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Iran: dopo ennesimi attacchi, Teheran minaccia ritorsioni “su larga scala”

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Luglio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Per la settima notte consecutiva, gli Stati Uniti hanno attaccato obiettivi iraniani con bombe e missili. Ma è la minaccia di ritorsioni dell’Iran “su larga scala” a tenere banco questa mattina sui principali media Usa, allarmati dall’allargamento del conflitto.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti, che sovrintende alle operazioni militari nell’area, dice che sono state colpite “postazioni di sorveglianza lungo le coste e di difesa aerea, infrastrutture logistiche militari e strutture marittime”. Per Teheran, sono stati attaccati anche ponti, porti e impianti energetici, cioè infrastrutture civili.

Di conseguenza, l’Iran ha allargato lo spettro delle sue risposte contro obiettivi americani nell’area, danneggiando, fra l’altro, un impianto per la desalinizzazione in Kuwait che è una delle principali fonti di acqua potabile in un Paese desertico. Attacchi iraniani vengono inoltre segnalati in Arabia saudita e lo sono già stati anche negli Emirati arabi uniti e in Oman, Qatar, Bahrein e Giordania.

Smentita, invece, dal Comando centrale un’informazione diramata dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim, secondo cui due petroliere che tentavano d’attraversare lo Stretto di Hormuz sono incappate in un campo minato e hanno preso fuoco dopo essere state investite da esplosioni.

La marina delle Guardie della Rivoluzione iraniane avverte che lo Stretto è “estremamente pericoloso e completamente chiuso” a causa delle aggressioni statunitensi.

Per il New York Times, il presidente Usa Donald Trump deve fare i conti coi limiti del potere di fuoco americano e non ha imparate le lezioni derivanti dalle ultime guerre americane: “come era già successo ai suoi predecessori, Trump fatica a trasformare le vittorie sul campo di battaglia in successi politici di lunga durata”, mentre i prezzi dell’energia tornano a salire e il conflitto si espande a tutta la Regione.

Il Wall Street Journal riepiloga “una settimana di inversioni di marcia a U” del presidente Usa sull’Iran e di dubbi sulla affidabilità delle elezioni: tutte mosse che, secondo il giornale, hanno frustrato numerosi repubblicani, che vorrebbero che Trump si concentrasse sull’economia in vista del voto di midterm del 3 novembre.

Il Washington Post attribuisce il ritorno al conflitto aperto tra Usa e Iran all’indeterminatezza del memorandum of undestanding firmato a metà giugno: Washington e Teheran avevano “firmato una tregua senza concordare che cosa essa comportasse” perché il linguaggio era volutamente vago e lasciava spazio a dispute e controversie che si sono puntualmente accese, con le drammatiche conseguenze ora evidenti.

Sui fronti interni dell’Amministrazione Trump, gli echi al discorso alla Nazione del presidente sulle elezioni restano critici e si concretizzano in puntuali smentite di molte affermazioni sull’integrità e l’affidabilità dei meccanismi elettorali. In particolare, esperti contestano i dati citati da Trump sui ‘non cittadini’ iscritti nelle liste elettorali, che sarebbero 278 mila, cioè lo 0,1 % circa del corpo elettorale, e sui brogli ‘documentati’.

Infine, il Wall Street Journal trova che gli Stati Uniti hanno vinto i Mondiali di Calcio, ovviamente non sul piano sportivo, ma su quelli dell’organizzazione e dell’immagine – giudizio sinceramente difficile da condividere dopo l’imbarazzo planetario per la chiamata di Trump al presidente della Figa Gianni Infantino per indurlo a violare le regole -.