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Prezzi del grano raddoppiati, il caro pasta preoccupa gli agricoltori

12
Gennaio 2022
Di Barbara Caracciolo
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Vi è capitato di notare un sensibile rincaro della pasta? Da settembre 2020 ad oggi, mediamente, il costo di un chilo di pasta è aumentato di circa 30 centesimi. Non poco. E la ragione è l’aumento dei costi delle materie prime, che tiene acceso l’allarme nel settore agricolo. Con l’inizio del 2022 in Italia sono arrivati quasi al raddoppio i prezzi delle semine per la produzione di grano destinato a pasta e pane per effetto di rincari di oltre il 50% del gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni. Ma ad aumentare sono pure i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti che arrivano anche a triplicare. 

Il monito arriva dalla Coldiretti, che ha diffuso questa mattina un’analisi sulle problematiche dell’intera filiera, dai campi all’industria fino agli scaffali. E il problema è che nonostante il rincaro, il grano duro italiano è pagato agli agricoltori nazionali meno di quello proveniente dall’estero che pesa per il 40% sulla produzione di pasta. La produzione importata in Italia, soprattutto dal Canada, è ottenuta peraltro con l’uso del diserbante chimico glifosato in preraccolta, vietato nel nostro paese. 

E la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi. Come spiega il noto imprenditore Vincenzo Divella oggi sul Giornale, si tratta di «un rincaro che non avremmo mai potuto ammortizzare da soli, basti pensare che per noi la semola rappresenta il 60% di tutto il costo di produzione della pasta. Con l’arrivo dell’autunno, poi, – aggiunge – ci si sono messi tutti gli altri aumenti dei costi: quello del cellophane è aumentato del 25%, il gas del 300%, l’elettricità anche. Per questo a gennaio abbiamo chiesto alla grande distribuzione altri 12 centesimi al chilo. Un aumento, questo, che dovrebbe diventare effettivo con il rinnovo degli ordini alla fine di questo mese». E aggiunge: «A dicembre gli stabilimenti produttivi si sono fermati per 15 giorni e nessuno ha comprato grano. Ma già ieri, alla borsa merci di Bari, la prima che si è riunita dopo il capodanno, c’è stato un aumento del 6%. I pastifici riaccendono i motori, e subito il prezzo del grano risale. E poi c’è un’altra cosa che mi preoccupa: basterà il grano nazionale, fino a giugno?».

Un’anomalia che ha spinto il record degli acquisti di pasta con grano 100% italiano, reso riconoscibile dall’obbligo di etichettatura di origine. Per fermare le speculazioni a livello internazionale e garantire la disponibilità del grano – spiega l’analisi – occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole e industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali. Ci sono le condizioni per incrementare la produzione di grano in Italia dove si raccolgono 3,8 milioni di tonnellate (-3% rispetto all’anno precedente) che fanno della Penisola il secondo produttore mondiale ma anche il principale importatore perché molte industrie anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale hanno preferito acquistare sul mercato internazionale approfittando delle basse quotazioni dell’ultimo decennio. 

«Ci sono quindi le condizioni per rispondere alle domanda di italianità dei consumatori e investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzioni di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy- ha commentato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza che deve spingere il paese a difendere la propria sovranità alimentare». 

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