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AEI: i piloti d’elicottero non possono mancare, i droni sono solo alleati
Di Giampiero Cinelli
Trasporto, volo sportivo, elisoccorso sanitario, operazioni antincendio. Sono solo alcune delle cose che può fare un elicottero. Non a caso questo mezzo viene impiegato in attività di interesse pubblico e privato, è richiesto da istituzioni e cittadini. Eppure, dietro il volo di un elicottero c’è un mondo. Spesso poco conosciuto. Per far sì che le eliche girino, servono tante risorse e requisiti che attengono sia ai mezzi che ai piloti. Gli sviluppi normativi possono aiutare o creare difficoltà, mentre i costi oggi sono il banco di prova in ottica futura. Di come sta il settore abbiamo parlato con Alessio Costantini, Presidente di AEI (Associazione Elicotteristica Italiana), ente all’interno di Confindustria, che rappresenta le istanze di produttori, addetti e piloti.
Dottor Costantini, uno degli allarmi principali sembra essere la disponibilità di personale.
«Assolutamente. Formare un pilota d’elicottero costa, solo nella fase iniziale, circa 100.000 euro. Sono costi sostenuti da chi vuole formarsi presso aziende specializzate. Poi i costi per l’aumento delle competenze dei piloti sono generalmente sostenuti dalle aziende, ma non dobbiamo sottovalutare appunto la barriera iniziale. Che non è solo economica ma ha a che fare con scelte di vita impegnative, vista la mobilità richiesta ad un pilota. Non abbiamo ancora statistiche precise, ma ci sembra molto chiaro che se non si fa qualcosa la disponibilità di piloti in futuro si ridurrà e questo è un problema anche per le attività di soccorso e sicurezza. Noi come AEI vogliamo fare la nostra parte ma dovrà farla anche il pubblico. Porremo la questione con decisione e siamo disposti a chiedere un piano di sovvenzioni che supporti la formazione».
Soccorso e antincendio sono ovviamente vitali per la sicurezza, che impatto ha in questo la legislazione che spesso cambia?
«Gli aspetti normativi impattano certamente. Si tratta di un’attività ultra-regolata da un punto di vista tecnico, e questo è giusto perché l’obiettivo primario di tutti è la sicurezza delle operazioni. Tuttavia, si assiste a volte ad una sovraproduzione di norme che da un lato mettono in difficoltà le aziende, dall’altro producono costi. Occorre mirare ad un equilibrio tra norme e tutela della sicurezza, evitando una sovrabbondanza che è inutile e dannosa. Inoltre, c’è un tema di uniformità delle regole a livello dei vari stati membri. Per evitare gap competitivi tra imprese appartenenti a stati diversi, ci teniamo a far capire che le disposizioni operative si intrecciano sempre con esigenze tecniche molto complesse. Faccio un esempio: chiedere nei contratti un preciso tempo di volo, o contemplare un certo numero di ore in esubero che l’azienda erogatrice del servizio non prevede, apre a ragionamenti sui mezzi da usare e sul personale, consapevoli che fuori dall’Italia può esserci qualcuno in grado di rispettare quegli standard, ma la cosa più giusta è che sul piano europeo si trovi il modo di armonizzare, generando omogeneità nelle condizioni di esercizio e nella valutazione dell’idoneità psicofisica. Questo è un impegno che AEI vuole portare avanti con EASA, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea ed ENAC. Detto questo, non vanno in effetti trascurati gli effetti di un eccesso normativo».
Nel discorso sulle policy e sulla cooperazione pubblico-privato, influisce il tema della composizione della spesa pubblica…
«Sì. La distribuzione della spesa tra Stato e regioni, le decisioni sugli investimenti, i tagli e le prestazioni hanno una ricaduta anche sul lavoro elicotteristico. Spesso i tagli ai presidi ospedalieri sono sembrati più sostenibili proprio in virtù del fatto che un elicottero avrebbe potuto percorre la distanza necessaria a raggiungere l’ospedale accessibile nelle operazioni di soccorso. Possiamo farlo, ma ha un costo, è complesso, articolato e c’è bisogno di personale. Ecco perché le valutazioni sulla gestione economica devono sempre essere a tutto tondo».
Quali sono i tavoli di settore utili a condividere certe questioni?
«Nel 2027 ospiteremo European Rotors che è l’esposizione europea più importante per il settore elicotteristico e sarà a Milano. Va detto che assieme alla parte espositiva, ci sono aree di formazione e confronto. Dedicheremo sicuramente un focus importante a tutti questi aspetti, molto sentiti da noi e dai nostri associati».

Venendo invece al volo elicotteristico sportivo e per trasporto, ci sono novità normative e questioni principali?
«In merito al trasporto non abbiamo ancora una riforma organica e anche qui sarebbe giusto razionalizzare il piano regolatorio e le richieste di ambito tecnico. Lo dico perché in realtà il trasporto in elicottero ha potenzialità e potrebbe essere sfruttato meglio, ovviamente sempre se integrato con gli altri mezzi. Viaggiare in elicottero può essere infatti flessibile, si possono raggiungere punti difficili e si può beneficiare di varie superfici d’atterraggio, tra eliporti e altre superfici, grazie alle recenti liberalizzazioni. Allo stesso tempo, però, negli ultimi anni abbiamo riscontrato un incremento molto significativo dei costi, dalle parti di ricambio al fuel. Ciò a causa delle crisi internazionali. L’obiettivo sarebbe quindi trovare le chiavi per rendere il servizio più adatto alle più ampie fasce di consumatori, oltre chiaramente a supportare gli operatori».
Qualcuno potrebbe dire: con i droni, abbiamo ancora bisogno di elicotteri?
«Un drone non può ancora e non potrà sostituire l’operatore umano nelle operazioni di soccorso e in caso di incendi; ma non siamo affatto ostili a questi nuovi velivoli, anzi vediamo grandi opportunità di sviluppo e di mercato, anche in complementarietà con gli elicotteri e gli elicotteristi. Pensiamo ad esempio alla individuazione di aree colpite da incendio oppure, fuori dalle emergenze, le attività di carico, di fertilizzazione dei campi, di ricognizione. Vogliamo valorizzare le potenzialità lavorando in Europa per minimizzare i rischi per la popolazione e l’inquinamento acustico».
Concentriamoci infine proprio su chi gli elicotteri li guida. Sulle persone sotto la divisa.
«Stiamo negoziando il rinnovo del contratto collettivo nazionale piloti di ala rotante. C’è un aspetto retributivo per i piloti, connesso a necessità di flessibilità di gestione nelle basi dislocate su tutto il territorio nazionale, e all’obiettivo di un recupero di produttività. Si sta valutando con tutte le parti coinvolte se il recupero di produttività sia compatibile con le esigenze dei lavoratori e le normative vigenti».





