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Iran: Trump informa il Congresso, è di nuovo guerra; e annuncia lo Stretto a pagamento
Di Giampiero Gramaglia
La terza notte consecutiva di attacchi statunitensi sull’Iran, e di risposte iraniane su obiettivi Usa nella Regione, certifica il ritorno al conflitto aperto fra Washington e Teheran, che il presidente Donald Trump ufficializza con una comunicazione al Congresso. L’attenzione è tutta su quanto avviene intorno allo Stretto di Hormuz, dopo la nuova sortita del presidente Trump: garantire libertà di circolazione nello Stretto a mercantili, porta-container e petroliere, grazie alla potenza di fuoco della US Navy, in cambio di una sorta di un balzello del 20% sul valore delle merci trasportate: cioè pagare pegno agli americani per non pagarlo agli iraniani, laddove fino al 28 febbraio non c’era pegno da pagare a nessuno. Un bel risultato, in capo a oltre quattro mesi di guerra guerreggiata, migliaia di vittime, danni ingenti, un impatto negativo sull’economia planetaria.
Il ciclo degli eventi si ripete: attacchi iraniani a imbarcazioni mercantili che cercano di attraversare lo Stretto lungo rotte non concordate con i Guardiani della Rivoluzione iraniani – ieri, ci sono state anche vittime, in una di queste azioni -; azioni ‘punitive’ americane contro postazioni militari, installazioni energetiche e infrastrutture civili; ritorsioni iraniane contro interessi americani nell’area, dagli Emirati arabi uniti all’Oman, dal Qatar al Bahrein, dal Kuwait alla Giordania. Ieri, c’è pure stata un’azione saudita contro gli Huthi nello Yemen, una milizia sciita filo-iraniana già intervenuta nel conflitto.
Resta aperto anche il fronte libanese, dove i colloqui a livello di ambasciatori tra Israele e Libano riprendono a Roma con la mediazione statunitense. Finora, l’intesa siglata a giugno a Washington non ha dato risultati significativi: l’esercito israeliano mantiene le sue posizioni nel sud del Libano; e, dal canto loro, i libanesi mostrano una resilienza ben superiore alle aspettative – l’osservazione è del New York Times -.
Anche il teatro di guerra ucraino è in movimento, più diplomatico che militare, con nuove sanzioni alla Russia dell’Unione europea e un patto fra nove Paesi ‘volenterosi’, fra cui l’Italia, e l’Ucraina per rafforzare le difese anti-aeree ucraine, soprattutto la protezione dai missili balistici russi – ma ci vorrà un anno perché l’effetto dell’intesa si faccia sentire -.
I principali media Usa s’interrogano su quanto accade nel Golfo e danno conto della illegalità – certificata dalle Nazioni Unite – del ‘prelievo’ che Trump progetta, in contrasto con il principio della libertà di navigazione affermato dal diritto internazionale. E c’è attesa, alimentata dal titolo d’apertura di Axios, per un discorso che Trump intende fare alla Nazione questa sera in diretta tv (da noi, sarà notte fonda): un discorso definito ‘potpourri’, perché il magnate presidente vorrebbe toccare molti temi.
In effetti, Iran a parte, c’è tutto un fermento di notizie negli Stati Uniti: nuovi crimini della polizia anti-migranti, nel Maine e pure in Texas, mentre escono nuovi particolari sui delitti di Minneapolis a inizio anno; la precarietà della maggioranza dei repubblicani in Senato, dopo la morte improvvisa del senatore della South Carolina Lyndsey Graham, sostituito ‘ad interim’ dalla sorella Darline, e per la lunga malattia del senatore del Kentucky Mitch McConnell; e, poi, c’è un caso giudiziario esploso ieri. Una giudice federale della Florida chiama gli avvocati personali del presidente Trump a rispondere di improprio utilizzo degli strumenti giudiziari nella causa – noi diremmo temeraria – intentata all’Agenzia delle Entrate per ottenerne in cambio esenzioni fiscali per il proprio cliente e la sua famiglia.
Iran: NYT, falliti i negoziati poche le opzioni per Trump
Per il New York Times, il fallimento dei negoziati fra Usa e Iran e la ripresa della guerra lasciano “poche opzioni” al presidente Trump, che annuncia un’iniziativa finora denunciata come illegale dalla sua stessa Amministrazione, un balzello sul transito nello Stretto di Hormuz. Per il giornale, l’azione militare avviata ha soprattutto lo scopo di ridurre le capacità iraniane di colpire i mercantili nello Stretto, ma il pedaggio annunciato finirà con il raddoppiare il costo dei trasporti.
I propositi di Trump hanno già avuto l’effetto, notato da Wall Street Journal e Cnn, di innescare l’aumento più forte del prezzo del petrolio in una giornata dal 2020, con un’impennata del 9%. Secondo il quotidiano economico, i mercati dubitano che la situazione dello Stretto possa tornare normale, mentre i militari statunitensi valutano se tornare a colpire gli impianti nucleari iraniani. Invece, per la Cnn Teheran “sta al gioco” di Trump: non arretra di fronte alle minacce e alza il tiro ad ogni attacco.
Desta poi interrogativi la scelta israeliana di appoggiare, nella partita del potere in corso in Iran, l’ex presidente Mahmud Ahmadinejad, un falco dai toni sempre minacciosi verso Israele, un cui ritorno al potere è forse considerato dal governo Netanyahu una garanzia che Teheran non scenderà a patti con Washington e che, quindi, la situazione di ostilità permarrà.





