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Iran: guerra, Usa preparano operazioni di terra, Iran denuncia negoziati paravento
Di Giampiero Gramaglia
Gli Stati Uniti preparano operazioni di terra contro l’Iran destinate a durare settimane, mentre conducono, o fingono di condurre, negoziati per fare finire la guerra: un paravento – denuncia Teheran -, dietro cui nascondere i preliminari dell’invasione. Il Pentagono ammette di spostare nell’area del conflitto migliaia di uomini – in tutto, si calcola siano 17 mila – destinati a operazioni di sbarco e di combattimento al suolo, come unità anfibie, marines, paracadutisti e forze speciali.
Se il presidente Usa Donald Trump darà loro l’ordine di passare all’azione, l’aggressione all’Iran – osserva Euronews – diventerà molto più costosa per l’America, in termini di perdite, di quanto non sia stata finora.
A oggi, gli Stati Uniti contano 13 caduti e decine di feriti fra i loro militari, a fronte di oltre duemila vittime civili iraniane, fra cui 200 bambini (dati di Teheran, che non quantifica le perdite militari), e di oltre mille vittime in Libano per le operazioni israeliane – oltre un milione i rifugiati -. La guerra ha fatto morti anche in Israele, oltre una decina, e più occasionalmente in CisGiordania e nei Paesi del Golfo colpiti dalla reazione iraniana.
E poi ci sono le conseguenze economiche, al momento incalcolabili perché imprevedibili nel tempo, con la chiusura di fatto alla navigazione nello Stretto di Hormuz e con i pericoli per la navigazione nel Mar Rosso dopo l’ingresso in guerra degli Huthi nello Yemen. Golfo Persico e Mar Rosso sono due vie cruciali per gli approvvigionamenti energetici di mezzo mondo.
Il presidente Trump dice che i negoziati “sono a buon punto” e che oggi venti petroliere potranno transitare nello Stretto di Hormuz, dove l’Iran dà libero passaggio alle navi di Paesi non ostili – Cina e India, ad esempio -. Nel fine settimana, diplomatici dei Paesi mediatori, fra cui Turchia, Egitto ed Arabia saudita, si sono riuniti in Pakistan, ma non c’erano negoziatori né americani né iraniani.
E, ieri, Teheran ha messo in guardia Washington da un’invasione, dicendo che le truppe americane andrebbero incontro all’inferno- Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf, indicato da Trump come un possibile interlocutore degli Stati Uniti, e da quel momento divenuto più radicale nelle sue dichiarazioni, ha bollato i colloqui in corso a Islamabad come una copertura delle reali intenzioni degli Stati Uniti: l’Iran è pronto ad affrontare gli americani sul proprio suolo e risponderà in modo resoluto tanto a loro quanto ai loro alleati regionali.
Nel fine settimana, un attacco al porto iraniano di Bnadar Khamir ha fatto morti e feriti, mentre Teheran ha colpito impianti di alluminio nel Golfo.
Il Washington Post scrive che le operazioni di terra non sarebbero una vera e propria invasione, ma piuttosto un insieme di missioni di forze speciali e forze convenzionali mirate sull’isola di Kharg, l’hub energetico iraniano, e sulle isole dello Stretto di Hormuz. Nessuna decisione è stata ancora presa, anche per la consapevolezza della significativa opposizione dell’opinione pubblica ad azioni del genere.
Nel fine settimana, si calcola che otto milioni di cittadini statunitensi siano scesi in piazza nei cortei ‘No Kings’, senza contare le analoghe manifestazioni in Europa – anche in Italia – e nel Mondo: contestavano la guerra e anche le aggressive politiche anti-migranti dell’Amministrazione Trump 2.
Chi spinge per continuare e inasprire il conflitto è il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che annuncia passi avanti nell’invasione del Sud del Libano per ampliare “la striscia di sicurezza” sul confine fra Israele e Libano. Nelle operazioni, ieri, un casco blu indonesiano dell’Unfil , la forza d’interposizione dell’Onu, è stato ucciso e uno è rimasto ferito.
Più che gli atti di guerra israeliani, in Italia e nel Mondo cattolico ha però colpito il fatto che Israele abbia impedito, per “motivi di sicurezza”, al cardinale PierBattista Pizzaballa, il patriarca cattolico della Terra Santa, una preghiera privata sl Santo Sepolcro nella Domenica delle Palme. Netanyahu, di fronte alla levata di scudi suscitata dal divieto, se n’è poi scusato, assicurando che i riti cattolici della Settimana Santa potranno regolarmente svolgersi.
Su tutt’altro fronte, il presidente Trump ha consentito a una petroliera russa, la Anatoly Kolodkin, d’attraccare a Cuba, dove dovrebbe giungere domani, fornendo energia sufficiente per sette / nove giorni. Il blocco delle forniture di petrolio attuato dagli Stati Uniti mette a dura prova l’isola, il cui regime – dice Trump – “è finito”.





