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Iran: la guerra si allarga, le vittime aumentano Israele attacca il Libano, primi caduti Usa

02
Marzo 2026
Di Giampiero Gramaglia

La guerra di Usa e Israele all’Iran si intensifica e la risposta dell’Iran contro i suoi aggressori ed i loro alleati si allarga, mentre il computo delle vittime sale e ci sono i primi caduti americani: tre morti e cinque feriti gravi, oltre a un numero indeterminato di feriti leggeri. Il presidente Usa Donald Trump avverte che altri caduti ci saranno, perché – dice – “le cose vanno così”. Le Monde segnala “la regionalizzazione” del conflitto.

Accanto ai dati militari, quelli politici, con l’incertezza sulla situazione al vertice dell’Iran, dopo l’uccisione della guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e quelli economici, con la navigazione nello Stretto di Hormuz paralizzata, il prezzo del petrolio che va su, le borse che scendono, l’oro che sale. Il traffico aereo internazionale sta conoscendo pesantissimi rallentamenti, con spazi aerei chiusi, migliaia di voli cancellati e migliaia di persone bloccate nei Paesi del Golfo.

Singolare la comunicazione di guerra del magnate presidente, che pubblica sul suo social brevi clip pre-registrate e rilascia a diversi media interviste lampo, in cui non si cura della coerenza tra quello che dice agli uni e agli altri: la guerra potrebbe durare quattro o più settimane, lui è pronto a parlare con gli iraniani (che, però, non sono pronti a parlare con lui) e ci sono almeno tre buone alternative per il dopo Khameney (ma non dice quali). Trump pare soprattutto attento a gestire la sua base, che non è favorevole a prolungati impegni militari internazionali degli Stati Uniti.

Questa mattina, una raffica di bulletin della Ap conferma l’allargamento del conflitto: Israele attacca il Libano e bombarda la capitale, Beirut, dopo che gli Hezbollah, miliziani filo-iraniani, lanciano razzi sul Nord di Israele: oltre 30 le vittime e 150 i feriti, secondo il Ministero della Sanità libanese, soprattutto nel Sud del Paese. Hezbollah aveva inizialmente ddichiarato di non voler entrare nel conflitto, ma ha cambiato atteggiamento dopo l’uccisione di Khamaney: i razzi contro Israele sono – spiega – una ritorsione per l’eliminazione della guida suprema iraniana e “le ripetute aggressioni israeliane”.

In 48 ore, dalla mattina di sabato a oggi, sono un migliaio gli obiettivi colpiti in Iran, mentre l’Iran ha attaccato, oltre che Israele, Arabia saudita, Emirati arabi uniti, Qatar, Bahrein e Kuwait e anche una base britannica a Cipro. Gli Usa affermano d’avere affondato nove navi da guerra iraniane e d’avere “largamente distrutto” il quartiere generale della marina iraniana. I ‘bombardieri invisibili’ B-52 hanno sganciato bombe da una tonnellata sulle postazioni missilistiche iraniane (ma Teheran conserva, evidentemente, la capacità di spararne). E Israele afferma di stare colpendo “al cuore”, stamane, la capitale iraniana.

Nei suoi messaggi, il presidente Trump esalta i risultati militari conseguiti, s’impegna a “vendicare” i caduti, ma aggiunge: “È triste dirlo, ma ce ne saranno probabilmente altri, prima che finisca. E’ così che vanno le cose”. Molti media, citando esperti, contestano veridicità e fondatezza dei motivi che Trump adduce per giustificare la guerra, in particolare la minaccia per l’America rappresentata dall’Iran.

In una delle interviste, il magnate presidente dice che la nuova leadership iraniana, che non si sa chi sia, vuole parlare: “Ho accettato di farlo … Avrebbero dovuto farlo prima… Hanno aspettato troppo a lungo…”. Da Teheran, giungono smentite di una volontà negoziale.
Molti media notano che l’attacco all’Iran è avvenuto in costanza di trattative – un round di colloqui era fissato oggi a Vienna –. Alcuni sostengono che l’aggressione fosse già decisa una settimana fa e che sia stata rinviata non per dare spazio alle trattative, ma per meglio prepararla e per attendere l’occasione per eliminare la guida suprema e molti vertici degli apparati militari iraniani. La Cia avrebbe fornito a Israele le informazioni necessarie per colpire al cuore il regime di Teheran.
Rispondendo a domande, Trump non s’è impegnato a prolungare la campagna militare per sostenere una rivolta popolare, se dovesse verificarsi.

I bilanci delle vittime del conflitto sono in continuo divenire: in Iran, sono già centinaia; in Israele, ieri, un missile o suoi frammenti hanno colpito una sinagoga vicino a Gerusalemme (nove i morti); altrove, nel Golfo, i decessi segnalati sono sporadici. È giallo sulla sorte dell’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, un falco del regime, dato per morto, ma che sarebbe ancora vivo.
Continuano, intanto, le consultazioni internazionali. Oggi, si riuniscono i Ministri degli esteri dei 27 mentre ieri Gran Bretagna, Francia e Germania hanno pubblicato una dichiarazione congiunta, dicendosi pronte a contribuire a fermare gli attacchi dell’Iran contro i loro alleati nella Regione. C’è l’impressione che la reazione iraniana sia andata oltre quanto preventivato da Israele e Stati Uniti e quanto atteso dall’Occidente in genere.