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Caro carburanti, Unem al governo: «No a nuovi prelievi, a rischio investimenti e sicurezza energetica»

29
Agosto 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

Mentre il governo valuta nuove misure selettive contro il caro carburanti e cerca le risorse necessarie per finanziarle, l’industria petrolifera mette in guardia Palazzo Chigi dall’ipotesi di nuovi interventi fiscali sul settore. In una lettera inviata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, Unem avverte che ulteriori prelievi, compresa l’eventuale riproposizione di meccanismi sugli extraprofitti, rischierebbero di ridurre la capacità di investimento delle imprese e di rendere l’Europa ancora meno attrattiva per i grandi operatori internazionali.

Il presidente dell’associazione Gianni Murano sottolinea infatti come diversi gruppi stiano già valutando di indirizzare nuovi capitali verso aree del mondo considerate più competitive. Una dinamica che, secondo Unem, potrebbe avere conseguenze non soltanto industriali, ma anche sulla sicurezza energetica europea, aumentando la dipendenza dalle importazioni di prodotti raffinati e mettendo sotto pressione occupazione qualificata e competenze sviluppate negli impianti italiani.

Alla base della posizione dell’associazione c’è una lettura precisa dell’attuale tensione sui mercati energetici. Il problema, sostiene Unem, non sarebbe tanto la disponibilità di greggio quanto la progressiva riduzione della capacità di raffinazione europea, diminuita negli ultimi anni di diversi milioni di barili al giorno. Secondo l’associazione, le politiche energetiche dell’ultimo decennio hanno concentrato l’attenzione sugli obiettivi di decarbonizzazione senza accompagnarli con una strategia altrettanto efficace sulla sicurezza degli approvvigionamenti. La chiusura di numerosi impianti nell’Unione europea avrebbe così accresciuto la necessità di acquistare dall’estero benzina, gasolio e altri prodotti già raffinati, rendendo il sistema più esposto alle tensioni internazionali.

Unem ricorda inoltre che il comparto italiano ha già assorbito l’incremento dell’Irap previsto dal decreto dello scorso febbraio. Allo stesso tempo, rivendica il contributo dato al contenimento dei prezzi alla pompa. Nei primi sette mesi del 2026, al netto delle imposte, i prezzi industriali italiani sarebbero risultati mediamente inferiori alla media europea di circa 3 centesimi al litro per la benzina e 8 centesimi per il gasolio. Applicando il differenziale ai volumi complessivamente venduti, secondo i calcoli dell’associazione il minor costo rispetto alla media europea avrebbe raggiunto circa un miliardo di euro.

Un altro elemento richiamato dai petrolieri riguarda la redditività della raffinazione. Nell’area mediterranea europea il margine lordo medio tra gennaio 2021 e luglio 2026 sarebbe stato pari a 4,6 dollari al barile, un livello che Unem indica come inferiore ai costi operativi medi delle raffinerie più complesse. Da qui la richiesta di evitare misure fiscali costruite sulla base delle sole fasi positive del ciclo.

«La raffinazione è ciclica», osserva Murano: ai periodi, spesso lunghi, di margini bassi o negativi si alternano fasi più brevi di maggiore redditività. Intervenire fiscalmente soltanto in queste ultime, secondo l’associazione, rischia di produrre lo stesso effetto registrato dopo la tassa europea sugli extraprofitti del 2022, spingendo i grandi gruppi a privilegiare investimenti in altri mercati proprio mentre servirebbero nuove risorse per riconvertire gli impianti e accompagnare la transizione energetica.

Per Unem il punto centrale resta quindi la stabilità del quadro regolatorio. La trasformazione delle raffinerie, lo sviluppo di nuovi carburanti e la riconversione degli impianti richiedono investimenti rilevanti e tempi lunghi. «Gli investimenti nella conversione industriale richiedono orizzonti temporali lunghi e non possono convivere con misure che aumentano l’incertezza o penalizzano la capacità di investimento delle imprese», sostiene Murano.

Il messaggio al governo arriva mentre l’esecutivo studia come intervenire sull’aumento dei prezzi dei carburanti evitando misure generalizzate. Per l’industria, però, la ricerca di nuove risorse non dovrebbe tradursi in una pressione aggiuntiva sulla raffinazione: la priorità, sostiene Unem, dovrebbe essere preservare la capacità produttiva nazionale ed europea e garantire gli investimenti necessari per accompagnarne la trasformazione.