Esteri

Ucraina-Ue: Vertice a Kiev, regali tanti, ma il matrimonio può attendere

03
Febbraio 2023
Di Giampiero Gramaglia

C’è la sostanza. E c’è l’apparenza. Non sempre coincidono. L’apparenza, oggi, a Kiev, è quella d’una grande solidarietà dell’Ue con l’Ucraina. La sostanza è quella di un’enorme quantità di aiuti, finanziari e militari, ma anche di una grande cautela nell’Ue nell’accelerare il processo di adesione dell’Ucraina, cui è già stato riconosciuto – in tempi record – lo statuto di Paese candidato.

Due giorni di salamelecchi diplomatici a Kiev certificano fin dove l’Ue è già andata – molto in là -ed è ancora disposta a spingersi in termini di sostegno e appoggio, ma pure la prudenza nell’impegnarsi su tempi e modi di un futuro ingresso. L’orizzonte dei negoziati, in corso da anni, per l’adesione dei sei Paesi dei Balcani, Serbia, Montenegro, Bosnia, Macedonia, Albania e Kosovo, è il 2030.

Dagli Usa, segnali contraddittori, diplomatici e militari
Intanto, dagli Stati Uniti vengono segnali contraddittori: Il Pentagono non crede che l’Ucraina possa ‘liberare’ i suoi territori occupati dalla Russia e, tanto meno, riprendersi la Crimea “in tempi brevi”: l’indicazione è contenuta in un rapporto fornito, in forma riservata, ai deputati di una Commissione della Camera e di cui dà notizia Politico.com.

Si conferma, così, la diffidenza già espressa dal capo di Stato Maggiore Usa, generale Mark Milley, sulla capacità dell’Ucraina di vincere la guerra sul terreno, riacquisendo l’integrità territoriale, prima di intavolare trattative con la Russia.

Secondo fonti di stampa, il capo della Cia William Burns avrebbe offerto alla Russia un quinto dell’Ucraina – circa le dimensioni del Donbass – per porre fine alla guerra, in un piano di pace elaborato per conto del presidente Usa Joe Biden. Per la Casa Bianca, la notizia “non è accurata”; fonti della Cia la bollano come “totalmente falsa”. La riporta Newsweek, che riprende il quotidiano di Zurigo Neue Zürcher Zeitung.

Kiev e Mosca, secondo il NZZ, avrebbero respinto la proposta: l’Ucraina “non è disposta a dividere il proprio territorio”; i russi sono convinti che “alla lunga vinceranno la guerra”. Solo dopo il no, l’Amministrazione Biden si sarebbe decisa a fornire a Kiev carri armati Abrams.

Dalla Russia, memorie storiche e nazionalismo anti-occidentale
Da Mosca il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Serguiei Lavrov battono tasti consueti e inquietanti: “La Russia ha i mezzi per rispondere a coloro che la minacciano – dice Putin – …, ha fiducia in sé, nel fatto di essere nel giusto e nella vittoria”. Il presidente, a Volgograd celebra l’80.o anniversario della vittoria di Stalingrado sui nazisti e lo attualizza: “Vediamo che l’ideologia del nazismo … sta di nuovo creando minacce dirette alla sicurezza del nostro Paese”.

Lavrov insiste che “Mosca è disponibile alla pace”, ma rileva che l’Occidente, dando armi a Kiev, “non permette il dialogo”; ed esprime, inoltre, la convinzione che, con le armi, l’Occidente fornirà all’Ucraina anche militari, “perché è impossibile per gli ucraini addestrarsi al loro uso in due o tre mesi”. Il ministro immagina “gruppi di combattimento”, costituiti da militari regolari, “congedati dai loro eserciti e registrati come mercenari”.

Due giorni di balletti europei a Kiev
Giovedì e venerdì, Kiev ha visto un intreccio di incontri europei. Giovedì, 16 commissari europei su 27 hanno dialogato con il governo ucraino; oggi, i presidenti della Commissione e del Consiglio europei, Ursula von der Leyen e Charles Michel, hanno discusso con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Gli esponenti europei sono giunti pronti a dichiarazioni magniloquenti, ma attenti a non vincolarsi sui tempi di adesione dell’Ucraina nell’Unione: Kiev voleva un impegno a bruciare le tappe, ma non l’ha ottenuto. Una volta finita la guerra, le procedure di adesione andranno avanti coi loro ritmi, alle calende greche: il sottobosco di corruzione emerso negli ultimi giorni nelle istituzioni ucraine conferma e rafforza le diffidenze europee.

