Esteri
Riarmo nucleare USA-Russia: il brutto segnale del mancato rinnovo del New START
Di Paolo Bozzacchi
Escalation globale armi nucleari. Questo il rischio concreto dell’effetto mondiale del mancato rinnovo del Trattato New Start tra USA e Russia, in scadenza domani. Ad oggi è in stallo persino il negoziato «di sostituzione». Così Washington e Mosca, che detengono circa il 90% delle testate mondiali, rischiano di trovarsi per la prima volta dagli Anni ‘70 senza limiti concordati e senza ispezioni sul terreno. Nel 1986 le testate negli arsenali mondiali erano oltre 70mila. Grazie al New START oggi sono 12500. Il mancato rinnovo dell’accordo lancia al mondo un preoccupante messaggio politico. La stagione del controllo reciproco degli armamenti già erosa da sospensioni, accuse reciproche e soprattutto dallo stop con l’invasione russa dell’Ucraina, puo’ già domani diventare un ricordo, proprio mentre la deterrenza torna ad essere trattata come un linguaggio «normale» della competizione tra potenze. Di questo sembra più preoccupata Mosca che Washington. «Il mondo si troverà in una situazione più pericolosa di prima», ha spiegato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov. «Se scade scade, vuol dire che ne faremo uno migliore», la promessa di Trump.
L’appello di Papa Leone
Il Pontefice è seriamente preoccupato: «Nel rinnovare l’incoraggiamento ad ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo e della fiducia reciproca rivolgo un pressante invito a non lasciar cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto ed efficace. Un seguito necessario perché il futuro del mondo non sia segnato dalla corsa al riarmo e da una pace sempre più lontana che invece resta il patrimonio di tutti. E’ quanto mai urgente sostituire la logica della paura e della diffidenza con un’etica condivisa capace di orientare le scelte verso il bene comune e di rendere la pace un patrimonio custodito da tutti».
La geografia mondiale delle armi nucleari
Oltre a Stati Uniti e Russia, le possiedono Israele, Cina, India, Pakistan, Regno Unito e Francia. Catene di comando e culture strategiche molto diverse tra loro. Il che non facilita il dialogo. In termini di espansione degli arsenali e ammodernamento tra queste spicca la Cina. Dal 2020 Pechino ha più che raddoppiato il suo arsenale, dotandosi di 600 testate nucleari destinate a diventare 1000 nel 2035. India e Pakistan per ragioni locali stanno proseguendo nei loro piani di sviluppo, la Corea del nord continua a consolidare capacità e postura. Le potenze europee stanno investendo su rinnovamento e credibilità della forza all’interno del quadro NATO, tornato particolarmente deterrente rispetto alla Russia. L’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI) parla di «nuova corsa» in un sistema di controllo degli armamenti indebolito.
I Paesi in cui l’idea stuzzica
Cioè la cosiddetta fascia grigia dei Paesi in cui se ne parla. Chi per ambizione, chi per paura. L’Iran è il caso più emblematico: ufficialmente non è una potenza nucleare militare, ma i livelli di arricchimento e le difficoltà di verifica alimentano il dibattito su quanto manchi alla capacità locale di break out. Poi c’è l’Arabia Saudita, nella logica di un bilanciamento regionale rispetto a Teheran e Tel Aviv. Con le stesse motivazioni di Germania, Corea del Sud e Giappone. L’Unione Europea tiene insieme due linee strategiche. Da un lato ritiene centrale il quadro NPT (Trattato di non proliferazione, disarmo e uso pacifico), dall’altro si appoggia alla NATO impegnata in una deterrenza nucleare considerata fattore strategico continentale. In agenda c’è la Conferenza del riesame 2026, nella quale la parola disarmo è costretta a camminare indossando un giubbotto antiproiettile, quello della credibilità militare.
E l’Italia?
Roma viaggia nel solco euro-atlantico: pieno sostegno allo NPT e al ruolo dell’AIEA, privilegiando il multilateralismo e la non proliferazione, ma senza strappi rispetto alla deterrenza NATO. Siamo il Paese ospitante nella nuclear sharing dell’Agenzia (bombe B61 americane in basi italiane secondo stime aperte). Senza aderire al Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPNW), giudicato incompatibile con gli impegni NATO.
La scadenza e il mancato rinnovo del New Start non è perciò un episodio: è purtroppo un acceleratore di un processo. Riduce la trasparenza e aumenta la tentazione di mostrare i muscoli. E potrebbe moltiplicare le crisi in cui la minaccia nucleare rappresenta strumento di pressioni.





