Esteri

Minaccia Houthi: i Sauditi avevano ragione

05
Marzo 2024
Di Paolo Bozzacchi

Sulla portata della minaccia degli Houthi avevano ragione i Sauditi. Che per anni li hanno contenuti in Yemen, guidando la Coalizione ONU chiamata a gestire il rovesciamento del locale governo legittimo datato 2015. L’Arabia Saudita ha avvertito negli anni a più riprese gli Stati Uniti e l’Unione Europea del potenziale livello di pericolosità del gruppo terroristico finanziato dall’Iran, senza essere abbastanza ascoltata. Il governo Meloni ha invertito questa tendenza, avviando un dialogo costante e proficuo con i Sauditi che sta dando frutti interessanti.

I danni provocati dagli Houthi
Gli attacchi dei miliziani finanziati dall’Iran “hanno compromesso la regolarità dei rifornimenti delle merci con un aumento dei costi che ha effetti negativi sul sistema dei trasporti e sul commercio internazionale delle aziende italiane”. Così il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, riferendo oggi alla Camera dei Deputati. “Siamo un Paese che vive di esportazioni”, ha ricordato “che rappresentano il 40% del nostro PIL. Da Suez passa il 40% dell’interscambio commerciale marittimo dell’Italia. Il costo del nolo marittimo è aumentato dell’85% tra gennaio 2023 e gennaio 2024, e del 25% nella sola settimana tra il 4 e l’11 gennaio 2024. Siamo di fronte a un aumento incredibile dei tempi di navigazione”.

Gli attacchi ai cavi sottomarini 
Proprio ieri la CNN ha riportato che i danni provocati dagli Houthi ai cavi sottomarini di grande profondità nel Mar Rosso stanno interrompendo le reti di telecomunicazioni globali. Già colpito circa il 25% del traffico dati tra Asia, Europa e Medio Oriente. Tanto che gli operatori del settore stanno reindirizzando il traffico per ridurre al minimo i disagi ai clienti. La notizia conferma il livello delle forniture tecnologiche a disposizione dei ribelli. E la preoccupazione è confermata dal Capo di Stato Maggiore della Marina, Enrico Credendino: “Adesso la priorità è proteggere i cavi sottomarini”. 

L’attentato ignorato durante il Gran Premio di Formula 1 di Gedda
Nel marzo del 2022 durante le prove libere del Gran Premio di Formula 1 di Gedda in Arabia Saudita gli Houthi avevano colpito con droni uno degli stabilimenti di Saudi Aramco, situato a pochi chilometri dalla corsa automobilistica. Tanto che Max Verstappen (pilota Red Bull) aveva persino comunicato via radio alla squadra: “Sento odore di bruciato, viene dalla mia macchina?”. I richiami sauditi alla comunità internazionale sulla gravità dell’accaduto nel mezzo di un evento sportivo internazionale di altissimo livello sono rimasti evidentemente inascoltati.

Il caso Caio Duilio
A più di 5 mesi dal riaccendersi della minaccia degli Houthi alla libertà di navigazione di persone e merci nel Mar Rosso, la comunità internazionale si è solo di recente resa conto del pericolo e si sta organizzando per reagire. L’Italia è rimasta scossa dalla notizia dell’abbattimento di un drone degli Houthi lanciato dalla terraferma dello Yemen alla cacciatorpediniere lanciamissili “Caio Duilio”. La distruzione del drone ha aperto una nuova fase del conflitto locale, perché i marinai italiani hanno utilizzato artiglieria tradizionale invece dei missili superficie-aria ASTER in dotazione. L’opzione artiglieria tradizionale comporta costi molto più contenuti ed efficacia maggiore. “Difesa online” quantifica in appena tre secondi il tempo di abbattimento del drone. 

La missione Aspides
Nel giorno del via libera del Parlamento italiano alla missione militare europea “Aspides” che durerà un anno, avrà guida italiana e costerà circa 40 milioni di euro, l’obiettivo dichiarato è proteggere le navi civili dagli attacchi Houthi provenienti dalla terraferma, che si stanno moltiplicando. Intanto giunge la notizia da MSC (azienda svizzera) che il mercantile “Sky2” ieri è stato attaccato con due missili balistici dagli Houthi nei pressi di Aden. A riprova che i ribelli non fanno più nessun tipo di selezione dei bersagli.

Sorge il dubbio legittimo che diversi importanti attori internazionali abbiano sottovalutato dal 2015 la portata della crisi in Yemen e le potenzialità belliche degli Houthi. E gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.

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