Innovazione

L’albo degli Innovation manager non deve morire. Spieghiamo il perché

30
Dicembre 2022
Di Daniele Bernardi

Nel 2019, quando al Ministero dello Sviluppo economico sedeva ancora l’allora dirigente del MoVimento 5Stelle Luigi Di Maio, venne istituito un registro professionale che si diceva dovesse “qualificare i manager dell’innovazione”. Dove per “manager dell’innovazione”, o innovation manager, si intendevano quelle figure professionali volte a supportare le aziende nella transizione tecnologica e digitale verso il modello dell’Impresa 4.0 (di cui già a lungo abbiamo parlato in questo giornale).

Un albo da non confondere con quello degli “esperti di innovazione tecnologica”, che raccoglie 268 nominativi di “personalità in materia di ricerca e sviluppo precompetitivo per la valutazione dei progetti di innovazione tecnologica”.

Dai più conosciuti, come quelli dei medici e degli avvocati, ai meno noti, come quelli sopracitati, sono tantissimi gli albi professionali attualmente attivi in Italia. Il problema è che spesso essi vengono erroneamente confusi, scambiati, non sono adeguatamente aggiornati o pubblicizzati e, cosa forse ancora più pericolosa, non ne viene sfruttato a pieno il potenziale.

L’ultimo esempio è appunto quello dell’albo dei manager dell’innovazione, o “innovation manager” (come vennero presentati all’epoca del Decreto Ministeriale). Le imprese che si servivano della consulenza degli Innovation manager (certificati), potevano beneficiare di un “Voucher per l’Innovation Manager”, una fetta di quei 50 milioni di euro che vennero stanziati con legge di bilancio per le annualità 2019 e 2020 (poi rinnovato per il 2021).

Complessivamente, sono quasi 500 gli iscritti all’albo da quando è stato aperto, 50 coloro la cui iscrizione è stata revocata e 73 gli iscritti nel solo 2022. Un dato incoraggiante che ci dimostra l’esistenza di un ottimo bacino di professionisti qualificati e pronti a traghettare le nostre aziende nella nuova rivoluzione industriale.

Stando ai dati forniti dal MISE, al 2020 erano circa qualche migliaio le aziende richiedenti il Voucher, non molte. Anche se, secondo un’analisi di Banca Ifis, meno di mille PMI su quasi 800 mila esistenti in Italia avrebbe avuto i requisiti in regola per il suo ottenimento. Ad ogni modo, a gennaio 2021, l’erogazione del Voucher non è stata riconfermata, mandando all’aria l’incentivo che le aziende avevano di servirsi di consulenti specializzati per rinnovarsi.

In questo modo, l’albo degli innovation manager, seppur aggiornato costantemente da parte dei funzionari del Ministero, ha perso sicuramente una delle sue più importanti funzioni. Ma rischiamo di perdere anche molto di più…  

Spesso nel passaggio di consegne da un Ministro all’altro, peggio ancora se a cambiare è tutta la regia di governo, accade che parte del lavoro svolto da chi esce venga presto abbandonato da chi entra. Se però a farne le spese è la competitività del sistema economico e imprenditoriale italiano e un bacino di giovani talenti qualificati, urge trovare quanto prima una soluzione.

Fortunatamente, un think thank di giovani under-35 si è interessato alla questione e intende proporre al MISE un lavoro di riqualificazione dell’albo degli innovation manager.

Il suo nome è Volano, un’organizzazione di giovani professionisti, dai diversi rami della società, “con una missione” comune: supportare il sistema paese nella creazione di nuovi posti di lavoro e nella formazione di una nuova classe dirigente in grado di guardare al domani e investire nel vantaggio competitivo che l’Italia ha nel mondo. “L’Italia ha bisogno di generare motori di sviluppo, economico e sociale. Vogliamo formare i futuri Civil Servant per perseguire questa nostra Missione”.

Il primo obiettivo pare essere quello di riportare visibilità all’albo e consegnarlo all’attenzione del nuovo inquilino di Via Veneto, Adolfo Urso. Sperando che il “Made in Italy” nella nuova denominazione del Ministero si riveli un cambiamento concreto oltre che di forma, andando a tutelare quel valore aggiunto che fino ad oggi ha contraddistinto le nostre imprese e i nostri lavoratori.