News

Energia e difesa, Bruxelles apre alla clausola di salvaguardia: dialogo con l’Italia

27
Ottobre 2026
Di Giampiero Cinelli

Prosegue il confronto tra Italia e Commissione europea sull’applicazione della clausola di salvaguardia per energia e difesa, uno dei temi che hanno accompagnato la preparazione della manovra economica. Bruxelles ha trasmesso al governo italiano ulteriori chiarimenti sulle misure che potrebbero rientrare nel meccanismo, dopo la raccomandazione favorevole espressa lo scorso 8 ottobre.

L’obiettivo è definire con maggiore precisione quali interventi possano essere considerati ammissibili, consentendo all’Italia di sfruttare le opportunità offerte dalla clausola. L’apertura europea non costituisce tuttavia un’approvazione automatica delle singole misure, che resteranno soggette alle valutazioni della Commissione.

«Continuiamo a essere in contatto costruttivo con le autorità italiane sull’utilizzo concreto della clausola», ha dichiarato un portavoce comunitario.

Dall’efficienza energetica ai trasporti, gli interventi sotto esame

Il confronto riguarda i settori indicati dall’Italia nella richiesta presentata l’11 settembre, sui quali la Commissione ha fornito indicazioni più dettagliate.

Tra le misure potenzialmente ammissibili figurano l’elettrificazione delle abitazioni e l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati, comprese scuole, università e strutture ospedaliere.

Sono inoltre considerati gli incentivi mirati alle energie rinnovabili e al fotovoltaico, le garanzie pubbliche per favorire la decarbonizzazione delle attività produttive e gli investimenti nelle infrastrutture ferroviarie, nel trasporto pubblico e nella mobilità urbana sostenibile.

Il perimetro degli interventi comprende anche il potenziamento dei sistemi di accumulo, la flessibilità del sistema energetico e i biocarburanti.

La Commissione ha però precisato che le prime indicazioni non vincolano le successive verifiche. Anche dopo un eventuale via libera del Consiglio, misure non adeguatamente calibrate potrebbero essere giudicate non ammissibili. Per questo Roma attende di conoscere con maggiore precisione i criteri che Bruxelles applicherà ai singoli interventi.

Le esclusioni: accise, sussidi ai combustibili fossili e aiuti sulle bollette

Un primo chiarimento era arrivato già ad agosto, quando l’esecutivo europeo aveva indicato attraverso apposite linee guida le categorie di spesa escluse dalla clausola.

Tra queste rientrano i tagli alle accise e alle altre imposte sui combustibili fossili, i prezzi calmierati, i sussidi ai combustibili fossili, i sostegni collegati al reddito in generale e gli aiuti destinati ad attenuare il peso delle bollette.

Le indicazioni distinguono quindi gli investimenti rivolti alla trasformazione del sistema energetico dalle misure di sostegno economico che non rispondono ai requisiti previsti.

Ecofin di novembre e clausola in vigore fino al 2028

L’interlocuzione tra Roma e Bruxelles è destinata a proseguire in vista dell’approvazione della richiesta italiana, attesa sul tavolo dell’Ecofin della seconda settimana di novembre, con la possibilità che il confronto si prolunghi ulteriormente.

Dopo il voto di novembre, la clausola resterà in vigore fino al 2028. L’Italia dovrà trasmettere alla Commissione, due volte all’anno, entro il 15 aprile e il 15 ottobre, un elenco aggiornato delle misure adottate, accompagnato dai relativi costi e dalla documentazione necessaria a dimostrare il rispetto dei requisiti.

Per alcune tipologie di intervento sono previsti criteri particolarmente precisi. Nel caso degli edifici, per esempio, Bruxelles richiede che i lavori corrispondano a una ristrutturazione media o profonda.

Secondo la classificazione europea richiamata dalla Commissione, una ristrutturazione profonda deve portare l’edificio a consumi energetici quasi nulli, mentre quella media deve garantire almeno il 30% di risparmio di energia primaria.

Patto di stabilità, resta distinta la richiesta sulla flessibilità

Accanto al confronto sulla clausola di salvaguardia, il governo italiano continua a chiedere una maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole del Patto di stabilità, per tenere conto dell’inflazione e di questioni legate all’utilizzo dell’extragettito Iva.

Su questo punto, tuttavia, Bruxelles mantiene una posizione distinta. Il nuovo Patto di stabilità è costruito sul controllo della spesa e non delle entrate: un eventuale aumento del gettito fiscale non comporta quindi, di per sé, la possibilità di ampliare i margini di spesa pubblica.

Sul fronte agricolo, infine, il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen ha dichiarato che valuterà gli aiuti del fondo agricolo Pac per contrastare gli effetti del rincaro dei carburanti.