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Il Brasile al bivio

16
Agosto 2026
Di Gianni Pittella

Con l’avvio ufficiale della campagna elettorale, il Brasile si trova davanti a un confronto che va ben oltre la normale alternanza politica.

Da un lato Lula, con una proposta centrata sull’inclusione sociale, sulla lotta alle disuguaglianze e sulla tutela dell’ambiente. Dall’altro Flávio Bolsonaro, espressione di una visione più liberista, deregolatoria e industrialista, politicamente vicina all’universo trumpiano.

Non è soltanto uno scontro tra candidati, ma tra due diverse idee di società e del ruolo che il Brasile dovrà svolgere nello scenario internazionale.

Per chi, come me, ha conosciuto Lula negli anni in cui ero leader del Gruppo socialista al Parlamento europeo, è naturale riconoscere il valore di una leadership attenta alla giustizia sociale, alla riduzione delle disuguaglianze e alla responsabilità ambientale.

Ma la posta in gioco va ben oltre le preferenze politiche. Il Brasile è un attore globale, una grande potenza economica e ambientale e, per l’Europa e per l’Italia in particolare, è anche la casa di una delle comunità di origine italiana più numerose e vitali al mondo. Una comunità che ho avuto modo di incontrare molte volte nel corso dei miei anni di attività politica, conoscendone da vicino la forza e il profondo legame con la terra d’origine.

Per questo ciò che accade a Brasilia non può lasciarci indifferenti. Riguarda il modello di sviluppo, la lotta alle disuguaglianze, la tutela dell’Amazzonia, la qualità della democrazia e gli equilibri geopolitici dell’intera America Latina.

La domanda, dunque, non è soltanto chi vincerà le elezioni. È quale Brasile parlerà al mondo domani — e quali valori sceglierà di rappresentare.