di Paolo Bozzacchi

 

Un sorpasso affatto scontato. Soprattutto con la tendenza a comprare locale innescata dalla pandemia. L'Italia ha raggiunto per la prima volta nella storia recente l'autosufficienza nella bilancia alimentare con le esportazioni di cibi e bevande nazionali che hanno superato in valore le importazioni dall'estero. E' quanto emerge dallo studio della Coldiretti presentato al Salone Cibus 2021. Le esportazioni agroalimentari Made in Italy del primo semestre del 2021 hanno raggiunto il valore record di 24,81 miliardi facendo segnare +12% rispetto all'anno precedente superando le importazioni ferme a quota 22,95 miliardi. 

 

Un cambiamento senza precedenti realizzato sotto la spinta della "fame" di Made in Italy all'estero, nonostante le difficoltà determinate dalle chiusure della ristorazione in tutto il mondo, ma anche dalla scelta 'patriottica' nei consumi degli italiani che hanno privilegiato la qualità dei prodotti nazionali anche per sostenere l'economia ed il lavoro del Paese.

 

Nell'anno del Covid sono cresciuti del 7,6% gli acquisti di prodotti che riportano in etichetta un legame con il Belpaese, per un valore di oltre 8,4 miliardi di euro (secondo l'Osservatorio Nielsen Immagino). All'estero le vendite del Made in Italy sono sostenute soprattutto dai prodotti base della dieta mediterranea come il vino, la frutta e verdura, fresca e trasformata, che l'Italia produce in quantità' superiori al fabbisogno interno. Non mancano casi eclatanti di successo tra le new entry come il caviale Made in Italy le cui esportazioni sono addirittura triplicate nell'ultimo anno (+187%). 

 

A livello nazionale resta però da colmare il pesante deficit produttivo in molti settori importanti dalla carne al latte, dai cereali fino alle colture proteiche necessarie per l'alimentazione degli animali negli allevamenti. In Italia è infatti necessario potenziare la produzione per coprire il deficit del 64% del frumento tenero e del 40% per il frumento duro destinato alla produzione di pasta per il quale si è registrato un calo di autosufficienza in seguito alle massicce importazioni dal Canada. 

 

Per quanto riguarda il mais, fondamentale per l'alimentazione degli animali e per le grandi produzioni di formaggi e salumi Dop, l'Italia copre circa la metà' (53%) delle proprie necessità. Un trend negativo che riguarda anche la soia visto che si produce circa un terzo (31%) del fabbisogno interno, secondo dati Ismea. 

 

In Italia si munge nelle stalle nazionali il 75% del latte consumato e si produce il 55% del fabbisogno di carne con l'eccezione positiva per la carne di pollo e per le uova per le quali il Paese ha raggiunto l'autosufficienza e non ha bisogno delle importazioni dall'estero.

 

Con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali. Una situazione che ha fatto salire i prezzi dei prodotti alimentari a livello mondiale ai massimi da quasi 7 anni trainati dalle quotazioni dei cereali. La volatilità dei prezzi non solo penalizza i produttori agricoli, ma mette in difficoltà anche l'industria di trasformazione con l'andamento altalenante delle quotazioni che favorisce anche i fenomeni speculativi a danno di consumatori e produttori. 


"Per questo occorre cogliere le opportunità offerte dal Pnrr con la digitalizzazione delle aree rurali, recupero terreni abbandonati, foreste urbane per mitigare l'inquinamento in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l'acqua e produrre energia pulita, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori produttivi deficitari previsti nei progetti strategici elaborati dalla Coldiretti insieme a Filiera Italia per la crescita sostenibile a beneficio del sistema Paese" afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che "per sostenere il trend di crescita dell'enogastronomia Made in Italy serve però agire anche sui ritardi strutturali dell'Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo". Una mancanza che ogni anno - continua Prandini - rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di Pil per le minori opportunità' di export al quale si aggiunge il maggior costo della 'bolletta logistica' legata ai trasporti e alla movimentazione delle merci con un aggravio che si attesta sui 13 miliardi all'anno secondo il centro studi Divulga".

 

photo credits: La Stampa