In occasione del dodicesimo anniversario del tragico terremoto che sconvolse L’Aquila il Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, dichiara: “Dopo quel tragico evento è iniziato un complesso, e tuttora incompiuto, percorso di ricostruzione e recupero del patrimonio edilizio, del tessuto economico, così come dei luoghi, delle tradizioni e dei ritmi di vita espressione dell’identità storica e civile di quella comunità”.

L’avvento della pandemia non ha aiutato la ricostruzione, ma il Piano nazionale di ripresa e resilienza riconosce nei territori colpiti dai terremoti uno degli ambiti nel quale è necessario intervenire in modo specifico. La via per il rilancio passa anche attraverso la rinascita di quei territori provati da tempo. “Una sfida e, al tempo stesso, una straordinaria opportunità che non va sprecata” aggiunge Fico.

I 309 rintocchi risuonati tra le vie dell'Aquila, vogliono essere un monito non solo per ricordare le vittime di quel tragico evento, ma anche un pungolo per spingere la pubblica amministrazione ad accellerare per risanare quanto prima le cicatrici di tutti quei piccoli borghi che rendono unico il nostro Paese. Per questo ADSI, nel ricordare il tragico evento, torna a chiedere che venga predisposta una normativa nazionale unica per le ricostruzioni dopo le grandi catastrofi, nella quale sia adeguatamente considerato il patrimonio immobiliare storico-artistico.

«È più che mai necessario introdurre un quadro normativo chiaro, certo e snello per affrontare le future ricostruzioni, in un clima di fiducia tra tutti i soggetti coinvolti», ha affermato Giacomo di Thiene, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, rivolgendosi in primis al Ministro della Cultura Dario Franceschini e al Commissario straordinario alla ricostruzione Giovanni Legnini.

«Se non si definiscono procedure collaudate prima di una prossima emergenza, si rischia che davanti ad ogni ricostruzione si debba ripartire sempre da zero. Specialmente per quanto riguarda il patrimonio culturale - così diffuso su tutto il territorio e difficilmente gestibile con le norme generali – il pericolo reale è che il restauro non venga correttamente finanziato: non per cattiva volontà, ma per inadeguatezza degli strumenti a disposizione», ha continuato di Thiene.

A maggior ragione se si tiene conto che le dimore storiche private, in Italia, rappresentano circa il 17% del patrimonio immobiliare storico-artistico soggetto a vincolo: un vero polo di attrazione e un volano economico – che peraltro non è possibile delocalizzare altrove - per i territori nei quali insistono. «Questi beni, spesso situati in piccoli centri - il 29% si trova in comuni sotto i 5.000 abitanti – da un lato rappresentano un elemento strategico per la ripartenza del Paese, dall’altro si caratterizzano per una valenza architettonica e storico-artistica che ne determina un interesse pubblico da preservare, così come definito dalla Costituzione e ribadito da una delle ultime ordinanze per la gestione della ricostruzione post terremoto del 2016. Tutelarli con apposite norme, quindi, significherebbe riconoscere la centralità di un patrimonio unico al mondo, che deve continuare ad essere tramandato alle generazioni future così come è giunto a noi nei secoli. Bisogna infatti evitare che le catastrofi, a cui è esposta per sua natura l’Italia, determinino la perdita irrimediabile di tali beni: per queste ragioni è più che mai necessario farsi trovare consapevoli e pronti anche dal punto di vista normativo», ha concluso il Presidente di Thiene.

 

 

 

Flavia Iannilli

 

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