di Paolo Bozzacchi 

Fabrizio Giugiaro non è solo una delle firme più prestigiose dell’automotive. E’ un simbolo della creatività italiana che realizza progetti nei settori automotive, architettura e design puro.

 

Fabrizio Giugiaro, lei non è una firma legata solo all’automotive, ma sinonimo di creatività italiana nel mondo. Quali sono i progetti creativi che la stanno affascinando di più e perché?

Storicamente la divisione industriale Giugiaro, poi architettura (nostro vero business oggi), nasce dal metodo utilizzato dal settore auto.

Il nostro metodo auto è diverso da quello delle grandi case automobilistiche perché la nostra società, fondata nel ‘68, doveva comunque mantenersi e fare profitto. Non come un centro stile di un grande marchio automobilistico, che ha la possibilità di avere migliaia di designer al lavoro quotidianamente, tra cui poi selezionare le creazioni destinate a diventare prodotti di mercato. Il nostro metodo era ed è quello di arrivare immediatamente al dunque, con forme immediatamente realizzabili sotto forma di prodotti. Siamo talmente specializzati in questo che il gruppo di designer non ha più bisogno di supporto tecnico. E questo metodo lo sfiora anche la nostra divisione architettura.

 

Che momento vive il design italiano e come si sta evolvendo il concetto di stile in Italia e nel mondo?

E’ il momento dei designer spettacolo. Faccio un esempio che non va preso come provocatorio: Lapo Elkann ha realizzato il nuovo logo del CONI. E’ il segno che il design si è evoluto in un momento molto più di PR che di altro. La firma sta superando l’oggetto in sé. Per noi Giugiaro è diverso. Gli oggetti che realizziamo spesso non hanno il nostro nome, ma continuano a far parlare di noi. Noi forniamo un servizio.

 

Lei è Presidente di Giugiaro Architettura (GFG), che sta andando molto bene. Quali sono i mercati più interessanti oggi per la creatività italiana e che spazio occupa l’Italia nella Vostra attività?

La nostra divisione Architettura realizza al 90% progetti per l’Italia. Siamo sempre più specializzati nell’utilizzare la nostra esperienza creativa per riqualificare sedi industriali o palazzi antichi importanti. Un esempio: la Galleria delle Carrozze della Stazione Centrale di Milano. Stiamo anche ultimando la sede Italgas a Torino.  Non facciamo solo riqualificazione però. Va ricordato, ad esempio, che abbiamo firmato il nuovo stadio della Juventus.

La divisione design è molto più votata all’internazionale. I principali mercati di riferimento sono gli USA, il Giappone, la Cina e l’Italia. Realizziamo dai trattori ai treni, fino al sistema ferroviario inglese e all’orologio Sony.

La divisione auto è rinata per servire l’Asia e la Cina in particolare. Il Covid ha rallentato il processo, ma c’è già un gran ritorno con una nuova metodologia sorprendente: pensate, abbiamo quattro nuovi clienti senza averli mai incontrati.
Il progetto di una supercar Vision 2030 (con la quale ho partecipato con Supercar Owners Circle alla 1000Miglia) merita una menzione particolare. Anzitutto perché dai Sauditi per la “2030” ho avuto completa carta bianca per realizzare una vera show car.

Poi c’è il contratto con Bizzarrini (ex socio Aston Martin) che significa anche ritorno al passato, visto che mio padre aveva disegnato per Bizzarrini un’auto molti anni fa.

 

Parliamo di automotive. Da precursore ha disegnato nei primi anni ’90 la “Lucciola”, la prima auto elettrica. Da allora il green è diventato una realtà, anche per le supercar. Ma con tra supercar ed elettrico c’è una sorta di amore-odio...

L’amore-odio sta nel legame col rumore, col rombo del motore. In realtà siamo legati alle supercar per le prestazioni e quelle delle elettriche sono notevolmente superiori a quelle dei motori termici. La trazione del futuro sarà senz’altro elettrica, ma non dobbiamo nasconderci: le batterie sono ancora un problema. Anche nella 1000miglia il mio problema principale era arrivare alla presa di corrente.

Non c’è solo il problema delle colonnine, ma soprattutto quello dello smaltimento delle batterie a fine vita.
Per risolverlo serve qualcosa di nuovo, e l’idea di lavorarci mi stuzzica parecchio. Al momento il full electric per tutti è un’utopia. Toyota produrrà presto un motore ibrido a zero emissioni. E questa potrebbe essere la strada.

Con l'elettrico abbiamo anche sdoganato l’epoca dei nuovi carrozzieri. E’ un'opportunità pazzesca per tutti i carrozzieri.


Quale domanda le viene posta più spesso dai Members provenienti da tutto il mondo durante gli eventi di Supercars Owners Circle? Una supercar one-off?

Non realizziamo one-off, quindi non ho questo problema. Non abbiamo questa capacità. I momenti SOC con i members sono preziosi per noi. L’unica domanda che mi pongono è sull’autonomia del motore elettrico: quanto ci vuole per ricaricarla? L’auto è libertà, le supercar ti danno qualcosa in più. Ma l’esperienza è tale se rimane “no limits”.

 

Cosa chiede il settore del design italiano alla politica? Di cosa avete più bisogno in questa fase?

Un po’ di serietà. Molto comodo farsi fotografare accanto a una macchina elettrica e dire: “Siamo green!”. E’ molto pericoloso giocare con questa situazione. Bisogna senza dubbio abbassare le emissioni delle auto. Ma anche lavorare alla sostenibilità dell’elettrico. E su questo bisogna essere seri.
 

Ogni creativo ha un progetto da sogno che magari non è ancora riuscito a realizzare? Lei ne ha uno? Qual è?

Il sogno è che il cliente sia che sia una piccola o grande casa ci dia fiducia. Il sogno è carta bianca, come è stato per Vision2030.