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Iran, Medio Oriente, Ucraina: trittico di negoziati da oggi a giovedì, su sfondo di minacce e attacchi
Di Giampiero Gramaglia
Si apre oggi a Ginevra un trittico di negoziati che si concluderà giovedì a Washington: sull’Ucraina
con colloqui trilaterali Usa, Russia e Ucraina, per la fine di una guerra che fra una settimana entrerà
nel suo quinto anno; tra Usa e l’Iran, sl programma nucleare iraniano e i missili iraniani che possono
colpire Israele; , infine, sul Medio Oriente in generale e la Striscia di Gaza in particolare, con la
prima riunione del Board of Peace, cui l’Italia ha inopinatamente deciso di partecipare in qualità
d’osservatore.
Da tutti questi tavoli, l’Europa sarà praticamente assente: esclusa per volontà di Washington e
Mosca da quello sull’Ucraina, nonostante il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo consideri
“un grave errore”; ed esclusa da quello con l’Iran, nonostante gli europei, con Russia e Cina,
fossero parte degli accordi sul nucleare con l’Iran raggiunti nel 2015 (e poi denunciati da Trump).
Quanto al Board of Peace, la presenza effettiva di Ungheria e Bulgaria mette in evidenza le assenze
dei Grandi dell’Ue e l’imbarazzo di chi assume il ruolo di osservatore per non dispiacere a Trump
senza contraddire del tutto i partner europei –la Commissione europea ha assunto posizione analoga
a quella italiana, sarà presente senza aderire-.
Le trattative si svolgono in un clima di attacchi e minacce. Le cronache dall’Ucraina riferiscono,
nelle ultime ore, d’attacchi russi con missili e droni contro obiettivi militari e infrastrutturali. E
Washington e Teheran sono impegnate in reciproche dimostrazioni di forza militare nello Stretto
d’Hormuz e nei suoi paraggi.
Più che sull’Ucraina, l’attenzione dei maggiori media Usa è oggi puntata sull’Iran, con cui aprono
New York Times, Washington Post, Cnn e Axios, Nyt e Wp hanno in evidenza articoli che paiono
reportage da dentro l’Iran, ma non sono datati dall’Iran. Il Times titola “Rabbia. Lutto. Ansia, E’
questo lo stato d’animo in Iran. Dopo l’ultima ondata di proteste anti-governative, l’Iran è
prigioniero di un sentimento di dolore collettivo e incertezza sul futuro. Il Post titola: “L’indignazione popolare brucia in Iran, dopo che la repressione ha ammazzato migliaia di persone, mentre Trump intensifica la pressione. ‘La diffusa irritazione contro il regime non è scomparsa’, dicono gli iraniani”.
Il New York Times sottolinea che l’Iran sta facendo esercitazioni militari nello Stretto di Hormuz,
dopo che il presidente Usa Donald Trump ha esoplicitamente minacciato il ricorso alla forza, se
dovessero fallire i negoziati, e ha mosso una seconda portaerei, la Ford, con la sua squadra navale,
verso l’area di operazioni contro l’Iran, dove incrocia già la Lincoln.
Per la Cnn, gli Stati Uniti intensificano la pressione militare sull’Iran, alla vigilia di trattative che
hanno una posta in gioco elevata: “Il rafforzamento dell’apparato militare nella Regione ha un
doppio scopo: intimidire Teheran ed essere pronti all’azione se i negoziati dovessero andare male”.
Axios punta su una frase sull’Iran del presidente Usa Donald Trump, secondo cui l’Iran vuole
evitare di subire le conseguenze di un mancato accordo con gli Stati Uniti e, quindi, vuole un’intesa
che alcuni esperti giudicano raggiungibile entro fine mese.
Epstein: ancora strascichi economico-finanziari
Gli strascichi del ‘caso Epstein’, che negli Stati Uniti ha finora impatto soprattutto nel mondo
economico-finanziario, sono in evidenza sul Wall Street Journal, con le dimissioni del presidente
del Consiglio d’Amministrazione della catena di alberghi di lusso Hyatt: Thomas Pritzker lascia
dopo che sono emersi suoi scambi di mail sia con il finanziere pedofilo morto Jeffrey Epstein,
morto suicida in carcere a New York nel 2019, sia con la sua compagna Ghislaine Maxwell.
Da segnalare che la banca d’affari Goldman Sachs, anch’essa lambita dallo scandalo Epstein, con le
dimissioni della responsabile dell’ufficio legale Kathy Ruemmler, ha deciso di non prendere più in
considerazione criteri di diversità, equità e inclusione nell’attribuire incarichi di vertice all’interno
della propria organizzazione.
L’Amministrazione Trump 2 ha contestato, fin dai primi giorni del suo mandato, tali criteri e
numerose organizzazioni – enti, università, banche, imprese – si sono adeguate.





