di Alessandro Caruso
 

La città veloce. Ha scelto un claim futurista il sindaco di Pesaro Matteo Ricci per il Forum delle città che si è svolto la scorsa settimana. La rassegna, organizzata dalle Autonomie locali italiane, l’associazione che lui presiede, ha avuto, non a caso, l’attenzione di molti ministri, proprio perché sui comuni si gioca una partita importante in ottica Pnrr. Ma Ricci lo ha spiegato chiaramente: «Dobbiamo essere veloci per sfruttare bene questa occasione». E la velocità passa per la semplificazione burocratica, la connettività e la smart mobility. Tutte tematiche su cui le autonomie hanno lanciato qualche idea interessante.

Quali sono le priorità per rendere più efficace la fruizione del Pnrr per i comuni?
«La priorità in assoluto è la velocità, temiamo che l’Italia non riesca a rispettare i tempi per spendere le risorse messe in campo dall’Europa. Per questo serve una semplificazione del paese, questa è la grande occasione, dobbiamo sfruttarla».

Su questo punto il Covid ha fornito nuovi spunti per velocizzare i processi burocratici. 
«Esattamente, il sistema dell’autocertificazione ha introdotto un criterio nuovo per l’organizzazione della burocrazia, quello del controllo ex post, che è un criterio molto anglosassone. Ad esempio, quando abbiamo distribuito i buoni spesa lo abbiamo fatto velocemente perché abbiamo rimandato a dopo i controlli, che poi sono stati anche severi, ma non hanno impedito di rallentare un processo per pochi disonesti. Si tratta di una sfida culturale che è stata lanciata al paese e pensiamo che possa introdurre un cambiamento epocale. Perché non pensare di applicare lo stesso sistema a tutti i livelli?».

Per “velocizzare” questo cambiamento potrebbe essere utile rivedere la ripartizione dei poteri per rendere i comuni più forti?
«Assolutamente sì, del resto sarebbe un cambiamento coerente con la visione “glocal” verso cui sta andando il mondo. Rafforzare i comuni ed evitare una centralizzazione regionale, cosa che è avvenuta negli ultimi anni, penso possa essere utile anche per velocizzare i processi di spesa di fondi statali, senza l’intermediazione degli enti regionali».

Tema mobilità, il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini ha detto che per rendere più efficace la smart mobility sarebbe opportuno ridurre il numero di aziende fornitrici dei servizi. È d’accordo?
«No, si rischierebbe di penalizzare la concorrenza. La presenza di varie aziende nelle nostre città sta facendo in modo che alcuni servizi siano molto efficaci e a buon mercato per i fruitori. E c’è una rincorsa a fornire mezzi sempre più efficienti e all’avanguardia. Quindi non credo che la risposta per implementare la smart mobility sia quella di abbassare la concorrenza, semmai il contrario».

Per migliorare il servizio servirebbe anche una migliore connettività urbana, quali sono le vostre proposte alla politica su questo tema?
«Una gran parte delle risorse del Pnrr andrà al digitale e al 5G. Sono investimenti strategici per rendere davvero intelligenti le nostre città. Ma l’innovazione va avanti veloce e le città dovranno sapersi adeguare a questa velocità. Mi auguro che il governo faccia in modo di non sprecare questa grande opportunità».  

Durante il Forum delle città avete anche parlato di immigrazione. La ministra degli Interni Luciana Lamorgese insiste sulla soluzione europea per contrastare l’immigrazione. Di quali strumenti hanno bisogno i comuni?
«I sindaci sono disponibili sull’accoglienza a fare la loro parte, chiediamo però che venga utilizzata la vecchia rete dell’accoglienza diffusa, solo così l’integrazione è possibile. Quando si concentrano sui piccoli centri dei numeri esagerati di persone da accogliere si rischia di fare danni. Lamorgese lo sa e spero davvero che segua questo modello senza dare troppi poteri ai prefetti, che in passato hanno fatto scelte discutibili che hanno creato molti disagi nelle città».