Esteri

UE: prima strategia di difesa dello spazio e 22 priorità su capacità bellica

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Novembre 2023
Di Paolo Bozzacchi

Prima l’incontro col Segretario NATO Jens Stoltenberg e col direttivo dell’Agenzia europea per la Difesa, poi la storica approvazione della strategia UE spaziale di difesa. Infine l’indicazione delle 22 priorità di sviluppo delle capacità belliche in un documento che sarà la base per la pianificazione della difesa europea e di tutte le iniziative UE nel settore. Questi i risultati del Consiglio UE Affari Esteri (Difesa), che si è tenuto oggi a Bruxelles.

Sicurezza spaziale: al via la prima strategia UE
È ambiziosa la prima strategia Ue per la sicurezza spaziale. Anzitutto ribadisce che lo spazio è strategico e l’Unione Europea – in quanto potenza spaziale globale – deve affrontare le sfide di sicurezza attuali e future legate all’intensificarsi di comportamenti irresponsabili e ostili nel settore. Una risposta europea forte e formale, molto attesa dagli addetti ai lavori del settore. Il Consiglio UE ha proposto diverse azioni, tra cui quella di aumentare la comprensione delle minacce spaziali con un’analisi annuale classificata e con il rafforzamento dei servizi di intelligence militari e civili sulla sicurezza spaziale. Vanno migliorate sia la resilienza sia la protezione dei sistemi e dei servizi spaziali, anche attraverso la legge spaziale dell’Ue, che verrà proposta dalla Commissione europea nei prossimi mesi. Verrà rafforzato il Centro satellitare UE e saranno sviluppati servizi spaziali per uso governativo a livello UE, anche sulla base del progetto pilota su un nuovo servizio governativo di osservazione della Terra curato dall’Esecutivo europeo. Secondo il Consiglio le sfide nello spazio esterno dovranno essere affrontate attraverso la cooperazione e la collaborazione internazionale, includendo nuove forme di dialogo globale ancora da strutturare.

Cosa prevedono le 22 priorità
Le 22 priorità di sviluppo della capacità bellica riflettono le realtà militari osservate in Ucraina e puntano alla realizzazione di progetti europei concreti. Tra queste “l’ingaggio di precisione via terra, la difesa aerea e missilistica integrata, la guerra subacquea, la logistica sostenibile e agile, l’esercito coeso e ben addestrato”. Il contesto ucraino è cambiato e l’UE ne ha preso atto concretamente. Il documento sulle 22 priorità rivede di fatto il Piano di sviluppo delle capacità (CDP) e “riflette cambiamenti nel contesto strategico UE, gli orientamenti politici forniti dalla Bussola Strategica e gli insegnamenti tratti dalla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina”. Da questo arriveranno gli spunti per aggiornare gli strumenti di difesa europea, quali: il Fondo Europeo per la Difesa (FES) e la Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO). Le 22 priorità rappresenteranno anche la base per le pianificazioni nazionali.

Il punto di vista NATO sulla situazione sul campo
È “difficile” l’aggettivo usato da Stoltenberg per descrivere la situazione sul campo in Ucraina. La NATO ha ribadito all’UE che Kiev in questa fase ha bisogno di un “supporto sostenibile”. I combattimenti “continuano intensi”, il che rende secondo Stoltenberg ancora più importante mantenere e aumentare il “nostro sostegno all’Ucraina”. Continua l’impegno NATO per la strategia di difesa delle infrastrutture sottomarine critiche, soprattutto dopo il recente sabotaggio del gasdotto Nord Stream e l’incidente nel Mar Baltico, che ha visto il danneggiamento sia del gasdotto che di cavi Internet che collegano Finlandia ed Estonia. Sono stati “aumentati i pattugliamenti della zona con più aerei abilitati e anche con droni, ed è stata aumentata la condivisione delle informazioni e il lavoro con i partner”. Di fatto la NATO oggi è più presente sia nel Mar Baltico che in quello del Nord. “La NATO intende lavorare con il settore privato, per condividere meglio le informazioni e intensificare le azioni da intraprendere per proteggere le infrastrutture critiche. All’inizio di quest’anno è stata istituita una task force insieme alla Commissione Europea sulla resilienza, comprese le infrastrutture critiche”.

Il nodo munizioni UE a Kiev
Non si scioglie il nodo sulla produzione UE e l’invio delle promesse munizioni a Kiev. Il Ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha dichiarato che “l’Unione europea non sarà in grado di mantenere l’impegno di fornire un milione di proiettili all’Ucraina entro marzo 2024. Un milione non è raggiungibile, dobbiamo partire da questo dato di fatto”. Non la pensa così il Commissario UE al Mercato Interno, Thierry Breton, che precisa: “La capacità UE di produzione di missili e munizioni è aumentata del 20-30% da febbraio. L’obiettivo di produrre un milione di munizioni all’anno a partire da marzo sarà raggiunto. Adesso spetta agli Stati membri fare gli ordini e verificare che queste produzioni siano orientate alla priorità, che è l’Ucraina”. Poi Breton aggiunge: “Dobbiamo prepararci ad aumentare tutte le nostre capacità produttive dell’industria della Difesa, direi per tutti i settori messi insieme che devono affrontare questa nuova realtà. È in questo contesto che ho proposto di gettare le basi di una nuova strategia di Difesa europea per aumentare le nostre capacità”. Chiude il cerchio l’Alto Commissario per la Politica Estera UE Josep Borrell: “Faremo uno scrutinio su a che punto sono gli Stati membri, non abbiamo le munizioni qui a Bruxelles e bisogna mobilitare le scorte degli eserciti europei. Il primo pilastro del piano munizioni per l’Ucraina è già terminato e siamo dove pensavamo di essere, con la consegna di oltre 300mila munizioni. Ora dalle scorte degli eserciti è difficile ottenere di più, dipende dalla produzione e la produzione dipende dai contratti. I contratti a loro volta dipendono dal raggruppamento e dalla solidità finanziaria della difesa. Quindi è un’interazione tra l’industria e gli Stati membri. Il 40% della produzione è stato esportato in altri Paesi. Quindi non c’è mancanza di capacità produttiva, perché spediscono i loro prodotti ad altri mercati. Quindi quello che forse dobbiamo fare è provare a spostare questa produzione su quella prioritaria, che è quella ucraina. Si tratta quindi di garantire questi dialoghi tra rami politico e industriale”.