran, mentre nel lo Stretto di Hormuz è stata intercettata una nave che cercava di forzare il blocco dei porti iraniani appena ristabilito.
Gli attacchi sono stati condotti contro installazioni militari e – secondo fonti iraniane – hanno fatto vittime al suolo. Nei giorni scorsi, il presidente Trump ha reiteratamente minacciato di colpire anche ponti e impianti energetici e ha annunciato che le azioni continueranno “finché io non dirò che è abbastanza”. Contestualmente, Trump ha detto che Teheran vuole “disperatamente” un’intesa.
Prima dell’alba, l’Iran ha replicato con lanci di missili e droni verso il Bahrein, il Kuwait e – forse, non è confermato – la Giordania, che ospitano basi militari americane.
Il blocco navale ai porti iraniani era già stato imposto da metà aprile a metà giugno. Usa e Iran sostengono entrambi di controllare lo Stretto di Hormuz, una via d’acqua dove, fino al 28 febbraio, transitava un quinto degli scambi planetari di petrolio e gas.
Secondo la Cnn, Trump sta valutando le opzioni per estendere le operazioni militari contro l’Iran, mentre il regime di Teheran aumenta le esecuzioni di prigionieri politici – un’informazione attribuita a fonti di organizzazioni umanitarie -. Il Wall Street Journal afferma che il presidente è ora incline all’uso della forza, anche con operazioni di terra, pur continuando a preferire una via d’uscita diplomatica.
Fox News ipotizza. con l’aiuto di esperti, le modalità di un attacco all’isola di Kharg, il principale hub petrolifero iraniano, ma avverte pure dei rischi e delle incognite di una simile operazione, nonostante Trump sostenga che le capacità militari iraniane siano state ridotte del 90%.
Sempre la Fox evoca “un messaggio raggelante” mandato da Teheran a Washington: manifesti enormi esposti nel centro della capitale che mostrano il presidente Trump disteso in una bara. L’affissione fa seguito alle minacce di morte profferite nei confronti di Trump durante le esequie dell’ayatollah Ali Khameney, la guida suprema iraniana uccisa nel primo giorno dell’aggressione israelo-americana il 28 febbraio, e alla vendetta giurata dal figlio di Ali, Mojtaba, suo successore.
Axios mette in rilievo una delle tante contraddizioni ‘trumpiane’: l’incontro ieri nello Studio Ovale con il premier iracheno Ali al-Zaidi. Il titolo del sito recita: “Rende omaggio a Khameney e poi spezza il pane con Trump”; e una foto mostra al-Zaidi dare calorosamente la mano a Trump. Axios scrive: “Al-Zaidi la scorsa settimana ha partecipato alle cerimonie funebri – svoltesi anche in Iraq, ndr – per Ali Khameney e questa settimana dà la mano all’uomo che l’ha ucciso”.
In attesa dell’arrivo negli Usa, la prossima settimana, del premier israeliano Benjamin Netanyahu, c’è da segnalare che la Camera di Washington ha ieri respinto una risoluzione per bloccare gli aiuti a Israele. La novità politica è che quasi la metà dei democratici sono stati a favore della mozione, riflettendo “un rapido e drammatico cambiamento nel partito, dopo decenni di sostegno senza esitazioni allo stato ebraico”.
Il voto dei democratici segue il trattamento minaccioso e oltraggioso che autorità israeliane e coloni della CisGiordania hanno riservato la scorsa settimana al deputato democratico Ro Khanna in visita nei Territori palestinesi.





