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Iran: venti di guerra sul Board of Peace

19
Febbraio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Venti di guerra all’Iran spirano sui media Usa, nel giorno in cui deve riunirsi a Washington il Board
of Peace, il controverso organismo che dovrebbe portare avanti il piano di pace in Medio Oriente (e
non solo). I titoli che dominano le maggiori testate questa mattina dicono che l’apparato militare
degli Stati Uniti nell’area è ormai tale da consentire un attacco in ogni momento, a partire dal fine
settimana, ma che il presidente Donald Trump non ha ancora deciso se e come procedere.
I venti di guerra all’Iran spazzano dai titoli d’apertura l’appuntamento del Board of Peace, che
inizia la propria attività dopo essere stato concordato al vertice di Sharm el-Sheikh a inizio ottobre
ed essere stato formato a margine del Forum di Davos a fine gennaio.

Vi partecipano una ventina di Paesi e, come osservatori, fra gli altri, la Commissione europea e
l’Italia, ma non ci sono molti dei principali Paesi europei, Gran Bretagna, Francia, Germania,
Spagna, Polonia, critici per il carattere ‘privatistico’ del nuovo organismo. Inoltre, l’assenza dal
Board dei palestinesi lo rende, agli occhi dei più, inidoneo a discutere sui futuri assetti della Striscia
di Gaza e della Regione.

Ieri, a Ginevra, sono stati nel frattempo aggiornati i negoziati trilaterali tra Usa, Russia e Ucraina,
per porre fine alla guerra in Ucraina. Le fonti delle parti parlano di progressi, ma i nodi da sciogliere
restano intatti, i territori che Kiev dovrebbe cedere a Mosca e le garanzie di sicurezza da dare
all’Ucraina per metterla al riparo da ulteriori aggressioni.

Veniamo all’Iran, dove i colloqui di martedì a Ginevra pareva preludere a ulteriori trattative, che
dovrebbero svolgersi la prossima settimana o la successiva, ma dove la situazione pare precipitare.
Il New York Times apre così: “L’apparato militare Usa prende posizione per un possibile attacco
all’Iran. Il presidente Trump non ha deciso come procedere, nonostante i colloqui in corso…”.
Il giornale pubblica una mappa dello schieramento navale nell’area delle eventuali operazioni, dove
sta pure arrivando la portaerei Ford per affiancare la Lincoln già schierata. Parallelamente, l’Iran sta
compiendo esercitazioni nel Golfo, che, oggi, saranno congiunte con unità russe.

Il Wall Street Journal rileva che gli Stati Uniti dispongono, ora, in Medio Oriente, “della maggiore
forza aerea dai tempi dell’invasione dell’Iraq nel 2003 e sono pronti a colpire l’Iran”. Ma Trump
“non ha ancora deciso di farlo”. La Cnn ha un titolo quasi fotocopia: “I militari americani preparati
a colpire l’Iran dal fine settimana, ma Trump deve ancora prendere la decisione”.
Fonti della Casa Bianca ieri asserivano che “c’è sempre un motivo per attaccare l’Iran”, ma che
nulla è stato ancora deciso in tal senso.

Axios, che era stato il primo a lanciare l’allarme di un attacco imminente, nonostante da Ginevra
venissero indicazioni di un proseguimento dei negoziati, afferma che “la minaccia di guerra cresce”
e che Trump ha consultato i suoi principali consiglieri sull’Iran – una foto lo mostra col segretario
di Stato Marco Rubio e il segretario alla Guerra Pete Hegseth –.

Anche la Fox abbandona i temi di cronaca interna cui in genere presta più attenzione per raccontare
in apertura un retroscena militare nell’area mediorientale: all’inizio dell’anno, gli Stati Uniti hanno
segretamente trasferito con un ponte aereo dalla Siria all’Iraq circa 6.000 miliziani dell’Isis detenuti
per evitare una loro “catastrofica evasione”. L’Isis è l’organizzazione terroristica integralista che,
nella seconda metà degli Anni Dieci, controllava larga parte dell’Iraq e della Siria.

Infine, Politico riferisce di pressioni degli Usa sulla Nato per un’importante riorganizzazione
dell’Alleanza atlantica, nell’ambito della quale verrebbe a cessare del tutto la presenza nilitare
occidentale in Iraq.