News

Iran: Teheran svela un accordo, smentito dagli Usa. Trump attacca di nuovo

28
Maggio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Nuovo attacco degli Stati Uniti – il secondo in tre giorni, nonostante la tregua in atto – contro installazioni militari iraniane nel Sud del Paese: questa volta, sono stati abbattuti quattro droni ed è stata presa di mira una stazione di controllo al suolo dei droni, sempre adducendo a giustificazione la legittima difesa perché gli obiettivi costituivano una minaccia per la presenza militare Usa nell’area.

L’Iran dice di avere risposto all’attacco Usa prendendo di mira una base americana nella Regione. Non c’è conferma da parte statunitense, ma il Kuwait ha affermato di avere dovuto contrastare “azioni ostili” condotte con missili e droni.

La scaramuccia costituisce una minaccia al fragile cessate-il-fuoco: lo afferma il New York Times nel titolo di apertura, analogo a quelli della maggior parte dei principali media degli Stati Uniti. Fa eccezione Politico, che fa suonare una campana di guerra diversa: Cuba. Il Pentagono starebbe “creando i presupposti di un’invasione dell’isola” e gli Usa non hanno ridotto la presenza militare nei Caraibi, nonostante la guerra all’Iran, con la portaerei Lincoln e la sua squadra navale piazzate come piantoni intorno all’isola.

L’attacco è giunto nella notte, al termine di una giornata di segnali contraddittori. Le fonti iraniane hanno pubblicato una bozza d’accordo, dandolo per fatto, nonostante apparisse, già a prima vista, squilibrato a vantaggio di Teheran, con la fine del blocco dei porti iraniani e il ritiro delle forze Usa in cambio solo della riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz, sotto il controllo dell’Iran e dell’Oman. Nessun cenno ai programmi nucleari iraniani.

Le fonti statunitensi hanno rapidamente smentito. Il presidente Usa Donald Trump ribadiva, poi, durante una riunione del governo, di avere fiducia che un’intesa sia vicina, perché gli iraniani “la vogliono disperatamente”; ma, nel contempo, accusava Teheran di condurre “negoziati fumosi”, evocava reiteratamente la ripresa delle ostilità e sosteneva di non avere fretta di trovare un’intesa, perché il tempo è dalla sua, e di non essere preoccupato per le elezioni di mid-term del 3 novembre e per il prezzo della benzina.

Due affermazioni – non avvertire l’urgenza e non pensare al voto di midterm – della cui veridicità vari media dubitano. Il NYT osserva che la carenza di approvvigionamenti energetici si aggrava, mettendo a rischio in tutto il Mondo crescita e posti di lavoro. Secondo il giornale, una priorità dell’Iran nella trattativa, con l’allentamento delle sanzioni, è lo scongelamento dei fondi bloccati negli Usa e altrove.

Il magnate presidente ha anche detto – seguiamo il filo dell’Ap – di non essere a suo agio con l’idea di mettere sotto il controllo di Russia o Cina l’uranio arricchito iraniano; e ha espresso irritazione – qui la fonte è il NYT – con l’Oman che sarebbe d’accordo per condividere con l’Iran il controllo dello Stretto di Hormuz. La Cnn calcola che, dopo le minacce all’Oman di “farli saltare in aria”, Trump, a questo punto, ha attaccato o ha minacciato di farlo un Paese su 13 al Mondo.

A complicare il negoziato, c’è l’atteggiamento aggressivo di Israele in Libano, dove anche ieri si sono contate decine di vittime, fra cui bambini, donne e operatori sanitari e umanitari. L’esercito israeliano ha di nuovo ordinato ai civili di evacuare il sud del Paese per consentire azioni contro Hezbollah, i cui miliziani non rinunciano a lanciare razzi contro il territorio israeliano.

Nonostante la tregua in vigore dal 17 aprile e i negoziati fra Israele e Libano che proseguono, oggi, a Washington, si è di fronte a una fase di escalation del conflitto: i militari israeliani si spingono ormai al di là del fiume Litani. Un modo per il premier israeliano Benjamin Netanyahu per ribadire la sua contrarietà a un’intesa fra Usa e Iran, una delle cui clausole sarebbe proprio la cessazione delle ostilità in Libano..