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Guerre: gli sviluppi s’intrecciano con l’approccio alle elezioni in Usa e Israele
Di Giampiero Gramaglia
Gli sviluppi delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente sono ormai intrecciati con l’avvicinamento alle elezioni politiche in Israele (fra una settimana, martedì 27 ottobre) e negli Stati Uniti (il voto sarà fra due settimane, il 3 novembre). Le mosse militari e diplomatiche sui fronti di conflitto aperti condizionano quelle politiche dei vari leader coinvolti – e ne sono a loro volta condizionate -.
Nonostante la malattia, il più attivo per la pace resta Papa Leone XIV, che, dopo avere sentito durante il ricovero al Gemelli il presidente russo Vladimir Putin, ha avuto, di ritorno in Vaticano, una conversazione telefonica con il presidente ucraino Vladimir Zelensky: al centro dei suoi sforzi, la crisi umanitaria nella città di Oleshky.
La priorità del presidente Usa Donald Trump è fare scendere i prezzi dei carburanti alla pompa nell’Unione, anche se ciò – talora – significa smentire se stesso e il Congresso: allentare le sanzioni alla Russia e bloccare le nuove da lui avallate; prendersela con l’Ucraina che continua a bombardare le raffinerie russe; acquisire una parte delle riserve di petrolio venezuelane e spingere i Paesi del G7 a sbloccare una parte delle proprie riserve.
Tutte misure che stanno avendo un impatto limitato, perché la causa dell’aumento dei prezzi è senza ombra di dubbio l’aggressione israelo-americana all’Iran: fronte su cui Trump non fa più nulla – almeno per ora e viene da pensare per fortuna -, salvo minacciare di riprendere i bombardamenti dopo il voto di midterm e lasciare l’Arabia saudita a fronteggiare da sola la minaccia degli Huthi, ribelli yemeniti sciiti filo-iraniani.
E prende corpo l’ipotesi, che ieri pareva un ‘ballon d’essai’ lanciato attraverso il Wall Street Journal, di un vertice a tre sull’Ucraina, e non solo, tra Trump, Putin e il presidente cinese Xi Jinping . senza l’ucraino Zelensky. “La Russia propone un vertice trilaterale, che non è stato ancora deciso – rileva il Washington Post – e che aggraverebbe le tensioni tra Washington e Kiev”.
Sul tema del vertice a tre torna, ovviamente, il WSJ, secondo cui Trump sarebbe aperto all’incontro con Putin e Xi e sarebbe pronto a parlare con loro di denuclearizzazione, cioè di regolamentazione ed eventualmente di riduzione degli arsenali atomici.
Per il New York Times, la spinta di Trump a fare accordi con la Russia deriva dalla sua frustrazione nei confronti dell’Ucraina, che non rispetta le sue priorità e i suoi annunci. I passi fatti recentemente dal magnate presidente “riflettono il suo crescente desiderio di normalizzare le relazioni con Mosca anche se ciò significa indebolire ulteriormente quelle con Kiev”.
Uno dei modi in cui questo avviene è evidenziato dal Washington Post: “L’Amministrazione Trump trattiene le batterie Patriot destinate all’Ucraina… I ritardi nell’approvazione del trasferimento all’Ucraina di sistemi anti-missile da Paesi europei Nato alleati degli Usa sancisce il peggioramento della rottura tra Trump e Zelensky”.
Per la Cnn, le relazioni fra Usa e Ucraina vanno peggiorando per la mancanza di sfiducia reciproca tra Trump e Zelensky: “Il rapporto è già logorato dal rallentamento della condivisione dei dati d’intelligence, dalle decisioni sulle sanzioni alla Russia, dagli attacchi ucraini a raffinerie russe…”. E mentre Kiev si chiede se potrà ancora usufruire della rete di Starlink, Mosca sta già sviluppando tecnologie per annullare il vantaggio per l’Ucraina di disporre della rete satellitare di Elon Musk.
Politico lega gli sviluppi della posizione di Trump sull’Ucraina al voto di midterm e scrive che deputati e senatori repubblicani cercano “di salvare l’Ucraina da Trump” e, contestualmente, provano “a salvare il loro seggio prendendo le distanze” dal magnate presidente, ormai al minimo della popolarità.
Sull’altro quadrante dell’attualità internazionale, il Medio Oriente, il Wall Street Journal rileva che il vice-presidente JD Vance – contrariamente a Trump – non dà il suo endorsement a Netanyahu. Il premier israeliano ha incontrato il segretario alla Guerra Usa Pete Hegseth, che ha fatto una visita non annunciata in Israele.
Fra le mosse diplomatiche, c’è pure la visita in Iran del ministro degli Esteri russo Serguiei Lavrov. Fra le mosse militari, ha rilievo l’attacco degli Huthi contro il campo al-Alam delle forze regolari yemenite nella provincia meridionale di Shabwa, che ha fatto almeno venti vittime e decine di feriti.





