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Dazi: Corte Suprema lo boccia, Trump non ci sta e ne impone di nuovi
Di Giampiero Gramaglia
La Corte Suprema degli Stati Uniti boccia i dazi imposti dal presidente Donald Trump, giudicando inadeguata la base legale utilizzata, e lui rilancia decidendone di nuovi, universali, del 10%, dopo essersela aspramente presa con i giudici che gli hanno votato contro.
Il verdetto della Corte Suprema, che affossa i dazi e frena la corsa al primato dei poteri dell’esecutivo sul legislativo, è stato preso a maggioranza, 6 a 3. Tre giudici conservatori, fra cui due scelti da Trump, hanno votato con i soli tre giudici progressisti.
Tutti i più importanti media Usa giudicano la sentenza “una pesante sconfitta” di Trump, la cui risposta di rilanciare e alzare la barra invece che accettare ed applicare il verdetto “aggiunge nuove incertezze al commercio globale”, scrive il New York Times.
L’incertezza e la confusione sono grandi. Gli accordi commerciali conclusi dall’Amministrazione Trump in tutto il Mondo proprio sotto la minaccia dei dazi, sono ora in bilico, come la possibilità per gli importatori di chiedere rimborsi dei dazi pagati e per i consumatori di chiedere indennizzi per gli aumenti subiti causa dazi.
Politico parla di “rara sconfitta per il presidente Trump”, inflittagli “da una Corte tendenzialmente a lui favorevole” e di “un’importante sconfessione del suo programma economico”. New York Times e Washington Post sottolineano, con parole analoghe, che i dazi sono il primo caposaldo dell’agenda presidenziale a essere sottoposto al vaglio della Corte Suprema e che il contenzioso comporta per Trump una pesante sconfessione della sua linea economica e una macchia politica.
In una conferenza stampa poche ore dopo la decisione della Corte Suprema, il presidente, che è apparso furioso, ha definito i giudici “pazzi e leccapiedi” e ha detto di provare “vergogna” per alcuni di essi e di considerarli “una disgrazia”, evocando interferenze nella sentenza d’interessi stranieri. Ha invece elogiato i te giudici che hanno difeso i dazi da lui imposti, due suoi fedelissimi, le cui mogli sono sue suffragette, Clarence Thomas e Samuel Alito, e uno da lui nominato, Brett Kavanaugh.
“Profondamente irritato” dalla sentenza, Trump ha detto che la aggirerà e troverà modo per imporre i nuovi dazi del 10%, dopo che i giudici hanno bocciato il ricorso all’International Emergency Economic Powers Act, in quanto non sussiste una situazione d’emergenza, e hanno ricordato i poteri del Congresso in materia di dazi e, in generale, sui temi fiscali.
Le basi legali dei provvedimenti presi dall’Amministrazione Trump erano stati, fin dall’inizio, contestati da numerosi giuristi. La legge cui Trump s’appella per i nuovi dazi del 10% ne limita la durata a 150 giorni.
Non è ancora chiaro, anche per la reazione di Trump, quale sarà l’impatto della sentenza per gli importatori americani e per gli esportatoti di tutto il monto e neppure per i consumatori americani. Ma appare chiaro che il verdetto è stato accolto con sollievo anche da molti deputati e senatori repubblicani, che temevano che i dazi affossassero le loro chanches di rielezione al voto di midterm del 5 novembre..
La giornata di ieri è stata scandita da due ondate di notizie successive, entrambe segnate da raffiche di breaking news: la sentenza della Corte e la reazione di Trump, la cui Amministrazione, nel primo anno del secondo mandato, aveva spesso goduto di una certa benevolenza dei giudici supremi nei suoi confronti: sei su nove sono conservatori e tre sono stati scelti da Trump nel suo primo mandato.
Da segnalare che la sentenza della Corte Suprema s’è innestata su una giornata già negativa per l’economica statunitense: i dati sull’andamento del Pil nell’ultimo trimestre dell’anno scorso mostrano un brusco rallentamento della crescita all’1,4, anche per effetto del più lungo shutdown nella storia degli Stati Uniti (ma pure i dazi hanno inciso)
Il dato è al di sotto delle previsioni e, secondo il NYT, conferma che l’economia cresce, ma crea pochi posti di lavoro.
Quando è arrivata la sentenza sui dazi della Corte suprema, Trump era alla Casa Bianca e stava incontrando i governatori. Uno dei suoi assistenti, riporta la Reuters, gli ha passato una nota e lui, visibilmente irritato, ha esclamato che doveva “fare qualcosa per questa Corte”, usando un termine insultante.
I nove giudici della Corte Suprema americana vengono nominati dal presidente e poi devono essere confermati a maggioranza dal Senato. Nell’attuale massimo tribunale il presidente John Roberts, che ha votato contro i dazi di Trump, è stato nominato dal presidente George W. Bush nel 2005.
L’altro ‘traditore’, il conservatore Neil Gorsuch, è stato il primo giudice della Corte Suprema scelto da Trump nel 2017. Ha votato con i liberal anche Amy Barrett, scelta da Trump nel 2020.