In compenso, per mostrarsi consapevoli della drammaticità della situazione, i commissari europei sono giunti a Kiev senza valigie ma con zaini e dopo avere individuato un loro vice-presidente, l’olandese Frans Timmermans, rimasto a casa, come ‘designated survivor’ in eventualità estreme – una decisione che scimmiotta quanto fanno le Amministrazioni statunitensi, la sera del discorso sullo stato dell’Unione -.

Se ci fosse bisogno di accentuare l’ansia e l’angoscia, le sirene dell’allarme aereo suonano a Kiev durante la kermesse europea. E UvdL, con un tocco di praticità, promette agli ucraini con acqua ed elettricità a singhiozzo 35 milioni di lampadine led.

Consapevole, e magari un po’ deluso, dei limiti del sostegno europeo, rispetto alle sue attese, Zelensky si limita ad auspici realistici: invita l’Ue ad adottare “rapidamente” nuove sanzioni contro la Russia, a quasi un anno dall’inizio dell’invasione russa. “Vediamo che il ritmo delle sanzioni s’è un po’ rallentato”; quanto prima ce ne saranno di nuove, “tanto più vicini saremo a sconfiggere l’aggressione russa”.

Detto fatto. UvdL annuncia che l’Ue vuole imporre nuove sanzioni alla Russia entro il 24 febbraio, anniversario dell’invasione. E, giovedì, il Consiglio dei Ministri dell’Ue ha varato il 7imo pacchetto d’aiuti militari all’Ucraina del valore di 500 milioni di euro nel quadro dell’Epf (il Fondo europeo per la pace), oltre che un ulteriore pacchetto del valore di 45 milioni di euro a sostegno degli sforzi di formazione della missione di assistenza militare dell’Ue in Ucraina. Il contributo totale dell’Ue nell’ambito dell’Epf sale a 3,6 miliardi di euro.

Il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, anch’egli a Kiev, ‘twitta’ che l’Ue addestrerà altri 15.000 soldati ucraini, portando il numero totale dei militari addestrati a 30.000, e fornirà 25 milioni di euro per sostenere lo sminamento nelle aree a rischio: “La protezione dei civili e dei loro mezzi di sostentamento è una priorità”.

Il resto è più vago. Zelensky auspica che il 2023 “segni il momento in cui non ci saranno più ostacoli all’avvio dei negoziati sull’adesione dell’Ucraina all’Ue. L’Ucraina farà la sua parte: deve farla e la farà”. E annuncia la creazione di un piano nazionale per avvicinare la legislazione ucraina a quella europea.

UvdL assicura il sostegno dell’Ue all’Ucraina. Zelensky afferma che “la Russia sta concentrando le sue forze” in vista di una nuova offensiva; “vuole vendicarsi non solo dell’Ucraina, ma anche dell’Europa libera”. “Il sogno di un’Europa pacifica può essere realizzato solo con l’Ucraina e solo sconfiggendo la Russia e la sua aggressione”

Speranze di pace e tracolli di democrazia
Lontano da Kiev, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani esprime l’auspicio che «si arrivi entro il 2023 a un tavolo di pace», anche se «non va sottovalutato il rischio di escalation e peggioramento della situazione militare». Per Tajani, «dobbiamo fare di tutto perché non si chiuda la porta del dialogo e dobbiamo sostenere tutti coloro che cercano di fare sedere al tavolo Putin e Zelensky», come la Turchia e il Vaticano. Un primo passo potrebbe essere «creare una zona franca attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia», la più grande d’Europa, nel cuore dei combattimenti.

Vittima collaterale del conflitto, oltre alla verità, è la democrazia. La Russia scende nella classifica della democrazia nel mondo, passando dal 124o al 146o posto, con un punteggio di 2,28 su 10: lo dice il rapporto annuale dell’Economist ‘Democracy Index’. Mosca registra la peggiore performance fra tutti i 165 Paesi esaminati, perdendo 0,96 punti rispetto al voto di 3,24 ottenuto nel 2021. Anche l’Ucraina non migliora: scende di un posto all’87esimo, con 5,42 punti.

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